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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33536/2025 del 10/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Salerno che aveva riformato parte della pronuncia di primo grado: erano stati esclusi (assolto perché il fatto non sussiste) i reati relativi allo sversamento e all'alterazione del suolo/beni pubblici con riguardo agli impianti (art. 674 c.p. e art. 181-bis d.lgs. n. 42/2004), mentre era stata rideterminata la pena per il delitto di omissione di atti d'ufficio (art. 328 c.p.) relativo al mancato intervento del Sindaco per la depurazione delle acque reflue. Il ricorrente deduceva: (i) erronea ricostruzione delle competenze e obblighi, sostenendo che la gestione e l'obbligo di adeguamento spetti all'ente gestore CONSAC / Ente idrico (ATO/Autorità d'ambito) e non al Comune, specie per un piccolo Comune come Ascea; (ii) carenza di prova del danno o del pericolo per il suolo e inattendibilità delle analisi tecniche; (iii) insufficiente prova del dolo/consapevolezza dell'imputato circa il malfunzionamento e dell'elemento soggettivo, posto che ordinanze poi annullate dimostrerebbero la mancanza di comunicazione delle analisi al Sindaco. Ha dedotto profili di violazione di norme regionali e del d.lgs. n. 152/2006 nonché vizi di motivazione circa l'obbligo di adozione di provvedimenti straordinari.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla verifica della motivazione ma ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per estinzione del reato a causa della prescrizione. I Giudici di legittimità hanno rilevato: (i) incertezze nella sentenza di merito circa la precisazione del contenuto e del momento del 'rifiuto' di atti d'ufficio e sulle ragioni di indifferibilità dell'intervento; (ii) tuttavia, dalle stesse decisioni di merito emergeva che l'imputato era a conoscenza del disservizio del depuratore di Catona sin dal 2015 e che avrebbe dovuto attivarsi allora; (iii) poiché il reato di omissione di atti d'ufficio è reato istantaneo e si è consumato al più tardi nel 2015, il termine di prescrizione (al massimo 7 anni e mezzo per il fatto con pena sotto i 6 anni) si è ormai estinto; tenuto conto anche di 60 giorni di sospensione per impedimento del difensore, il reato è prescritto. Conseguenza: annullamento senza rinvio per prescrizione e dunque estinzione del reato contestato per intervenuta prescrizione.

Norme richiamate

  • art. 328 cod. pen.

    Il reato di omissione di atti d'ufficio è qualificato dalla Corte come reato istantaneo: si consuma nel momento del rifiuto (espresso o implicito) dell'atto dovuto; ciò è decisivo per il computo della prescrizione.

  • art. 674 cod. pen.

    Norma richiamata in relazione allo sversamento di acque torbide e maleodoranti nel suolo; la Corte d'appello aveva assolto per insussistenza del pericolo, decisione non direttamente riformata in Cassazione.

  • art. 181-bis d.lgs. n. 42 del 2004

    Norma relativa alla tutela dei beni pubblici protetti; collegata alle contestazioni sul degrado/alterazione del suolo per illecito sversamento, dalla quale la Corte d'appello aveva assolto l'imputato.

  • d.lgs. n. 152 del 2006 (norme ambientali)

    Riferimento normativo di settore sulla gestione delle acque reflue e limiti di emissione; la difesa invocava la disciplina e le soglie applicabili (es. soglia di popolazione servita per l'applicazione di specifiche tabelle di emissione).

  • d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL), artt. 50, 54, 107

    Norme comunali-organizzative richiamate nella discussione su competenze e poteri del Sindaco; la questione pratica era se e in quale misura il Comune avesse specifici doveri inderogabili di intervento.

  • norme regionali e disposizioni di ambito (es. legge regionale n.14/1990; n.17/1997; n.15/2015)

    Riferimenti richiamati dal ricorrente per sostenere la gestione sovracomunale del servizio idrico integrato (ATO/Autorità d'ambito) e lo spostamento degli obblighi gestionali dall'ente comunale all'ente gestore/consorzio.

Massime di principio

  • Verificare sempre se l'obbligo di intervento residui in capo al Comune o sia trasferito all'ente gestore (autorità d'ambito/consorzio/ente idrico): l'esistenza di una convenzione non è sufficiente se non vi è effettiva 'presa in carico' dell'impianto.
  • Distinguere i reati istantanei da quelli di durata: per omissione di atti d'ufficio (art. 328 c.p.) il momento consumativo è l'istante del rifiuto (espresso o implicito) e ciò è cruciale per il calcolo della prescrizione.
  • Per integrare il reato di rifiuto di atti d'ufficio occorre ricostruire con precisione la condotta omissiva e dimostrare la volontà di non adempiere (anche l'inerzia può costituire rifiuto implicito, ma servono elementi fattuali concreti e sintomatici di volontà impeditiva).
  • In materia ambientale è necessario il corretto rispetto delle norme tecniche per le analisi: la inattendibilità delle prove tecniche può incidere sulla prova del danno o del pericolo e sulla configurabilità dei reati ambientali.
  • I poteri di ordinanza contingibile e urgente del Sindaco sono strumenti limitati: non sempre sono idonei a rimuovere problemi strutturali o a fornire soluzioni durature per guasti complessi agli impianti di depurazione.
  • Nel valutare azioni giudiziarie o difensive, documentare con chiarezza le comunicazioni tra Comune e gestore (solleciti, rifiuti di presa in carico, convenzioni) e le date di conoscenza dei fatti, perché influenzano sia la responsabilità che il decorso della prescrizione.
  • La soglia di applicazione di limiti tabellari o regole tecniche può dipendere dalla popolazione equivalente servita: per piccoli agglomerati alcune tabelle o limiti specifici possono non trovare applicazione automatica.

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