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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35794/2024 del 24/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza che li aveva ritenuti responsabili, in concorso, di: capo B) favoreggiamento della permanenza illegale di stranieri (art.12, comma 5 d.lgs. 286/1998) mediante predisposizione e invio di documentazione falsa (falsi indirizzi, aperture di partite IVA per attività inesistenti, false dichiarazioni dei redditi) per ottenere o rinnovare permessi di soggiorno; capo D) accesso/uso abusivo delle credenziali e inserimento di dati falsi nei sistemi informatici dell'Agenzia delle Entrate (art.615-ter cod. pen.); contestavano la sussistenza dell'elemento soggettivo e la qualificazione penale delle condotte (per alcuni stranieri, es.: ingresso regolare con visto turistico), la portata dell'autorizzazione all'uso delle credenziali (Graticoli) e il trattamento sanzionatorio (richiesta di prevalenza delle attenuanti e sospensione condizionale della pena).

La decisione

La Cassazione ha respinto i ricorsi di Maher Ibrahim Ahmed Dabbour e Adam Dabbour (ritenuti inammissibili o infondati nella sostanza): è stata confermata la qualificazione dei fatti ai sensi dell'art.12, comma 5 d.lgs. 286/1998 e dell'art.615-ter cod. pen., e sono state mantenute le statuizioni sanzionatorie (pena rideterminata in appello: 1 anno e 9 mesi di reclusione e 5.000 euro di multa ciascuno; condanna al pagamento delle spese). Invece, il ricorso di Claudio Graticoli è stato accolto in parte: la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello fosse carente in relazione alla prova dell'elemento soggettivo in capo a Graticoli e ha annullato la sentenza nei suoi confronti con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio; il resto del ricorso è invece respinto.

Norme richiamate

  • art. 12, comma 5, d.lgs. 286/1998

    Integra il reato il comportamento di chi, dietro remunerazione, precostituisca e trasmetta falsa documentazione (es. fittizi rapporti di lavoro, residenze, partite IVA) al fine di consentire il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno; rileva la finalità di favorire la permanenza anche se l'ingresso fu formalmente regolare.

  • art. 615-ter cod. pen. (commi 1 e 3)

    L'accesso o la permanenza nel sistema informatico è abusiva non solo quando il soggetto non ha qualunque autorizzazione, ma anche quando, pur essendo abilitato, viola i limiti oggettivi dell'accesso stabiliti dal titolare del sistema (Sezioni Unite Casani). L'utilizzo delle credenziali per finalità diverse da quelle consentite può integrare il reato.

  • art. 416 cod. pen.

    Rilevata l'assenza di elementi probatori per l'associazione di stampo criminoso strutturata tra gli imputati (capo A): dichiarata l'insussistenza dell'ipotesi associativa nei fatti valutati.

  • artt. 110, 81, 61 n.2, cod. pen.

    Norme sulla concorso di persone nel reato e sull'aggravante e determinazione della pena; applicate nel giudizio di merito per la quantificazione e comparazione delle circostanze.

  • art. 69 cod. pen.

    Regola il giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti e attenuanti: è esercizio discrezionale del giudice di merito scegliere equivalenza o prevalenza, sindacabile in Cassazione solo per vizio logico o carenza motivazionale.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la sospensione condizionale della pena: il giudice di merito può limitarsi ad indicare gli elementi ritenuti ostativi; la valutazione prognostica è discrezionale.

  • Sez. Un. "Casani" (sentenza Sez. Un.), 27/10/2011 (principio giurisprudenziale)

    Stabilisce che l'abuso di accesso non deve essere valutato solo in base alle finalità soggettive: anche il soggetto autorizzato può commettere accesso abusivo se viola i limiti oggettivi posti dal titolare (prassi, istruzioni, compiti assegnati).

  • Giurisprudenza di legittimità richiamata (es. Sez. 1 n.12748/2019, Sez. V sent. Zara, Sez. 5 Romano ecc.)

    Conferma i principi applicati: il profitto percepito per la predisposizione di documentazione falsa è illecito; l'accesso autorizzato ma utilizzato fuori dai limiti può integrare l'art.615-ter; esistono precedenti che orientano la qualificazione e la valutazione probatoria.

Massime di principio

  • La predisposizione e l'invio telematico di documenti contenenti dati non veritieri finalizzati al rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno integra il reato previsto dall'art.12, comma 5 d.lgs. 286/1998 anche quando l'ingresso dello straniero sia stato formalmente regolare; conta la finalità di favorire la permanenza.
  • L'utilizzo di credenziali di accesso a sistemi pubblici non esclude automaticamente il reato di accesso abusivo: se il titolare dell'accesso viola i limiti oggettivi imposti dal regolamento, dalle prassi o dal titolare del sistema, l'accesso può essere qualificato come abusivo ai sensi dell'art.615-ter.
  • La mera esecuzione materiale di inserimenti informatici "su mandato" non esclude la responsabilità se sussistono elementi che dimostrino consapevolezza o violazione dei limiti d'uso delle credenziali; tuttavia la valutazione dell'elemento soggettivo (dolo) richiede motivazione adeguata e non congetture.
  • Le questioni attinenti al trattamento sanzionatorio (concessione di attenuanti e sospensione condizionale) sono valutazioni discrezionali del giudice di merito: la Cassazione sindaca solo la presenza di illogicità o carenza motivazionale.
  • In presenza di dubbi sulla sussistenza dell'elemento psicologico o di lacune motivazionali rispetto alla partecipazione di un imputato, la Corte di legittimità può annullare con rinvio per consentire una nuova valutazione approfondita (necessità di motivazione puntuale sulla consapevolezza e sul ruolo concreto).

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