Cassazione Penale, Sentenza n. 25546/2023 del 13/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di proscioglimento resa dal Tribunale di Chieti ai sensi dell'art. 131-bis c.p. per il reato di furto aggravato (art. 625 n.7 c.p.) con recidiva reiterata specifica (art. 99, comma 4 c.p.). Il Procuratore Generale denunciava la erronea applicazione dell'art. 131-bis: a suo avviso il fatto non poteva ritenersi di lieve entità sia perché la fattispecie aggravata è punita con pena fino a sei anni (superando la soglia normativa per la tenuità), sia perché il Tribunale non avrebbe valutato il curriculum criminale del ricorrente (quattro condanne per fatti specifici) ai fini dell'abitualità della condotta.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto dal Procuratore Generale per difetto di legittimazione a impugnare. Le Sezioni Unite (sent. n. 21716/2023) hanno stabilito che il Procuratore Generale può appellare sentenze di primo grado solo in presenza di avocazione o di acquisita acquiescenza del Procuratore della Repubblica (art. 593-bis, comma 2 c.p.p., letto con art. 166-bis disp. att. c.p.p.). Nel caso di specie non risultano atti o comunicazioni che attestino avocazione o acquiescenza, quindi il ricorso immediato ex art. 569 c.p.p. è inammissibile per mancanza della legittimazione. Di conseguenza la pronuncia di proscioglimento del Tribunale (art. 131-bis) resta efficace; la Corte non si è pronunciata nel merito sull'interpretazione della tenuità del fatto.
Norme richiamate
art. 625 n. 7 cod. pen.
Indica la fattispecie di furto aggravato richiamata dal Procuratore Generale per sostenere che la pena massima (fino a sei anni) esclude la configurabilità della "tenuità del fatto" ai sensi dell'art. 131-bis.
art. 99 cod. pen.
Riferimento alla recidiva reiterata specifica infra-quinquennale; il Procuratore Generale ha ritenuto che le pregresse condanne del ricorrente influissero negativamente sulla valutazione della tenuità e sull'abitualità.
art. 131-bis cod. pen.
Norma sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto; è la disposizione applicata dal Tribunale per prosciogliere l'imputato; la Corte di cassazione non ha valutato nel merito la corretta applicazione in ragione dell'inammissibilità procedurale del ricorso.
art. 593-bis cod. proc. pen.
art. 593-bis, comma 2 c.p.p.
Stabilisce i casi in cui il Procuratore Generale può proporre appello: avocazione o acquiescenza del Procuratore della Repubblica. La Corte ha richiamato questo articolo, nella interpretazione fornita dalle Sezioni Unite, per escludere la legittimazione del Procuratore Generale nel caso concreto.
art. 569 cod. proc. pen.
Disciplina il ricorso per cassazione immediato; la Corte ha rilevato che il ricorso immediato del Procuratore Generale non è ammissibile se manca la legittimazione prevista da art. 593-bis.
art. 166-bis disp. att. c.p.p.
art. 166-bis disp. att. c.p.p.
Prevede l'obbligo di intese o forme di coordinamento tra il Procuratore Generale e i Procuratori della Repubblica del distretto per acquisire tempestiva notizia sulle determinazioni di impugnazione; la Corte ha interpretato questo dispositivo come strumento mediante il quale valutare l'"acquiescenza" del Procuratore della Repubblica.
art. 412 cod. proc. pen.
Norma sull'avocazione delle indagini; la Corte ha richiamato l'avocazione come una delle due ipotesi in cui il Procuratore Generale può validamente impugnare.
Corte Costituzionale, sent. n. 34 del 2020
Corte Cost., sent. n. 34/2020
Ha ritenuto costituzionalmente legittime le limitazioni al potere di impugnazione del Pubblico Ministero, giustificate da altri interessi costituzionali come la ragionevole durata del processo e l'efficienza giudiziaria.
Sezioni Unite, sent. n. 21716 del 23/02/2023 (dep. 22/05/2023)
Sez. U., sent. n. 21716/2023
Principale massima richiamata: il Procuratore Generale è legittimato ad appellare solo in caso di avocazione o di acquisita acquiescenza del Procuratore della Repubblica; in assenza di tali condizioni, non è legittimato a proporre ricorso per cassazione né altri ricorsi ordinari.
Sez. 3, sent. n. 14242 del 03/03/2021
Sez. 3, sent. n. 14242/2021
Giurisprudenza di supporto che conferma il principio secondo cui il Procuratore Generale può impugnare le sentenze di primo grado solo nei casi previsti dall'art. 593-bis e che sottolinea il ruolo dell'acquiescenza o dell'avocazione.
Massime di principio
- Il Procuratore Generale può impugnare una sentenza di primo grado soltanto se sussiste l'avocazione o la documentata acquiescenza del Procuratore della Repubblica; in loro assenza il ricorso è inammissibile per difetto di legittimazione.
- Prima di proporre ricorso immediato per cassazione il Procuratore Generale deve aver curato le intese/forme di coordinamento con i Procuratori della Repubblica previste dall'art. 166-bis disp. att. c.p.p. e conservare prova di tale comunicazione o della avocazione.
- Le questioni di merito relative all'applicazione dell'art. 131-bis (tenuità del fatto) devono essere sollevate dall'organo legittimato all'impugnazione; la sussistenza di un vizio procedurale di legittimazione può determinare l'estinzione del rimedio indipendentemente dal valore delle ragioni di merito.
- Per valutare la tenuità ex art. 131-bis occorre considerare sia la soglia penale della fattispecie che le circostanze concrete e il curriculum del reo; tuttavia l'analisi di questi elementi resta rimessa al giudice del merito quando l'impugnazione sia ammissibile.
- La difesa può efficacemente opporsi a ricorsi del Pubblico Ministero puntando su profili di legittimazione procedurale quando manchi documentazione di avocazione o di acquiescenza.
- Dopo le riforme procedurali (d.lgs. n. 11/2018) e le pronunce delle Sezioni Unite, è essenziale che gli uffici della Procura del distretto attuino formalmente le intese previste per evitare l'inammissibilità delle impugnazioni promosse dal Procuratore Generale.
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