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Sentenza

Sentenza del 29/11/2016 n. 24226 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato la cartella di pagamento relativa all'IVA 2003, per complessivi Euro 373.757,08, comprensivi di sanzioni e interessi. La società aveva aderito al regime dell'IVA di gruppo e trasferito il proprio credito IVA alla controllante G. B. S.p.A., senza presentare tempestivamente la prescritta polizza fideiussoria. L'Amministrazione aveva quindi iscritto a ruolo il credito. La società ha sostenuto, in Cassazione, la violazione dell'art. 10 dello Statuto dei diritti del contribuente, deducendo la mancata collaborazione e buona fede dell'Amministrazione, ritardi imputabili all'ufficio e l'assenza di un effettivo debito d'imposta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo inammissibili le doglianze perché nuove: dalla sentenza impugnata e dal ricorso non risultava che tali argomentazioni fossero state tempestivamente introdotte nei precedenti gradi di giudizio. È rimasta quindi ferma la decisione di merito, che aveva limitato gli importi dovuti alle sole sanzioni per la presentazione tardiva della garanzia fideiussoria, escludendo l'imposta e gli interessi. La società è stata inoltre condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.700,00, oltre spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 633 del 1972, art. 73

    Disciplina il regime dell'IVA di gruppo e il trasferimento dei crediti IVA dalla società controllata alla società controllante, subordinato al rispetto degli adempimenti prescritti, tra cui la prestazione di una valida garanzia fideiussoria nel caso esaminato.

  • Legge n. 212 del 2000, art. 10

    Prevede i principi di tutela dell'affidamento e della buona fede nei rapporti tra contribuente e Amministrazione finanziaria. La Corte non ha esaminato nel merito la loro applicazione, poiché le relative censure sono state ritenute nuove e quindi inammissibili.

  • Art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Consente di ricorrere per cassazione denunciando la violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Il motivo proposto è stato dichiarato inammissibile perché fondato su argomentazioni non risultanti tempestivamente dedotte nei precedenti gradi.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione non possono essere introdotte per la prima volta nuove circostanze o nuove argomentazioni giuridiche: le contestazioni devono essere state dedotte tempestivamente nei gradi di merito e il ricorso deve indicare dove ciò sia avvenuto.
  • Il rispetto degli adempimenti formali richiesti per l'IVA di gruppo, compresa la presentazione tempestiva della garanzia fideiussoria, è essenziale; la produzione tardiva può comportare l'applicazione di sanzioni anche se non deriva un effettivo debito d'imposta.
  • La violazione dei principi di buona fede e collaborazione dell'Amministrazione non determina automaticamente l'annullamento della pretesa fiscale: occorre allegare e provare concretamente la condotta dell'ufficio e far valere la questione nei tempi processuali corretti.
  • La distinzione tra imposta, interessi e sanzioni è rilevante: l'assenza di un debito d'imposta può incidere sulla debenza dell'imposta stessa, ma non esclude necessariamente le sanzioni collegate alla tardiva o omessa prestazione di una garanzia prevista dalla legge.

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