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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 7739/2020 del 07/04/2020

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ente pubblico)

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto l’accertamento della natura non più demaniale dell’area, situata presso un lago e sulla quale sorgeva un edificio razionalista già adibito a sede di un’associazione motonautica. L’area era stata concessa nel 1927 e sulla stessa erano state realizzate opere assentite. Il Tribunale regionale delle acque pubbliche aveva respinto la domanda; il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, con sentenza depositata il 22 novembre 2018, aveva respinto l’appello principale, ritenendo che la concessione non equivalesse a un atto di sdemanializzazione, che le opere fossero precarie e che il loro assenso non fosse incompatibile con la volontà dell’amministrazione di conservare la destinazione pubblica dell’area. L’Agenzia del Demanio aveva proposto appello incidentale, assorbito, sostenendo l’inammissibilità della domanda per carenza di interesse processuale, in quanto diretta a un mero accertamento fattuale. Con un unico motivo articolato, il ricorrente ha denunciato la violazione dell’art. 429 c.c. del 1865, degli artt. 96 e 97 del R.D. n. 523 del 1904 e, in generale, del R.D. n. 726 del 1895. Ha sostenuto che, essendo la concessione del 1927, il passaggio dal demanio al patrimonio disponibile dovesse essere valutato secondo l’art. 429 c.c. del 1865, che non richiedeva un formale provvedimento di declassificazione ma il solo fatto obiettivo della cessazione della destinazione pubblica; ha quindi censurato il TSAP per aver frainteso la domanda e omesso tale accertamento.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo e ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che l’art. 829 c.c. del 1942 è in continuità con l’art. 429 c.c. del 1865: in entrambi i regimi il provvedimento amministrativo di declassificazione ha natura dichiarativa e il passaggio al patrimonio disponibile consegue al fatto della perdita della destinazione pubblica. Il TSAP aveva compiuto l’accertamento rilevante, escludendo che la concessione e le opere assentite avessero fatto cessare tale destinazione. La censura, pur prospettata come violazione di legge, investiva in realtà la valutazione di fatto compiuta dal giudice di merito e non individuava un errore nell’interpretazione della fattispecie astratta. L’appello incidentale dell’Agenzia, già assorbito dal TSAP, non è stato esaminato in cassazione. Non è stato disposto il regolamento delle spese, in assenza di difese dell’Agenzia. È stato dato atto dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore contributo unificato, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 429 c.c. del 1865

    la regola contenuta nell’art. 829 c.c. del 1942 è rimasta quella stessa dell’art. 429 c.c. del 1865, poichè anche oggi, come ieri, trattasi unicamente di stabilire, con un tipico accertamento di fatto, se il bene abbia mantenuto o perduto la sua destinazione ad uso pubblico

    La disciplina del codice del 1865, come quella del codice del 1942, riconduce il passaggio del bene demaniale al patrimonio disponibile alla perdita della destinazione pubblica, da accertare in fatto.

  • art. 829 c.c.

    il primo prevede che il passaggio di un bene dal demanio pubblico al patrimonio disponibile dello Stato può essere semplicemente dichiarato dall’autorità amministrativa, con ciò riconoscendo espressamente al provvedimento di declassificazione natura esclusivamente dichiarativa, cioè soltanto ricognitiva della perdita della destinazione ad uso pubblico del bene

    Il provvedimento di declassificazione non produce la cessazione della demanialità, ma si limita a dichiarare e riconoscere la perdita della destinazione pubblica, che determina il passaggio del bene al patrimonio disponibile.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002

    ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

    In caso di rigetto del ricorso, la Corte dà atto dei presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato nella misura prevista dalla disposizione, se dovuto.

Massime di principio

  • Il passaggio di un bene demaniale al patrimonio disponibile consegue alla perdita effettiva della destinazione pubblica; il provvedimento amministrativo di declassificazione previsto dall’art. 829 c.c. ha natura dichiarativa e ricognitiva, non costitutiva.
  • La regola per cui la cessazione della destinazione pubblica determina il passaggio del bene al patrimonio disponibile era già contenuta nell’art. 429 c.c. del 1865 e permane nell’art. 829 c.c. del 1942; la verifica della perdita o persistenza della destinazione pubblica costituisce un accertamento di fatto.
  • La concessione di un bene demaniale e l’assenso alla realizzazione di opere utilizzabili anche per scopi privati non determinano, di per sé, la cessazione della destinazione pubblica: occorre accertare in concreto se il bene abbia mantenuto o perduto tale destinazione.
  • È inammissibile la censura formalmente formulata come violazione di legge quando, in realtà, mira a contestare l’accertamento fattuale del giudice di merito senza individuare un errore nell’interpretazione della fattispecie astratta.

Come è indicizzato

MaterieProprietàImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione

Testo integrale

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