Cassazione Penale, Sentenza n. 17956/2023 del 28/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma, in sede di appello con rito abbreviato, delle condanne inflitte dal GUP del Tribunale di Cremona per reati connessi alla commercializzazione di autoveicoli di provenienza furtiva: riciclaggio, falsificazione di documenti (falso per induzione) e truffa. Salvatore contesta la mancanza di prova della sua consapevolezza della provenienza illecita delle auto, lamenta che la Corte non ha valutato adeguatamente la tesi dell'acquisto da terzi (Russi Michele) e sostiene che la sua condotta al più costituirebbe un incauto acquisto o, se comprovata la conoscenza, avrebbe dovuto configurarsi come autoriciclaggio. Majorana (Martorana) deduce invece di aver agito come intermediario inconsapevole che riceveva provvigioni e critica la motivazione circa la responsabilità; contesta inoltre la determinazione degli aumenti di pena in continuazione non debitamente specificati.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi manifestamente infondati e inammissibili, confermando la valutazione di fatto della Corte d'appello e del GUP: è stata ritenuta la partecipazione dei ricorrenti all'intera catena di operazioni fraudolente (nuove immatricolazioni con carte di circolazione tedesche falsificate, inserimento di telai contraffatti e vendita a terzi di buona fede), valutando sussistente il dolo richiesto per il reato di riciclaggio e per i falsi contestati. Sono state respinte le tesi difensive sull'animus innocente o sull'incauto acquisto, nonché la qualificazione come autoriciclaggio per mancanza di prova del coinvolgimento nei furti originari. I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000 alla Cassa delle Ammende.
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non riesamina i fatti: le censure che propongono una diversa ricostruzione delle prove o la rivalutazione della credibilità trovano scarso ingresso se la motivazione della Corte territoriale è logico-giuridicamente coerente e dettagliata.
- La ripetizione di operazioni con modalità omologhe e la presenza di un 'meccanismo collaudato' (stesse agenzie, documentazione falsificata, inserimento di telai contraffatti e immediata rivendita) favoriscono la presunzione di consapevolezza/dolo del partecipante, anche se formalmente non intestatario iniziale.
- La mera affermazione difensiva di avere agito da intermediario o di aver percepito solo una provvigione è insufficiente a escludere il dolo se non supportata da elementi probatori specifici che spieghino ragionevolmente l'assenza di controlli o la mancata conoscenza delle anomalie.
- Per sostenere la qualificazione dell'episodio come autoriciclaggio occorre prova del coinvolgimento dell'imputato nei reati presupposti; l'assenza di elementi concreti sul coinvolgimento nei furti originari esclude tale qualificazione.
- Le doglianze sul trattamento sanzionatorio in sede di Cassazione richiedono che la questione sia stata adeguatamente dedotta nei gradi precedenti: censure nuove o generiche in punto di motivazione della pena sono spesso inammissibili.
- In casi di documentazione estranea o di terzi deceduti che non possono confermare versioni difensive, la mancanza di originali e la coerenza delle anomalie documentali rafforzano l'interpretazione della Corte circa la falsità e la consapevolezza.
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