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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16/2025 del 02/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente propose ricorso per cassazione articolando tre motivi: 1) vizio di motivazione e illegittima utilizzazione degli atti di indagine svolti da agente sotto copertura per presunto mancato rispetto dell'art.97 d.P.R. n.309/1990 e dell'art.9 L.146/2006 (sosteneva che l'agente avrebbe indotto la cessione invece di limitarsi a scoprire un'intenzione delittuosa già esistente); 2) carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione sulla responsabilità personale del ricorrente nella cessione, contestando che la cessione materiale fosse stata eseguita dal coimputato Sonko e che mancassero prove del contributo materiale e conoscitivo del Sanneh; 3) carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione circa l'efficacia drogante delle sostanze, deducendo che il narcotest non comprovava la presenza di principio attivo sufficiente a integrare il reato

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, ritenendo adeguata la motivazione della Corte territoriale sulla liceità delle operazioni dell'agente sotto copertura richiamando principi consolidati della giurisprudenza secondo cui l'azione dell'infiltrato è ammissibile se si limita a disvelare un'intenzione criminale preesistente senza determinarla essenzialmente. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo perché mirava a una rivalutazione di merito delle prove, attività non consentita in sede di legittimità; ha ritenuto coerente e non illogica la valutazione del giudice di merito circa indici di compartecipazione (es. istruzioni rivolte al coimputato, permanenza nelle vicinanze, domande rivolte all'acquirente). Ha respinto anche il terzo motivo: il narcotest è considerato idoneo a dimostrare la natura stupefacente della sostanza (pur non rilevando la quantità di principio attivo) e ciò, applicando il favor rei, ha consentito la qualificazione come fatto di lieve entità. In conclusione il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art.73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309

    Norma sostanziale che disciplina il reato di cessione di sostanze stupefacenti; la Corte ha ritenuto che il reato si fosse perfezionato e che il narcotest dimostrasse la natura stupefacente, permettendo l'applicazione (in mancanza di prova dell'entità del principio attivo) della fattispecie di lieve entità

  • art.97, d.P.R. n.309/1990

    Riferimento normativo per la valutazione della liceità delle operazioni sotto copertura; la Corte territoriale ha motivato che le attività svolte rientravano nei limiti consentiti e non hanno determinato il reato

  • art.9, L. 16 marzo 2006, n.146

    «non sono punibili gli ufficiali di polizia giudiziaria della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, appartenenti alle strutture specializzate o alla Direzione investigativa antimafia, nei limiti delle proprie competenze, i quali, nel corso di specifiche operazioni di polizia e, comunque, al solo fine di acquisire elementi di prova" anche in ordine ai reati previsti dal T.U. stup., "ricevono, sostituiscono od occultano denaro o altra utilità, armi, documenti, sostanze stupefacenti o psicotrope, beni ovvero cose che sono oggetto, prodotto, profitto, prezzo o mezzo per commettere il reato o ne accettano l'offerta o la promessa"

    La Corte ha richiamato questa disposizione per sostenere che l'attività sotto copertura dell'agente, svolta per acquisire elementi di prova e rientrante nei limiti normativamente previsti, non è di per sé illegittima né invalida le risultanze probatorie se non ha indotto essenzialmente il reato

  • art.606, comma 1, lett. e), cod.proc.pen.

    Limite dell'impugnazione in Cassazione: la Corte di legittimità controlla la motivazione sotto il profilo giuridico e la presenza di vizi quali manifesta illogicità; non può svolgere una revisione di merito delle prove

  • art.6 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (diritto a un processo equo)

    Richiamato dalla giurisprudenza e citato dalla Corte per verificare che l'attività degli agenti sotto copertura non abbia compromesso il diritto a un processo equo quando essa si limita a rivelare un'intenzione criminale preesistente

Massime di principio

  • Le indagini sotto copertura sono ammissibili e le prove da esse raccolte sono utilizzabili se l'agente non ha essenzialmente determinato la commissione del reato ma ha solo offerto l'occasione per concretizzare una volontà delinquenziale già esistente
  • L'art.9 L.146/2006 e l'art.97 del T.U. stupefacenti tutelano specifiche attività investigative: la loro violazione deve essere chiaramente motivata per inficiare l'utilizzabilità delle prove
  • In sede di Cassazione non è consentita la rinnovazione del giudizio sulle risultanze fattuali: i motivi che chiedono una diversa valutazione probatoria sono inammissibili
  • Il narcotest è idoneo a provare la natura stupefacente della sostanza ma non la quantità di principio attivo; in mancanza di prova sull'entità del principio attivo si può, nel dubbio, riconoscere la lieve entità del fatto a favore dell'imputato
  • Elementi comportamentali (istruzioni al cedente, permanenza nelle vicinanze, domande all'acquirente) possono essere valutati dal giudice di merito come indici di concorso o compartecipazione alla cessione
  • Chi impugna in Cassazione questioni di diritto relative alla regolarità delle investigazioni deve indicare specificamente i vizi e dimostrare che le contestate operazioni hanno determinato il reato, altrimenti la motivazione del giudice di merito, se coerente, sarà ritenuta adeguata

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