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Sentenza

Sentenza n. 4170/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

Giustizia amministrativa202402420

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Veneto che aveva respinto il ricorso contro il decreto del Questore di diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'interessato aveva chiesto nel maggio 2019 il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro. Nel corso dell'istruttoria erano emersi numerosi episodi delittuosi, tra cui arresti per spaccio di stupefacenti, violazioni delle misure cautelari, prosecuzione dell'attività di spaccio durante gli arresti domiciliari, evasione e un avviso orale per pericolosità sociale. Il Questore aveva quindi respinto l'istanza, nonostante le osservazioni dell'interessato relative al contratto di lavoro, al matrimonio e alla presenza di due figli minori nati in Italia. Nel ricorso di primo grado erano stati dedotti l'illegittimo fondamento del giudizio di pericolosità su fatti non ancora accertati con sentenza definitiva e l'eccesso di potere per travisamento e mancato bilanciamento tra sicurezza pubblica e situazione familiare e lavorativa. In appello sono stati dedotti: il mancato esame di fatti sopravvenuti, in particolare dell'autorizzazione del Tribunale per i minorenni ex art. 31 d.lgs. n. 286/1998, ritenuti dimostrativi del ravvedimento; l'illegittimità del diniego per l'assenza, al momento dell'atto, di sentenze di condanna, nonché l'irrilevanza della successiva condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990; il mancato prevalere delle esigenze familiari, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale richiamata dall'appellante.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha rigettato l'appello e confermato la sentenza del TAR. Ha ritenuto applicabile il parametro generale della minaccia alla pubblica sicurezza previsto dagli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998, distinto dalle specifiche condanne per reati ostativi. La minaccia alla sicurezza può essere desunta dalla materialità di fatti emergenti da indagini o procedimenti penali anche in assenza di una sentenza definitiva di condanna. Nel caso concreto, la prosecuzione dello spaccio durante gli arresti domiciliari, l'evasione, il rinvenimento di cocaina, materiale per il confezionamento, un bilancino e denaro contante, nonché l'avviso orale per pericolosità sociale, costituivano elementi sintomatici sufficienti a rendere non irragionevole la valutazione negativa della Questura. La successiva condanna per la fattispecie di lieve entità non è stata ritenuta dirimente, perché il diniego non si fondava su una condanna ostativa, ma sulla complessiva pericolosità sociale. È stato inoltre ritenuto corretto il bilanciamento effettuato dall'Amministrazione, con prevalenza delle esigenze di ordine e sicurezza pubblica sui legami familiari e lavorativi, considerato che l'attività criminale era proseguita anche nell'abitazione in cui l'interessato viveva con i figli minori. Il giudice ha escluso che il decreto del Tribunale per i minorenni, adottato oltre due anni dopo il diniego ai sensi dell'art. 31 d.lgs. n. 286/1998, potesse incidere retroattivamente sulla legittimità dell'atto, che deve essere valutata in base alla situazione giuridica e fattuale esistente al momento della sua adozione. Le sopravvenienze possono eventualmente essere valorizzate mediante gli specifici rimedi previsti dall'ordinamento. Spese di lite compensate.

Norme richiamate

  • art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998

    Il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato.

    Il diniego o il rinnovo del permesso richiede di considerare, oltre ai requisiti di soggiorno, la natura e l'effettività dei vincoli familiari, i legami con il Paese d'origine e la durata del soggiorno in Italia.

  • art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998

    Sia considerato una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato

    Il parametro generale della minaccia alla pubblica sicurezza opera autonomamente rispetto alle specifiche condanne per reati ostativi e può essere desunto da fatti emersi in indagini o procedimenti penali anche senza condanna definitiva.

  • art. 31, comma 3, d.lgs. n. 286/1998

    Il Tribunale per i minorenni [...] possa autorizzare l'ingresso o la permanenza di un familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle altre disposizioni del testo unico sull'immigrazione.

    L'autorizzazione del Tribunale per i minorenni risponde a presupposti e finalità propri e non incide retroattivamente sulla legittimità di un precedente diniego del permesso di soggiorno.

  • art. 1, lett. b), d.lgs. n. 159/2011

    Coloro che per la condotta ed il tenore di vita debba ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose

    L'avviso orale adottato sulla base di tale valutazione costituisce, nel caso esaminato, un ulteriore elemento sintomatico della pericolosità sociale.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990

    La condanna per la fattispecie di lieve entità non è stata ritenuta decisiva, poiché il diniego era fondato sulla complessiva pericolosità sociale e non sull'esistenza di una condanna per reato ostativo.

Massime di principio

  • Nel procedimento di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, la minaccia alla pubblica sicurezza costituisce un autonomo parametro ostativo rispetto alle specifiche condanne per reati indicati dalla legge e può essere desunta dalla materialità di fatti penalmente rilevanti emersi da indagini o procedimenti, anche quando non sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna.
  • La valutazione amministrativa della pericolosità sociale può fondarsi su una pluralità di elementi convergenti, tra cui la reiterazione delle condotte delittuose, la violazione di misure cautelari, la prosecuzione dell'attività criminale durante gli arresti domiciliari e gli esiti delle perquisizioni, purché il quadro complessivo renda ragionevole il giudizio prognostico sulla minaccia alla sicurezza pubblica.
  • Nel diniego o nel mancato rinnovo del permesso di soggiorno, l'Amministrazione deve bilanciare le esigenze di sicurezza pubblica con la natura e l'effettività dei vincoli familiari e con la durata del soggiorno in Italia; tuttavia, la presenza di figli minori e di legami lavorativi non impone automaticamente la prevalenza dell'interesse alla permanenza quando la condotta dell'interessato evidenzi una concreta e grave pericolosità sociale.
  • La legittimità di un provvedimento amministrativo deve essere valutata con riferimento al quadro giuridico e fattuale esistente al momento della sua adozione; fatti e provvedimenti sopravvenuti non possono retroattivamente rendere illegittimo l'atto, se fondati su presupposti e su un contesto mutati.
  • L'autorizzazione alla permanenza del familiare rilasciata dal Tribunale per i minorenni ai sensi dell'art. 31, comma 3, d.lgs. n. 286/1998, perseguendo finalità e presupposti specifici connessi allo sviluppo psicofisico del minore, non determina di per sé l'illegittimità retroattiva di un precedente diniego del permesso di soggiorno.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoPericolosità sociale e valutazioni di sicurezza
RamiImmigrazione e cittadinanzaAntimafia, sicurezza e ordine pubblico
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaPonderazione degli interessi e interesse pubblicoEfficacia ed esecutorietà

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