Cassazione Penale, Sentenza n. 6251/2022 del 22/02/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione articolato in quattro motivi: (1) violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza per la derubricazione del reato rispetto al capo di imputazione originario (art. 12 T.U. immigrazione, commi 1 e 3 vs comma 5), con pregiudizio al contraddittorio e alla difesa; (2) inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dai cittadini extracomunitari acquisite nel fascicolo dibattimentale (art. 63, comma 2, cod. proc. pen.) e delle deposizioni degli agenti di polizia giudiziaria (Montano e Annovazzi) che riporterebbero, de relato, le dichiarazioni dei terzi (art. 195, comma 4, cod. proc. pen.); (3) vizio di motivazione e errata valutazione delle prove in ordine alla configurabilità oggettiva e soggettiva dei reati ritenuti; (4) censura sull'applicazione dell'aggravante per avere commesso i fatti in concorso, favorendo la permanenza di almeno cinque stranieri, e sulla quantificazione della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato e ha valorizzato, come assorbente, il secondo motivo nella parte relativa all'utilizzabilità delle deposizioni de relato degli agenti Montano e Annovazzi: tale elemento probatorio è decisivo e non è chiaro se le loro dichiarazioni costituiscano testimonianza surrogatoria dei proprietari (soggetta al divieto di testimonianza indiretta ex art.195, comma 4, cpp) o solo resoconto illustrativo delle indagini. In ragione di ciò la Corte ha quindi dichiarato, ai sensi dell'art.129, comma 1, cod. proc. pen., l'intervenuta prescrizione dei reati per decorso del termine massimo di sette anni e sei mesi previsto dagli artt.157 e 160 cod. pen. (ultima condotta 13/01/2014, senza cause di sospensione), e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché i reati sono estinti per prescrizione.
Norme richiamate
art. 12 T.U. immigrazione
Riferimento alla diversa qualificazione del reato contestato (commi 1 e 3 in iniziale imputazione vs comma 5 nella condanna); la questione riguarda l'esatta fattispecie prevista dal T.U. immigrazione e la necessità che l'imputazione e la sentenza siano coerenti per consentire il pieno esercizio del contraddittorio.
art. 63, comma 2, cod. proc. pen.
Utilizzato dal ricorrente per sostenere l'inutilizzabilità di talune dichiarazioni acquisite; nel provvedimento la rilevanza di questa censura è stata collegata al problema più ampio dell'utilizzabilità delle dichiarazioni raccolte fuori dibattimento.
art. 195, comma 4, cod. proc. pen.
Norma che vieta la testimonianza indiretta degli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria su fatti di cui sono venuti a conoscenza nell'esercizio delle loro funzioni; la Corte ha ritenuto centrale stabilire se le deposizioni degli agenti fossero testimonianze surrogate (inutilizzabili) o meri resoconti illustrativi delle indagini (ammissibili).
art. 129, comma 1, cod. proc. pen.
Norma che permette alla Corte di Cassazione di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione e di annullare senza rinvio quando la causa di estinzione è intervenuta; così è stato applicato nel caso per chiudere il procedimento in ragione della prescrizione.
artt. 157 e 160 cod. pen.
Determinano i termini di prescrizione: la Corte ha calcolato il termine massimo di sette anni e sei mesi ai sensi di tali articoli, ritenendo estinti i reati per decorso dei termini senza cause di sospensione.
Cass., Sez. 1, n. 13734 del 25/02/2020 (Kannodiallo)
Giurisprudenza richiamata a supporto del principio che occorre distinguere fra deposizioni degli agenti che costituiscono testimonianza indiretta (proibita) e dichiarazioni degli agenti che invece servono a illustrare lo svolgimento delle indagini e la coerenza degli elementi probatori (ammissibili).
Massime di principio
- Quando prove decisive consistono in deposizioni di agenti che riferiscono dichiarazioni di terzi, occorre verificare se tali deposizioni sostituiscono la testimonianza diretta dei terzi (testimonianza 'surrogatoria') — nel qual caso sono inammissibili ex art.195(4) cpp — oppure se svolgono funzione meramente illustrativa delle indagini; la qualificazione può compromettere l'intero accertamento probatorio.
- Se l'utilizzabilità di elementi probatori fondamentali è incerta o vietata, il giudice di legittimità può non decidere nel merito ma accertare effetti processuali sopravvenuti, come la prescrizione, portando all'annullamento senza rinvio.
- In caso di derubricazione o diversa qualificazione del reato rispetto all'imputazione originaria, è necessario garantire il pieno diritto di difesa e il contraddittorio: cambiamenti sostanziali nella fattispecie richiedono che l'imputato possa confrontarsi compiutamente con i nuovi addebiti.
- Il calcolo dei termini di prescrizione richiede attenzione alle eventuali cause di sospensione o interruzione (atti processuali, richieste di rinvio, ecc.): l'assenza di tali cause può determinare l'estinzione del reato anche dopo conferma di responsabilità nei gradi precedenti.
- Difesa strategica: contestare l'utilizzabilità delle prove de relato e richiedere chiarimenti sulla loro funzione probatoria può essere decisivo; allo stesso tempo, calcolare e verificare tempestivamente la prescrizione può portare a un risultato favorevole anche quando il merito resta controverso.
- Per l'accusa e il giudice di merito: quando si fonda una condanna su riscontri investigativi che passano attraverso terzi (es. proprietari che negano locazioni), occorre assicurare l'assunzione diretta di quelle prove ove possibile, per evitare che la prova venga invalida per testimonianza indiretta.
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