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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35823/2025 del 03/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale impugna la sentenza del Giudice di pace di Brunico che aveva dichiarato la improcedibilità del reato di diffamazione per tacita revoca della querela, desumendo la rinuncia dalla semplice assenza della persona offesa all'udienza alla quale era stata citata come testimone. Si censura la violazione dell'art. 152 cod. pen. per avere il Giudice omesso di accertare l'effettiva volontà del querelante alla luce di elementi concreti (rinuncia del difensore e certificazione di impedimento alla comparizione per motivi di salute), comunicati dalla parte offesa con mail certificata e documentazione medica.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Ha affermato che l'art. 152, comma 3, n.1 cod. pen. contempla la manifestazione tacita di volontà solo quando l'assenza del querelante sia inequivoca e dimostri reale conoscenza delle conseguenze della mancata comparizione (in relazione anche all'avvertimento previsto dall'art. 142, comma 3, lett. d-bis disp. att. cod. proc. pen.). Nel caso di specie il Giudice di pace aveva dichiarato la tacita remissione senza considerare che la persona offesa, con PEC del 12 marzo 2025, aveva chiesto specifico rinvio motivando la sua impossibilità di comparire (rinuncia del difensore e terapia domiciliare post-infartuale con allegati certificati). Pertanto la dichiarazione di tacita remissione è stata ritenuta affetta da vizio e la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio; gli atti sono stati trasmessi al Giudice di pace di Brunico per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 152 cod. pen.

    Prevede la possibilità di desumere una tacita rinuncia alla querela da comportamenti non equivoci; tale desumibilità richiede che l'assenza del querelante sia valutata alla luce della sua conoscenza effettiva delle conseguenze della mancata comparizione

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    art. 1, comma 1, lett. h (introduzione della fattispecie in art. 152)

    Ha introdotto la previsione normativa che tipizza la manifestazione tacita di volontà per facta concludentia (richiamata nell'interpretazione dell'art. 152)

  • disposizioni attuative c.p.p. art. 142, comma 3, lett. d-bis

    art. 142, comma 3, lett. d-bis, disp. att. cod. proc. pen.

    Impone l'avvertimento al querelante sulle conseguenze dell'inerzia alla comparizione; aiuta a valutare se la mancata presenza sia effettiva espressione di volontà di rinuncia o sia giustificata da cause che il giudice deve verificare

Massime di principio

  • L'assenza del querelante all'udienza può costituire manifestazione tacita di rinuncia alla querela solo se l'assenza è inequivoca e il querelante era consapevole delle conseguenze della mancata comparizione
  • Il giudice deve accertare non solo la regolare comunicazione dell'atto di citazione ma anche la conoscenza reale del contenuto dell'avviso (art. 142 disp. att.) prima di desumere una remissione tacita
  • La presentazione di giustificazioni concrete (es. richiesta di rinvio via PEC, rinuncia del difensore, certificati medici) rende equivoca la mancata comparizione e impedisce di qualificare automaticamente l'assenza come rinuncia
  • Il mancato esame di elementi giustificativi posti dalla parte offesa costituisce vizio rilevante e può determinare l'annullamento della decisione che abbia dichiarato l'improcedibilità per tacita remissione
  • In situazioni analoghe il giudice deve motivare specificamente perché le assenze e i fatti comunicati non integri-no elementi idonei a ostacolare la valutazione di volontà; il controllo del giudice di merito è sindacabile in Cassazione se carente di detta verifica

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