Cassazione Penale, Sentenza n. 12060/2026 del 30/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Questione sulla competenza per territorio in un procedimento per reati connessi (capo a: art. 61 c.1 n.7, 81 cpv, 110, art. 646 comma 2 c.p.; capo b: artt. 81 cpv, 110, 515 c.p.; capo c: artt. 81, 110, 432 c.p.). Al momento della richiesta di rinvio a giudizio (18.10.2023) l'art. 646 c.p. prevedeva pena della reclusione da due a cinque anni e risultava quindi il reato più grave ai sensi dell'art. 16 c.p.p.; successivamente la Corte costituzionale (sent. n. 46/2024) ha dichiarato illegittimo il limite minimo di due anni per l'art. 646, rideterminando il minimo in 15 giorni (art. 23 c.p.), con effetto ex tunc, per cui l'art. 432 c.p. diviene reato più grave. La questione era se tale mutamento, intervenuto per via di declaratoria di incostituzionalità, possa incidere sulla determinazione della competenza territoriale, dato che l'eccezione di incompetenza era stata sollevata tempestivamente; inoltre va individuato il luogo di consumazione del reato più grave (art. 432 c.p.), individuato nel porto di imbarco (Salerno) per l'unico episodio identificato dagli atti.
La decisione
La Corte ha dichiarato l'incompetenza del Tribunale di Cassino e ha ordinato la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno. Motivazione: la declaratoria di illegittimità costituzionale ha effetto ex tunc e ha modificato i limiti edittali dell'art. 646 c.p.; poiché l'eccezione di incompetenza territoriale era stata sollevata tempestivamente e non si era ancora definitivamente radicata la competenza, la determinazione della competenza va fatta sulla base dei nuovi limiti edittali, con conseguente individuazione del reato più grave nell'art. 432 c.p. (minimo edittale superiore). Il luogo di consumazione dell'art. 432 c.p. è il porto di imbarco (momento della messa in pericolo); essendo Salerno l'unico porto noto, la competenza territoriale si radica presso il Tribunale di Salerno.
Norme richiamate
art. 24-bis cod. proc. pen.
Norma che regola il rinvio pregiudiziale alla Corte per questioni di competenza; il Tribunale remittente ha utilizzato questa procedura per ottenere la decisione sulla competenza territoriale.
art. 16 cod. proc. pen.
Stabilisce che per procedimenti connessi la competenza appartiene al giudice del reato più grave; individua i criteri (delitti vs contravvenzioni, confronto tra massimi e, in caso di parità, tra minimi) per determinare il reato più grave.
art. 8 cod. pen.
La competenza per territorio si determina in base al luogo di consumazione del reato; applicata per identificare il porto di imbarco quale luogo di consumazione dell'art. 432 c.p.
art. 432 cod. pen.
Reato di attentati alla sicurezza dei trasporti; considerato qui il reato più grave dopo la modifica dei limiti edittali dell'art. 646 c.p.; la consumazione si identifica con l'insorgere del pericolo, qui al momento dell'imbarco delle bombole non revisionate.
art. 646 cod. pen.
comma 2 (modificato dalla Corte costituzionale, sent. n. 46/2024)
Norma sull'appropriazione indebita: prima della sentenza costituzionale prevedeva reclusione da due a cinque anni; la dichiarazione di illegittimità ha ridotto il minimo a 15 giorni, mutando i criteri per l'individuazione del reato più grave ai sensi dell'art. 16 c.p.p.
art. 23 cod. pen.
Richiamato per individuare il nuovo minimo edittale (15 giorni) applicabile all'art. 646 c.p. dopo la declaratoria costituzionale.
art. 9 cod. proc. pen.
Norma sulle regole suppletive per la determinazione della competenza nei reati singoli; la Corte ricorda che non è possibile ricorrere a tali regole per i reati connessi quando non è possibile individuare il luogo di consumazione di uno dei reati, dovendosi invece far riferimento al luogo di consumazione del reato residuo noto.
Sentenza Corte Costituzionale n. 46 del 22/03/2024
Declaratoria di illegittimità della parte dell'art. 646 c.p. che prevedeva la pena "da due a cinque anni"; tale pronuncia ha effetto ex tunc e modifica i limiti edittali rilevanti ai fini della determinazione della competenza.
Giurisprudenza Cassazione (SU n. 42858 del 29/05/2014)
Affermata la netta distinzione tra abrogazione e declaratoria di incostituzionalità, sottolineando che la declaratoria incide ex tunc e può riverberarsi sul processo in corso.
Cass. Sez. 3, n. 49643 del 22/09/2015
Principio secondo cui, nei reati connessi di pari gravità, se non è possibile individuare il luogo di consumazione di uno dei reati mentre è certo quello dell'altro, la competenza si determina nel luogo di consumazione del reato residuo noto.
Massime di principio
- La declaratoria di incostituzionalità ha effetto ex tunc: modifica i limiti edittali sin dall'origine e può incidere sulla determinazione della competenza quando l'eccezione non è preclusa.
- Per reati connessi la competenza si determina secondo l'art. 16 c.p.p.: il reato "più grave" si valuta confrontando i massimi e, in caso di parità, i minimi edittali; se la valutazione cambia per effetto di normativa o di pronuncia costituzionale intervenuta, va applicata la disciplina risultante al momento in cui la competenza può ancora essere eccepita.
- La competenza territoriale segue il luogo di consumazione del reato più grave (art. 8 c.p.); per reati di pericolo come l'art. 432 c.p. la consumazione è il momento in cui si pongono atti concreti idonei a creare il pericolo, e il luogo è dove tali atti si realizzano (es. porto di imbarco).
- Se, tra reati connessi, il luogo di consumazione di uno è ignoto e quello dell'altro noto, la competenza si radica nel luogo noto (non si applicano le regole suppletive dell'art. 9 c.p.p. per i reati singoli).
- L'eccezione di incompetenza territoriale deve essere sollevata tempestivamente: se proposta prima che la competenza si radichi definitivamente, il giudice deve valutare la competenza alla luce delle norme e dei limiti edittali vigenti per effetto di eventuali pronunce costituzionali.
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