Sentenza del 24/03/2016 n. 5837 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, deducendo la violazione o falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9-bis. Secondo l'Ufficio, il condono per omessi o tardivi versamenti si perfeziona soltanto con il pagamento integrale dell'imposta e degli interessi dovuti. M. s.r.l., a fronte di un debito dichiarato superiore a 150.000 euro, aveva versato soltanto 6.000 euro, sostenendo invece che la legge non richiedesse l'integrale pagamento.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, cassato la sentenza d'appello e deciso la causa nel merito, rigettando l'impugnazione proposta da M. s.r.l. La Corte ha stabilito che il condono previsto dall'art. 9-bis è un condono clemenziale e richiede il pagamento integrale di quanto dovuto; il pagamento parziale, anche se effettuato come prima rata di un piano rateale, non perfeziona la definizione. M. s.r.l. è stata condannata al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in 3.645 euro oltre alle spese prenotate a debito; le spese dei gradi di merito sono state compensate.
Norme richiamate
Legge n. 289 del 2002, art. 9-bis
Definizione degli omessi o tardivi versamenti delle imposte e delle ritenute emergenti dalle dichiarazioni presentate
La disposizione consente di definire gli omessi o tardivi versamenti mediante il pagamento dell'imposta e degli interessi, senza sanzioni e ulteriori aggravi, ma il beneficio si perfeziona solo con l'integrale pagamento dell'importo dovuto.
Legge n. 289 del 2002, artt. 7, 8, 9, 15 e 16
Queste disposizioni disciplinano fattispecie di condono di natura premiale, nelle quali il contribuente può chiedere un accertamento straordinario secondo regole peculiari. La Corte le distingue dall'art. 9-bis, qualificato invece come condono clemenziale.
Legge n. 289 del 2002, art. 4
Rileva per gli interessi da corrispondere nell'ambito della definizione prevista dall'art. 9-bis.
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis
La Corte osserva che, nell'ambito dell'art. 9-bis, non occorre un'ulteriore attività di liquidazione per determinare il quantum, già indicato nella dichiarazione integrativa; proprio per questo il pagamento dell'importo dichiarato deve essere integrale.
Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, n. 3
È la norma processuale invocata per denunciare in cassazione la violazione o falsa applicazione delle norme di diritto.
Massime di principio
- Quando una definizione agevolata riguarda importi già dichiarati dal contribuente e non richiede una nuova liquidazione o un accertamento dell'Amministrazione, il beneficio può essere subordinato al pagamento integrale dell'importo dovuto.
- Il pagamento parziale o della sola prima rata non perfeziona automaticamente la definizione agevolata, salvo che la specifica disciplina preveda espressamente effetti diversi.
- È essenziale distinguere tra condoni premiali, che possono attribuire al contribuente il diritto a una definizione mediante un accertamento straordinario, e condoni clemenziali, che normalmente richiedono l'adempimento integrale dell'obbligazione agevolata.
- In caso di mancato pagamento integrale, l'Amministrazione può legittimamente negare la definizione e richiedere il debito secondo le regole ordinarie, ferma la verifica delle eventuali disposizioni speciali applicabili.
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