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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22028/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha proposto due motivi: 1) violazione di legge nella determinazione della pena pecuniaria, sostenendo che l'ammontare della multa non è stato correttamente rideterminato dopo che la Corte d'appello aveva escluso un'aggravante; 2) violazione di legge e vizio di motivazione per omissione di motivazione sui capi 3, 4 e 5, denunciando che la Corte d'appello ha mero rinviato alla sentenza di primo grado senza svolgere autonoma valutazione, in particolare rispetto alla credibilità della persona offesa sui capi 4 e 5.

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il primo motivo fondato: ha disposto la rettifica della sentenza ai sensi dell'art. 619 cod. proc. pen., sostituendo la multa di euro 9.000,00 con euro 8.900,00, lasciando immutata la restante parte della pena (4 anni, 4 mesi, 15 giorni di reclusione). Il secondo motivo è stato ritenuto generico e aspecifico e pertanto inammissibile: la Corte di Cassazione ha confermato il divieto di riesame del merito e ha dichiarato inammissibile il resto del ricorso. La richiesta del Procuratore Generale di annullamento senza rinvio limitatamente alla pena pecuniaria, con rideterminazione a euro 8.900,00, è stata accolta nella sostanza tramite rettifica.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma che consente alla Corte di cassazione di limitare la rappresentazione dei motivi nel provvedimento motivato (motivi esposti nei termini necessari per la decisione); qui è richiamata per il contenuto ridotto della esposizione dei motivi nel provvedimento.

  • art. 619 cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di cassazione la rettifica della decisione impugnata quando dalla motivazione emerga un errore materiale o una incongruenza che può essere sanata con la sostituzione della statuizione impugnata, come nel caso della rideterminazione della multa senza rinvio.

  • Divieto di riesame del merito (giurisprudenza consolidata citata)

    Principio giurisprudenziale secondo cui la Corte di cassazione non può procedere a una nuova valutazione delle prove o a riconsiderare il merito dei fatti; le critiche generiche alla motivazione del giudice di merito sono inammissibili se non indicano punti specifici di illogicità, contraddittorietà o insufficienza.

Massime di principio

  • Se la corte di merito modifica la qualificazione o esclude un'aggravante, la pena pecuniaria va ricalcolata di conseguenza; se dalla motivazione emerge un errore materiale nel computo della multa, la Cassazione può rettificare la sanzione ai sensi dell'art. 619 cod. proc. pen. senza rinvio.
  • Le censure generiche o aspecifiche sulla motivazione sono inammissibili in Cassazione: per ottenere accoglimento è necessario indicare vizi motivazionali specifici (omissione, contraddittorietà, illogicità) e collegarli direttamente alla decisione impugnata.
  • La Corte di cassazione non può rivalutare le risultanze probatorie: le contestazioni sulla credibilità delle persone o sulla valutazione delle prove devono essere articolate nei termini di diritto (es. vizio logico della motivazione) e non come semplice richiesta di nuovo esame del merito.
  • La richiesta del pubblico ministero o del procuratore generale di correzione limitata (es. rideterminazione della pena pecuniaria) può essere accolta dalla Cassazione quando risulti fondata dalla lettura della motivazione della sentenza impugnata.

Testo integrale

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