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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15561/2022 del 21/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto dall'imputato avverso la conferma in appello della condanna per omicidio di Francesco Mazzei, tentato omicidio di Yassine Lemfaddel e reati connessi. I motivi erano: difetto di motivazione nella ricostruzione del movente (si sostiene che il motivo reale fosse la paura per le minacce di Lemfaddel e non un patto illecito tra il padre e Khanabaie); difetto di motivazione sulla ricostruzione fattuale (si prospetta che l'imputato abbia agito per legittima difesa dopo essere stato minacciato o strattonato, di aver agito in stato di concitazione e di aver confessato spontaneamente); mancata considerazione dell'elemento soggettivo e assenza di premeditazione (si sostiene atto estemporaneo); configurabilità della scriminante della legittima difesa o, quantomeno, dell'eccesso colposo; e censura per il diniego delle attenuanti generiche e della prevalenza di esse sulle aggravanti.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di legittimità ha ritenuto congrua la motivazione della Corte d'assise d'appello che aveva confermato la condanna emessa al termine del giudizio abbreviato. Sono stati confermati: condanna di Benedetto Maria Allia a anni 17 e mesi 8 di reclusione per omicidio di Francesco Mazzei e tentato omicidio di Yassine Lemfaddel (con aggravante della premeditazione) e le condanne per detenzione/porto illegale e ricettazione del fucile usato. La Corte ha valorizzato elementi quali l'approvvigionamento preventivo dell'arma, la convocazione dei presenti nel capannone, la sparatoria mirata (più colpi, ricaricamento e nuovi spari), l'alterazione della scena del crimine e l'assenza di una confessione spontanea; ha escluso la legittima difesa in quanto l'imputato aveva volontariamente creato la situazione di pericolo; ha rigettato la richiesta di prevalenza delle attenuanti generiche e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione, Sez. 1, n. 2911 del 07/12/2007 (Rv. 239205)

    la determinazione volontaria dello stato di pericolo esclude la configurabilità della legittima difesa non per la mancanza del requisito dell'ingiustizia dell'offesa, ma per difetto del requisito della necessità della difesa

    Il principio applicato nella sentenza: chi crea volontariamente la situazione di pericolo (es. armarsi e convocare l'altro) non puo' validamente invocare la scriminante della legittima difesa, mancando la necessità della reazione.

Massime di principio

  • La premeditazione puo' desumersi da elementi concreti quali procurarsi preventivamente l'arma, attirare la vittima con un appuntamento concordato, sparare più volte con ricarica e colpire in modo mirato: questi elementi rafforzano la volontà omicida.
  • La legittima difesa non trova applicazione quando l'agente ha creato volontariamente la situazione di rischio (ad es. si arma e convoca la controparte): la scelta di esporsi al pericolo esclude la necessità difensiva richiesta dalla scriminante.
  • Una confessione non spontanea (resa solo dopo che gli investigatori hanno raccolto prove evidenti sul posto) perde valore attenuante; viceversa la collaborazione deve essere effettiva e non successiva a prove schiaccianti.
  • L'alterazione della scena del crimine (pulizia, copertura di macchie di sangue, spostamento del cadavere) aggravano la posizione dell'imputato: sono indici di volontà di ostacolare le indagini e di coscienza di colpevolezza.
  • Versioni contraddittorie e 'altalenanti' dell'imputato, insieme a elementi oggettivi che smentiscono la dinamica difensiva (es. traiettorie, distanza, numero di colpi), indeboliscono la tesi della difesa e possono far ritenere la ricostruzione della pubblica accusa più attendibile.
  • Nel bilancio tra aggravanti e attenuanti, la Corte valuta la spontaneità del pentimento e del racconto, la condotta post factum e la gravità dell'evento: atti volti a ostacolare le indagini riducono le possibilità di attenuazione.

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