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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 426/2023 del 10/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente chiedeva il dissequestro di quattro unita immobiliari (un magazzino adibito a deposito, un immobile ad abitazione civile e due terreni agricoli) sequestrate ex art. 12-sexies d.l. 306/1992 novellato dall'art. 240-bis c.p. Sosteneva che il provvedimento impugnato era privo di adeguata motivazione e che non era stata dimostrata la riconducibilita dei beni a Franco Muto; inoltre affermava di disporre, al momento delle acquisizioni, di risorse finanziarie lecite proprie e familiari (anche della madre Giuseppina Muto) tali da giustificare gli acquisti. Denunciava quindi violazione di legge e difetto motivazionale.

La decisione

Il ricorso per cassazione e stato rigettato. La Corte ha ritenuto inammissibili le deduzioni che miravano a rinnovare la valutazione di merito e ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale del riesame contenesse un percorso motivazionale sufficiente a rappresentare la sproporzione reddituale e l'assenza di risorse idonee a giustificare le acquisizioni. E' stata confermata la misura di sequestro preventivo sui beni e la ricorrente e stata condannata alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 12-sexies decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 (convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 352)

    Norma richiamata come base normativa per il sequestro preventivo dei beni, applicata nella forma novellata dall'introduzione dell'art. 240-bis c.p.; disciplina il sequestro finalizzato alla successiva confisca per sproporzione patrimoniale.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Introduce la presunzione relativa di illecita accumulazione patrimoniale quando sussista una significativa sproporzione tra patrimonio e redditi dell'interessato o dei suoi familiari; opera anche per beni intestati a coniuge o figli e giustifica misure ablative nei confronti di soggetti non condannati se la sproporzione e dimostrativa di simulazione dell'intestazione.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti del ricorso per cassazione avverso i provvedimenti cautelari reali: ammissibile solo per violazione di legge e per vizi motivazionali assoluti che rendono incomprensibile il percorso argomentativo.

  • art. 606 cod. proc. pen. (riferimento ai motivi di cassazione)

    Richiamato in relazione ai limiti dei motivi proponibili in sede di legittimita: non sono ammissibili censure di fatto o di merito che richiedano rideterminazione del compendio probatorio; puo essere denunciata in cassazione la motivazione inesistente o meramente apparente.

Massime di principio

  • In materia di sequestri preventivi e misure cautelari reali il ricorso per cassazione e ammissibile principalmente per violazione di legge o per vizi motivazionali assoluti; non e possibile utilizzare la cassazione per rinnovare la valutazione di merito sui fatti e sulle prove.
  • Quando i beni sono intestati a persone vicine al soggetto ritenuto organico a un'attivita illecita, opera la presunzione relativa di illecita accumulazione ai sensi dell'art. 240-bis c.p.: spetta alla difesa fornire elementi concreti e documentati per confutare la sproporzione denunciata.
  • Semplici allegazioni generiche sull'origine lecita delle disponibilita familiari o sulla esistenza di prestiti non documentati non sono sufficienti a superare la presunzione di illiceita; e necessario dimostrare la concreta disponibilita delle somme al momento dell'acquisto e la loro natura lecita.
  • Il giudice di merito deve indicare in modo minimo e comprensibile il nesso logico che giustifica la misura (ad esempio ricostruzione della sproporzione reddituale); tale percorso, se non del tutto carente, rende la decisione difficilmente annullabile in sede di legittimita.
  • La difesa, in contestazioni di sequestri ex art. 240-bis, deve concentrare le censure su vizi di diritto o su carenze radicali della motivazione piuttosto che su rivalutazioni dei fatti che spettano al giudice di merito.

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