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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04646/2025 del 05/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La decisione riguarda una richiesta, formulata in sede esecutiva, di riconoscimento della continuazione tra reati già oggetto di due sentenze di condanna. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso che i fatti fossero unificabili sotto il medesimo disegno criminoso, valorizzando il lungo intervallo temporale tra gli episodi e l'assenza di elementi di comunanza tra le condotte. Il ricorrente ha impugnato tale ordinanza deducendo censure sostanzialmente confutative, sostenendo una lettura alternativa delle medesime circostanze fattuali già esaminate dal giudice dell'esecuzione e contestando l'apprezzamento compiuto in ordine all'unitarietà del programma delittuoso.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse correttamente escluso la continuazione sulla base di motivazione lineare e non illogica, fondata sul notevole distacco temporale tra i reati e sulla mancanza di elementi significativi di comunanza. Le doglianze del ricorrente sono state giudicate meramente confutative e risolte nella proposta di una diversa lettura del fatto, non consentita in sede di legittimità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, c.p.

    identità del disegno criminoso

    La continuazione richiede che l'agente abbia previamente rappresentato e unitariamente deliberato una serie di condotte criminose; non basta un generico programma di vita delinquenziale o una propensione alla devianza.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione è necessario accertare un disegno criminoso originario, nel quale i reati successivi risultino programmati almeno nelle loro linee essenziali già al momento del primo fatto.
  • La mera omogeneità tra reati, la vicinanza temporale o l'analogia del modus operandi non sono di per sé sufficienti: occorre una valutazione complessiva di indici significativi, tra cui contesto, causali, modalità esecutive e sistematicità della condotta.
  • In sede di esecuzione il riconoscimento della continuazione richiede una verifica concreta e approfondita degli indicatori sintomatici dell'unitarietà del disegno criminoso; è legittimo il diniego quando manchino elementi di comunanza o quando il distacco temporale tra i fatti deponga per determinazioni estemporanee.
  • Il giudizio del giudice di merito sul medesimo disegno criminoso è insindacabile in cassazione se sorretto da motivazione adeguata, congrua e priva di vizi logici o travisamento dei fatti.
  • Le censure che si limitano a contrapporre una diversa lettura delle risultanze fattuali o ad assumere un mero carattere confutativo non sono idonee a scardinare l'ordinanza impugnata e conducono all'inammissibilità del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieReati ostativiImpugnazioni
RamiEsecuzione penaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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