Cassazione Penale, Sentenza n. 30919/2022 del 09/08/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Questione sulla legittimazione sussidiaria prevista dall'art. 593-bis c.p.p.: il Procuratore Generale ha depositato l'impugnazione il 6/11/2020 (entro il proprio termine, che scadeva il 19/11/2020) mentre il termine del Procuratore della Repubblica era ancora pendente (scadenza 10/11/2020). La Corte d'Appello di Lecce ha dichiarato l'atto inammissibile per difetto di legittimazione ritenendo che, in assenza di avocazione, la 'acquiescenza' del Procuratore della Repubblica (che legittima l'intervento del Procuratore Generale) dovesse risultare già al momento del deposito dell'atto; non essendo stata allegata una rinuncia espressa del Procuratore della Repubblica, l'impugnazione del Procuratore Generale sarebbe quindi irregolare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando l'ordinanza della Corte d'Appello e rinviando per nuovo giudizio sulla ammissibilità. La Cassazione ha ritenuto che l'ammissibilità dell'impugnazione sussidiaria debba essere valutata alla scadenza del termine spettante al Procuratore della Repubblica: se a quel momento è emersa l'acquiescenza (ossia la mancata proposizione dell'appello da parte del Procuratore della Repubblica), l'impugnazione del Procuratore Generale, anche se depositata preventivamente entro il proprio termine, deve essere considerata valida (la validità è sospesa fino alla verifica dell'acquiescenza). In caso di esito favorevole sull'ammissibilità, il giudice di merito dovrà poi esaminare i motivi.
Norme richiamate
art. 593-bis cod. proc. pen.
Il Procuratore Generale, quanto alle decisioni emesse in primo grado, può proporre impugnazione nei soli casi di avocazione o qualora il Procuratore della Repubblica abbia prestato acquiescenza al provvedimento
La norma attribuisce al Procuratore Generale una legittimazione sussidiaria condizionata all'avocazione o all'acquiescenza del Procuratore della Repubblica; la Cassazione interpreta l'acquiescenza come fatto che deve essere considerato alla scadenza del termine del Procuratore della Repubblica, non necessariamente al momento materiale del deposito dell'atto da parte del Procuratore Generale
d.lgs. n. 11 del 2018, art. 3, comma 1 (dispositivo introduttivo di art. 593-bis)
Ha introdotto la disciplina della legittimazione concorrente tra Procuratore della Repubblica e Procuratore Generale; la Corte usa questa fonte per interpretare l'ambito temporale e le condizioni della legittimazione sussidiaria
art. 166-bis disp. att. c.p.p.
Riferimento richiamato nella decisione di merito relativo alle possibili intese/coordinationi tra Procure nel distretto; la Corte di Appello aveva ipotizzato che le intese possano chiarire la legittimazione, ma la Cassazione ritiene che la legge non richieda dichiarazioni formali di intesa per rendere ammissibile l'atto del Procuratore Generale
Giurisprudenza (Cass. Sez. II, n. 6534 del 15.12.2021)
Decisione recente richiamata che considera irrilevante il deposito dell'atto del Procuratore Generale in pendenza del termine del Procuratore della Repubblica qualora l'acquiescenza si concretizzi successivamente; la Corte di Cassazione si allinea a questo orientamento
Giurisprudenza sul concetto di acquiescenza (es. Cass. Sez. I n. 10736/1998; Sez. IV n. 6681/1993)
Precedenti che definiscono l'acquiescenza come comportamento concludente negativo (mancata azione entro il termine): la Cassazione applica tale nozione all'impugnazione sussidiaria
Massime di principio
- L'impugnazione proposta dal Procuratore Generale entro il proprio termine non è automaticamente inammissibile se il termine del Procuratore della Repubblica non è ancora decorso: l'ammissibilità va verificata al momento di scadenza del termine spettante al Procuratore della Repubblica.
- L'acquiescenza del Procuratore della Repubblica è normalmente un fatto negativo che si verifica con il decorso integrale del termine senza esercizio dell'impugnazione; salvo rinuncia espressa, occorre attendere la scadenza del termine per poter accertare la sussistenza dell'acquiescenza.
- Il deposito anticipato dell'appello da parte del Procuratore Generale può avere efficacia «sospesa»: se al termine del Procuratore della Repubblica l'acquiescenza è emersa, l'atto del Procuratore Generale diventa ammissibile; se invece il Procuratore della Repubblica ha proposto appello, il Procuratore Generale perde la legittimazione.
- Non è richiesta dalla legge una dichiarazione formale di intese tra Procure per giustificare l'impugnazione sussidiaria; tuttavia, per evitare contestazioni, è prassi prudente documentare l'assenza di opposizione o le intese interne al distretto quando possibile.
- Prassi consigliata: se possibile, il Procuratore Generale può depositare l'atto entro il proprio termine ma allegare (se esistente) qualsiasi comunicazione o prova di intesa; in alternativa, attendere la scadenza del termine del Procuratore della Repubblica per depositare l'atto quando si intende fondare l'impugnazione sull'acquiescenza.
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