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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 40076/2021 del 15/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva integralmente riformato le sentenze di primo grado: la controversia originaria riguardava la pretesa degli interessi per ritardato pagamento di somme dovute per un appalto (lavori per la sede municipale) e per il corrispettivo di un preliminare/definitivo di compravendita relativo a un edificio (il cosiddetto "contenitore"). I ricorrenti sostenevano che i rapporti di appalto e di compravendita mantenessero la loro autonomia e che pertanto dovessero essere riconosciuti interessi di mora (anche ex artt. 35 e 36 d.P.R. n.1063/1962) per i ritardi nei pagamenti; contestavano altresì la declaratoria di nullità del preliminare (per impossibilità di promettere un bene già di proprietà comunale), denunciando violazioni processuali (ex officio, oltre il petitum, violazioni del contraddittorio, principio del tantum devolutum) e vizi di motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato il principio che la Corte d'Appello poteva rilevare d'ufficio la nullità del preliminare 2 agosto 1989 (per impossibilità di promettere l'acquisto di un bene già di proprietà comunale) previa ordinaria partecipazione delle parti; ha ritenuto che il preliminare abbia avuto efficacia novativa rispetto ai precedenti contratti (quindi l'importo relativo all'appalto era stato ricompreso e rinegoziato nel nuovo assetto) e che, per la fattispecie concreta, le norme speciali sugli interessi di mora per appalti pubblici (artt. 35 e 36 d.P.R. n.1063/1962) non trovassero applicazione. Ha inoltre respinto le censure procedurali (tantum devolutum, extrapetizione, giudicato interno) e le doglianze sull'erronea qualificazione del rapporto (accessione vs diritto di superficie), confermando la valutazione di merito sul contenuto negoziale e la mancanza di titoli idonei a escludere l'accessione. Decisione finale: ricorso rigettato; ricorrenti condannati alle spese.

Norme richiamate

  • art. 36 d.P.R. n. 1063/1962

    articolo 36, d.p.r. numero 1063 del 1962

    Le disposizioni sugli interessi di mora del capitolato per opere pubbliche riguardano esclusivamente il ritardo nel pagamento delle rate di acconto e del saldo del corrispettivo; non sono estensibili ad altra tipologia di ritardi o a rapporti novati che hanno rinegoziato il corrispettivo

  • art. 35 d.P.R. n. 1063/1962

    articolo 35 del d.p.r. n. 1063 del 1962

    Come l'art.36, norma speciale limitata ai pagamenti degli acconti e del saldo nell'appalto pubblico; non applicabile automaticamente a casi in cui il prezzo è stato rinegoziato o sostituito da un diverso assetto contrattuale

  • art. 342 c.p.c.

    Riferito nella censura processuale sulla ammissibilità dell'appello: la Corte ha ritenuto che la doglianza fosse insufficiente e che non fosse stato violato l'istituto dell'appello nella fattispecie

  • art. 345 c.p.c.

    Richiamato nella discussione sull'ammissibilità di nuove eccezioni in grado d'appello: applicabilità delle norme anteriori alla legge n.353/1990 al procedimento pendente alla data rilevante, consentendo deduzioni nuove in appello fino alla precisazione delle conclusioni

  • principio del tantum devolutum quantum appellatum

    Non è invincibile: se l'appello riguarda parte della statuizione minima, può riaprire la cognizione sull'intera questione e consentire alla Corte di esaminare aspetti coessenziali (in particolare alla luce della giurisprudenza di legittimità)

  • Sez. U, Sent. n. 26242/2014

    Sez. U, Sentenza n. 26242 del 12/12/2014

    Conferma la facoltà (e in alcuni casi l'obbligo) del giudice d'ufficio di rilevare nullità negoziali anche in sede di appello e cassazione, purché non si rigetti la domanda sulla base di una "ragione più liquida" e venga garantito il contraddittorio

  • art. 934 c.c.

    Principio dell'accessione (superficies solo cedit): il bene costruito accede al suolo salvo che il titolo stabilisca diversamente; la volontà delle parti nel titolo può escludere l'accessione istituendo un diritto di superficie, ma tale accertamento è di merito

  • art. 952 c.c.

    Riferimento alle regole tipiche sul diritto di superficie e alla necessità di valutare la volontà delle parti e la natura reale o obbligatoria del titolo

  • art. 1218 c.c.

    Richiamato in tema di risarcimento danni per inadempimento: ove le disposizioni specifiche sugli interessi non si applichino, vanno applicate le regole ordinarie per il risarcimento

  • art. 2909 c.c.

    Riferimento nelle doglianze processuali circa la formazione del giudicato e l'impugnazione dei fatti estintivi o invalidanti: la Corte ha escluso la formazione di un giudicato implicito sulla validità del preliminare

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002

    art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

    Predisposizione formale relativa al contributo unificato in sede di Cassazione: possibilità di pagamento aggiuntivo se ricorrente tenuto

  • norme processuali anteriori alla L. n. 353/1990 (artt. 183,184,345 c.p.c. nel testo previgente)

    Applicate alla controversia pendente in epoca anteriore alla riforma, giustificando l'ammissione di nuove eccezioni in appello fino alla precisazione delle conclusioni

Massime di principio

  • Se più contratti collegati sono stati poi disciplinati da un preliminare o da un accordo successivo che fissa un prezzo complessivo e ripartisce le somme, può configurarsi una novazione che assorbe o rinegozia i precedenti crediti: occorre verificare la natura novativa del nuovo accordo (testo, imputazione delle somme, volontà delle parti).
  • Le norme speciali sugli interessi di mora per appalti pubblici (artt. 35 e 36 d.P.R. n.1063/1962) sono di stretta interpretazione e si applicano solo ai ritardi nei pagamenti di acconti e saldi; non sono automaticamente applicabili quando il rapporto è stato rinegoziato o il corrispettivo ridefinito.
  • Il giudice d'appello (e la Cassazione) possono rilevare d'ufficio nullità contrattuali, purché sia garantito il contraddittorio e la questione sia di diritto o non richieda accertamenti di fatto nuovi; il rilevo d'ufficio non viola automaticamente il principio del tantum devolutum.
  • Il principio dell'accessione (superficies solo cedit) può essere escluso solo se il titolo dimostra una chiara volontà delle parti di costituire un diritto di superficie; l'esistenza e la natura del titolo sono questioni di merito e richiedono valutazione motivata.
  • La formazione del giudicato interno non sempre impedisce la riconsiderazione di questioni implicitamente connesse quando l'appello investe la statuizione minima: la portata del gravame può riaprire aspetti coessenziali della decisione di merito.
  • In Cassazione è necessario motivare con specificità le doglianze processuali (indicare esattamente atti e passi impugnati); censure vaghe o prive del necessario riferimento documentale sono inammissibili.
  • Quando si contesta il tempo di decorrenza degli interessi o la misura del ritardo, occorre sempre ricondurre l'analisi al titolo contrattuale effettivamente vigente (contratto originario vs modifiche/novazioni successive) e alle modalità di imputazione/compensazione previste dalle parti.

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