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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7327/2024 del 19/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catania che aveva rigettato l'appello cautelare contro il provvedimento della Corte d'assise d'appello che aveva respinto la richiesta di attenuazione della misura cautelare della custodia in carcere. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione perché il giudice a quo, secondo il ricorrente, non avrebbe adeguatamente considerato un fatto sopravvenuto e rilevante: la sostituzione della misura cautelare concessa a un coimputato, fatto mai prima valutato e idoneo, a suo dire, a modificare il quadro cautelare anche rispetto alla sua posizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse effettivamente preso in considerazione l'elemento indicato (la sostituzione della misura a carico del coimputato) e lo avesse valutato come inidoneo a mutare le esigenze cautelari relative al ricorrente. La mera riproposizione delle censure di merito già dedotte in appello non è sufficiente in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende per profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione. La cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Indica le funzioni del Tribunale in materia di riesame delle misure cautelari in appello; la decisione impugnata è stata resa in esercizio di tali funzioni.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, conv. dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176

    Ha autorizzato la trattazione del ricorso in forma scritta, modalità segnalata nella decisione.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Riguarda adempimenti di cancelleria connessi alla decisione; la Corte ha disposto che la cancelleria esegua gli obblighi previsti da tale disposizione.

  • Corte cost., sentenza n. 186 del 2000

    Citata in relazione alla possibilità di sanzionare profili di colpa connessi all'irritualità dell'impugnazione; giustifica l'imposizione della somma alla Cassa delle ammende.

  • Cass. Sez. 6, n. 23014 del 29/04/2021 (Rv. 281521-01)

    Giurisprudenza richiamata per affermare che la mera riproduzione di censure già sollevate in appello, e questioni di puro merito, non rendono ammissibile il ricorso per cassazione.

Massime di principio

  • Per essere efficace in Cassazione l'allegazione di un 'fatto sopravvenuto' deve dimostrare che esso non sia già stato valutato e deve comprovare la sua idoneità a incidere concretamente sulle esigenze cautelari dell'interessato; la sola enunciazione non basta.
  • La sostituzione o attenuazione della misura cautelare a favore di un coimputato non produce automaticamente effetti sulla misura a carico di un altro imputato: occorre una valutazione individuale e motivata delle esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, gravità del fatto, personalità criminale).
  • La Corte di cassazione può dichiarare inammissibile un ricorso che si limiti a rinnovare censure di merito già discusse in sede di appello; in cassazione prevalgono i profili di diritto e di eventuale vizio motivazionale specifico.
  • Gli atti di impugnazione irrituali o manifestamente infondati possono comportare non solo il pagamento delle spese processuali ma anche sanzioni economiche (es. somma alla Cassa delle ammende), sulla base di giurisprudenza costituzionale che consente misure per colpa nell'impugnazione.
  • Quando si prospetta un fatto sopravvenuto utile a ottenere modifiche cautelari, è essenziale documentarlo e spiegare puntualmente il nesso causale tra il fatto e le esigenze cautelari del ricorrente; altrimenti il giudice può ritenere l'elemento irrilevante.

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