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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5845/2022 del 18/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che confermava la custodia cautelare in carcere applicata dal GIP per il reato di partecipazione con funzioni dirigenziali a un'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Il ricorrente deduceva: (1) carenza e vizio di motivazione su gravità indiziaria e sull'esistenza stessa del sodalizio, lamentando contraddittorietà delle dichiarazioni dei collaboratori e l'assenza di riscontri esterni alle loro affermazioni nonché una lettura non univoca delle intercettazioni; (2) contestazione dell'aggravante dell'art. 74, comma 4, D.P.R. 309/90 (presunta disponibilità di armi), sostenendo che le armi erano state divise e quindi non riconducibili al gruppo nella forma dedotta; (3) carenza delle esigenze cautelari attuali e concrete, deducendo che l'associazione aveva cessato di operare dal 2017 a seguito di arresti e collaborazioni di altri indagati. Sono stati inoltre depositati motivi nuovi.

La decisione

La Corte dichiara il ricorso manifestamente infondato e generico e lo inammissibile. Sul primo motivo, la Corte ritiene che il Tribunale abbia adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi sulla base di convergenti dichiarazioni di quattro collaboratori, numerose intercettazioni e un nutrito elenco di reati fine; ha richiamato i "facta concludentia" (contatti continui, divisione dei ruoli, predisposizione di mezzi e luoghi per confezionamento/occultamento, cassa comune) idonei a dimostrare il vincolo associativo e il ruolo apicale del ricorrente (gestione del denaro e fornitura della droga). Sul secondo motivo la Corte osserva che il ricorso manca di interesse per la cassazione se mira solo a contestare aggravanti che non incidono sulla legittimità della misura; in ogni caso i collaboratori avevano riferito della disponibilità di armi. Sul terzo motivo la Corte afferma che il Tribunale ha correttamente valutato la persistenza delle esigenze cautelari, richiamando la pericolosità del ricorrente, i precedenti, la misura di prevenzione e il suo inserimento nel circuito degli stupefacenti; respinge la tesi della cessazione dell'attività del sodalizio. Per questi motivi dichiara inammissibile il ricorso, condanna il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • D.P.R. 309/1990 (Testo Unico stupefacenti), art. 74, comma 4

    La norma aggravante per la disponibilità di armi è richiamata: la Corte rileva la dichiarazione dei collaboratori sulla esistenza di armi a disposizione del sodalizio; tuttavia osserva che la contestazione dell'aggravante è inammissibile se non incide sulla legittimità della misura cautelare

  • Codice penale, art. 416 (associazione per delinquere)

    La Corte richiama il principio secondo cui l'esistenza di un'associazione si può desumere anche da "facta concludentia" (contatti continui, divisione dei compiti, commissione di reati programmatici), non essendo necessario un atto costitutivo formale

  • Codice di procedura penale, art. 275, comma 3

    La Corte ricorda che la presunzione relativa prevista per determinate esigenze cautelari è rilevante, ma sottolinea che la valutazione della pericolosità personale può essere fondata anche su precedenti e inserimento in contesti criminali, a prescindere dalla presunzione

  • Codice di procedura penale, art. 585, comma 4

    La Corte estende la declaratoria di inammissibilità anche ai motivi nuovi introdotti ex art. 585, comma 4, ritenendoli inammissibili insieme al ricorso principale

  • Disposizioni per l'attuazione del codice di procedura penale, art. 94, comma 1-ter

    art. 94, comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi al provvedimento di inammissibilità

Massime di principio

  • Per far valere in Cassazione la fondatezza di un ricorso contro misure cautelari su associazione di stupefacenti è necessario criticare puntualmente e con elementi concreti i singoli passaggi della motivazione del giudice di merito; argomentazioni generiche o omissioni di parti rilevanti della motivazione rendono il ricorso inammissibile o manifestamente infondato.
  • La prova dell'esistenza di un'associazione per delinquere in materia di stupefacenti può essere desunta anche indirettamente da "facta concludentia" (contatti continuativi, divisione dei ruoli, predisposizione di mezzi/luoghi, reati ripetuti); perciò il semplice contrasto o la non univocità di alcune intercettazioni è spesso insufficiente a rovesciare la valutazione cautelare se esistono convergenze testimoniali e sequestri/reati posti in luce.
  • La contestazione di circostanze aggravanti (es. disponibilità di armi) può essere inammissibile se l'impugnazione non incide sulla legittimità della misura cautelare: in Cassazione è necessaria la dimostrazione dell'interesse concreto a impugnare quella specifica qualificazione, salvo che l'aggravante incida sull'an o sul quomodo della misura.
  • Per ottenere la revoca o la mitigazione di una misura cautelare per cessazione delle esigenze cautelari occorre produrre elementi probatori attuali e concreti sulla cessazione dell'attività del sodalizio e sul venire meno del pericolo di recidiva; mere deduzioni o richiami a fatti intervenuti non suffragati rendono vano il motivo.
  • La presenza di dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia, corroborate da intercettazioni e da atti materiali (sequestri, arresti in flagranza), costituisce fattore di forte pregnanza indiziaria: difese efficaci devono quindi mirare a evidenziare contraddizioni puntuali e l'assenza di riscontri oggettivi specifici, non solo generiche critiche.

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