Sentenza n. 483/2026 - Bologna, Sezione 2
per l'ottemperanza della sentenza del Tribunale di Bologna n. 1623/2024, depositata e resa pubblica il 29.11.2024.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario che aveva riconosciuto il beneficio della carta docente per due annualità
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso per ottenere l'ottemperanza alla sentenza del Tribunale di Bologna n. 1623/2024, passata in giudicato e notificata al Ministero dopo il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto per l'esecuzione. La sentenza riconosceva il diritto alla carta docente per due annualità e disponeva la corresponsione degli interessi o della rivalutazione ai sensi dell'art. 22, comma 36, della l. n. 724/1994, dalla data del diritto all'accredito fino alla concreta attribuzione. Il Ministero non si è costituito e permaneva inadempiente. Il ricorrente ha chiesto anche la condanna dell'Amministrazione al pagamento della penalità di mora prevista dall'art. 114, comma 4, c.p.a.
La decisione
Il TAR ha accolto parzialmente il ricorso. Ha accertato la perdurante inottemperanza del Ministero e gli ha ordinato di dare esecuzione alle statuizioni della sentenza passata in giudicato, detraendo quanto eventualmente già corrisposto, entro sessanta giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa della sentenza. Ha nominato sin d'ora, per l'eventuale ulteriore inadempienza e su istanza del ricorrente, un commissario ad acta, individuato nel dirigente dell'Ufficio scolastico regionale, con facoltà di subdelega, che dovrà provvedere entro i successivi novanta giorni. Ha invece respinto la domanda di penalità di mora, ritenendo che la sentenza da eseguire avesse già previsto interessi o rivalutazione dalla maturazione del diritto fino all'effettiva attribuzione e che tale previsione costituisse una misura equa anche ai fini dell'art. 114, comma 4, c.p.a. Il Ministero è stato condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 500,00 oltre spese generali e oneri accessori, nonché alla restituzione del contributo unificato, con distrazione in favore del difensore.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
c.d. penalità di mora di cui all’art.114 co. 4 c.p.a.
Il giudizio di ottemperanza consente al giudice di ordinare all'amministrazione l'esecuzione della sentenza e di valutare la richiesta di penalità di mora; nel caso concreto la penalità è stata negata perché la sentenza da eseguire prevedeva già interessi o rivalutazione ritenuti equi.
art. 22, comma 36, l. n. 724/1994
interessi o rivalutazione ai sensi dell’art. 22, comma 36, della L. n. 724 del 1994, dalla data del diritto all’accredito alla concreta attribuzione
La previsione di interessi o rivalutazione dalla maturazione del diritto fino all'effettiva attribuzione è stata ritenuta dal TAR una misura equa, idonea a escludere nel caso concreto l'ulteriore penalità di mora.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, la perdurante mancata esecuzione di una sentenza passata in giudicato da parte dell'amministrazione giustifica l'ordine giudiziale di dare esecuzione alle statuizioni contenute nel titolo, con detrazione di quanto eventualmente già corrisposto.
- Quando la sentenza da eseguire prevede già il pagamento di interessi o rivalutazione dalla maturazione del diritto fino all'effettiva attribuzione, tale previsione può essere ritenuta una misura equa e rendere non necessaria, nel caso concreto, l'applicazione dell'ulteriore penalità di mora prevista dall'art. 114, comma 4, c.p.a.
- Nel giudizio di ottemperanza il giudice può nominare sin dalla sentenza un commissario ad acta, destinato a intervenire su istanza della parte vittoriosa qualora l'amministrazione non esegua l'ordine entro il termine assegnato.
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