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Sentenza

Sentenza n. 1526/2026 - Firenze, Sezione 4

per l'annullamento - del decreto di divieto di detenzione armi, munizioni e materie esplodenti n° -OMISSIS-del Prefetto della Provincia di Arezzo Area I Prot. n°-OMISSIS-; - del decreto di revoca della licenza di porto di fucile per uso di caccia n°-OMISSIS-del -OMISSIS- emesso dalla Questura della Provincia di Arezzo in data -OMISSIS- -OMISSIS- notificato in data -OMISSIS-; - di ogni altro atto preordinato, presupposto, connesso, conseguente ancorché ignoto se lesivo;

Giustizia amministrativa202600348

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Toscana - Firenze, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: divieto prefettizio di detenzione di armi, munizioni e materie esplodenti e conseguente revoca questorile della licenza di porto di fucile per uso venatorio

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (titolare di porto d'armi)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha impugnato il divieto di detenzione di armi adottato dal Prefetto e la conseguente revoca della licenza di porto di fucile disposta dal Questore. I provvedimenti erano motivati dal comportamento violento tenuto dal marito della ricorrente durante un diverbio con un vicino e dal rischio che le armi, custodite presso l’abitazione coniugale, potessero essere accessibili al coniuge. La ricorrente ha dedotto, tra l’altro, violazione dei principi di legalità e personalità della sanzione, sostenendo che le condotte sospette erano riferibili esclusivamente al marito; violazione dell’imparzialità; sproporzione delle misure, essendo sufficiente trasferire le armi in un luogo non accessibile al coniuge; difetto di istruttoria; nonché omessa comunicazione di avvio del procedimento, assumendo che il tempo trascorso dai fatti escludesse particolari esigenze di urgenza e le avrebbe consentito di proporre modalità alternative di custodia. Le medesime doglianze sono state rivolte contro il provvedimento del Questore.

La decisione

Il ricorso è stato accolto e i provvedimenti impugnati sono stati annullati, con salvezza delle ulteriori determinazioni dell’amministrazione. Il Collegio ha escluso che il divieto di detenzione di armi abbia natura punitiva, qualificandolo come misura preventiva diretta a fronteggiare un pericolo oggettivo di abuso delle armi. Ha inoltre ritenuto legittimo, in astratto, adottare misure anche nei confronti del titolare della licenza estraneo ai fatti, quando il rapporto stabile di convivenza renda le armi accessibili a un soggetto sospetto. Tuttavia, in tale ipotesi, il divieto o la revoca devono costituire extrema ratio. Nel caso concreto la ricorrente era estranea alla condotta del marito, era considerata particolarmente affidabile per l’uso quotidiano dell’arma di servizio e necessitava, sebbene non in modo assoluto, di disporre di tale arma per l’attività lavorativa. Il rischio derivava dal luogo di custodia, modificabile mediante soluzioni meno afflittive, quali la custodia dell’arma di servizio presso il Comando al termine del servizio e delle armi da caccia presso altro luogo sicuro. Le amministrazioni non avevano verificato adeguatamente tali alternative e avevano utilizzato mezzi eccessivi rispetto allo scopo di pubblica sicurezza. Sono stati quindi ravvisati eccesso di potere per violazione della proporzionalità e difetto di istruttoria. Il TAR non ha individuato direttamente le modalità alternative di custodia, per non sostituirsi all’Autorità di pubblica sicurezza. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 39 TULPS

    La disposizione è richiamata quale base del potere interdittivo in materia di armi; il giudice precisa che la misura ha natura preventiva e può riguardare anche il titolare estraneo ai fatti, quando una situazione oggettiva renda le armi accessibili a un soggetto sospetto.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell’oscuramento delle generalità della ricorrente.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, unitamente alla normativa nazionale sulla protezione dei dati personali, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata.

Massime di principio

  • Il divieto di detenzione di armi e la revoca della licenza di porto d’armi sono misure preventive, non sanzioni punitive, dirette a fronteggiare un pericolo oggettivo di abuso delle armi e non necessariamente collegate a una condotta illecita del titolare della licenza.
  • Le misure in materia di armi possono essere adottate anche nei confronti di un titolare estraneo ai fatti quando un rapporto stabile di convivenza o altra situazione di prossimità renda le armi accessibili a un terzo nei cui confronti sussistano ragioni di sospetto.
  • Quando il titolare della licenza non è responsabile dei fatti posti a fondamento del giudizio di pericolo, il divieto di detenzione o la revoca della licenza devono costituire extrema ratio; l’amministrazione deve verificare previamente la praticabilità di misure meno afflittive idonee a neutralizzare il rischio.
  • Il principio di proporzionalità impone all’amministrazione di verificare, secondo i criteri di idoneità, necessarietà e adeguatezza, se lo scopo di pubblica sicurezza possa essere raggiunto mediante modalità alternative di custodia delle armi che incidano nella misura minima sugli interessi dell’interessato.
  • L’omessa considerazione di modalità alternative di custodia, quando concretamente praticabili, può integrare eccesso di potere per violazione della proporzionalità e difetto di istruttoria; il giudice può annullare il provvedimento senza sostituirsi all’autorità amministrativa nella scelta della concreta misura di sicurezza.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaPartecipazione al procedimento
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcedimento amministrativo
IstitutiProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di istruttoriaEccesso di poterePartecipazione procedimentale

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