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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20245/2022 del 25/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che aveva confermato la condanna (2 mesi di arresto e 31.300,00 euro di ammenda) per opere abusive realizzate su suolo demaniale: si deducevano errori di diritto sull'applicazione della continuazione (art. 81, cpv., c.p.) e mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131‑bis c.p.), la qualificazione dell'intervento come "mere migliorie" e variante entro soglia di tolleranza (2%), la prescrizione dei reati e il travisamento della prova (testimonianze e fotografie), nonché la pretesa illegittimità dell'ingiunzione di demolizione che pregiudicherebbe parti legittime.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorrente non avesse interesse a censurare l'applicazione della continuazione (istituto favorevole), che le questioni relative alla causa di non punibilità e ad eventuali difficoltà di demolizione non erano state sollevate in appello e quindi non potevano essere rilevate d'ufficio in Cassazione, e che il ricorrente non ha prodotto né trascritto nel ricorso gli atti e le prove che avrebbe dovuto indicare per dimostrare il travisamento. La sentenza di appello è stata considerata coerente con gli elementi probatori (sopralluogo del 14/12/2017, assenza del manufatto nei controlli precedenti, presenza e uso dell'opera per l'esercizio commerciale "Bar ristorante Nettuno" su suolo demaniale). Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di €3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen. (continuazione)

    La continuazione, essendo favorevole al ricorrente (esclude il cumulo materiale delle pene), non è un motivo che possa giovare all'impugnante in Cassazione se non chiaramente dedotto; la contestazione dell'art. 81 è in realtà riconducibile a una censura sulla sussistenza dei reati che non è stata adeguatamente specificata.

  • art. 131‑bis cod. pen. (non punibilità per particolare tenuità del fatto)

    La causa di non punibilità non è stata valutabile in Cassazione poiché non dedotta in appello; inoltre la Corte ha ritenuto che le dimensioni e la pluralità delle violazioni, insieme a precedenti specifici, ostavano all'applicazione d'ufficio di tale causa.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    art. 606, lett. b), cod. proc. pen.

    Motivo invocato per censurare la motivazione e l'erronea applicazione di norme; la Cassazione richiede però che le censure siano specifiche e l'odierno ricorso è risultato autosufficientemente carente.

  • d.P.R. n. 380 del 2001

    art. 95, d.P.R. n. 380 del 2001 (capo A)

    Norma richiamata come fonte dell'illecito edilizio contestato; la Corte ha ritenuto integrata la fattispecie per la realizzazione del manufatto.

  • d.P.R. n. 42 del 2004

    art. 181, d.P.R. n. 42 del 2004 (capo B)

    Richiamata tra le norme violate per i lavori su beni soggetti a tutela; la Corte ha ritenuto sussistenti gli illeciti amministrativo‑penali richiamati.

  • codice della navigazione

    Richiamato in relazione alle opere realizzate su suolo demaniale; la disponibilità del suolo e la realizzazione senza titolo integrano il reato/danno al demanio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede che in caso di inammissibilità del ricorso il ricorrente possa essere condannato alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende; applicata dalla Corte per fissare la somma equitativa di €3.000,00.

  • Corte Costituzionale

    C. Cost. sent. 7-13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in relazione alla possibilità che l'inammissibilità sia ascrivibile a colpa del ricorrente e giustifichi l'onere delle spese e della somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In Cassazione il ricorso deve essere "autosufficiente": il ricorrente deve specificare con precisione le censure e trascrivere gli atti o le parti di processo dedotte a sostegno del vizio (soprattutto in caso di presunto travisamento della prova).
  • Non è possibile sollevare in Cassazione questioni che non siano state dedotte in appello (es. la causa di non punibilità per tenuità), salvo che il giudice di secondo grado abbia introdotto nuovi elementi probatori non valutati dal primo grado.
  • La contestazione dell'applicazione della continuazione (art. 81 c.p.) è inefficace in favore dell'imputato se non chiaramente specificata: la continuazione è spesso favorevole e non può costituire motivo utile se l'impugnante non indica esattamente l'errore.
  • Il vizio per travisamento della prova richiede l'indicazione puntuale di quali atti o dichiarazioni sarebbero state travisate e la produzione/trascrizione degli stessi; il mero riferimento generico non basta a fondare la cassazione.
  • Quando l'opera abusiva è stata rilevata in sopralluoghi e vi sono elementi di riscontro (assenza precedente, uso per attività commerciale, presenza dell'imputato), il giudice può legittimamente ritenere la committenza e la realizzazione "ex novo" dell'opera.
  • Se si intende eccepire la prescrizione è necessario dimostrare in modo documentale i termini e gli elementi che la supportano già in sede di impugnazione, altrimenti la questione può essere rigettata.
  • La richiesta di non demolire per presunte difficoltà tecniche o per pregiudizio delle parti legittime deve essere tempestivamente sollevata e motivata nei gradi precedenti; in Cassazione non si decide su questioni non dedotte in appello.
  • Le violazioni commesse su suolo demaniale e le opere di consistente estensione e dotate di impianti e pavimentazione sono difficilmente ricondotte a fatti di tenuità e possono giustificare conferma di condanna e misure sanzionatorie.

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