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Sentenza

Sentenza n. 401/2026 - Napoli, Sezione 2

per l'annullamento: A) dell’ordinanza dirigenziale del Comune di Giugliano in Campania prot.n. 1/2023 del 4/1/23, con la quale è stata disposta la demolizione di opere ritenute abusive ed il ripristino dello stato dei luoghi; B) di tutti gli atti preordinati connessi e consequenziali, tra i quali precipuamente il verbale redatto con il sopralluogo prot.n.58299/2018.

Giustizia amministrativa202301564

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Napoli, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza di demolizione di due capannoni e di ripristino dello stato dei luoghi, adottata dopo l’annullamento del permesso di costruire in sanatoria

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato l’ordinanza di demolizione relativa a due fabbricati commerciali, originariamente realizzati senza titolo edilizio e successivamente condonati con permesso di costruire in sanatoria, poi annullato dal Comune. Con il primo motivo ha dedotto la violazione degli artt. 7 e seguenti della l. 241/1990 e del giusto procedimento, lamentando l’omessa comunicazione di avvio del procedimento. Secondo la ricorrente, la partecipazione avrebbe consentito di chiarire che le opere costituivano interventi di manutenzione su manufatti preesistenti e non avrebbero dovuto essere demolite. Con il secondo motivo ha dedotto la violazione del d.P.R. 380/2001 e dell’art. 3 l. 241/1990, il difetto assoluto di motivazione, la carenza di istruttoria e l’eccesso di potere, sostenendo che l’ordinanza si sarebbe limitata a rilevare l’assenza del permesso di costruire senza indicare le specifiche norme urbanistiche violate né le ragioni ostative alla realizzazione delle opere.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Quanto al primo motivo, ha rilevato che la ricorrente non ha fornito alcuna prova della qualificabilità delle opere come interventi di manutenzione e che, anzi, aveva riconosciuto la realizzazione dei capannoni in assenza di permesso di costruire. Non era quindi chiaro quale apporto partecipativo avrebbe potuto modificare l’esito del procedimento. In ogni caso, l’ordinanza di demolizione di opere abusive è un atto vincolato e non richiede la previa comunicazione di avvio, poiché la partecipazione del privato non può incidere sulla decisione. Quanto al secondo motivo, il giudice ha affermato che l’ingiunzione di demolizione è sufficientemente motivata quando descrive le opere e indica la loro abusività, senza necessità di una motivazione ulteriore sull’interesse pubblico concreto e attuale al ripristino della legalità, né sul contrasto sostanziale con la disciplina urbanistico-edilizia. L’art. 31 d.P.R. 380/2001 assoggetta infatti alla sanzione demolitoria anche l’abuso formale, consistente nella realizzazione sine titulo. La verifica della doppia conformità appartiene al distinto procedimento di accertamento di conformità, attivabile su specifica istanza dell’interessato. La società è stata condannata al pagamento delle spese di lite, liquidate in 3.000 euro oltre accessori di legge, se dovuti.

Norme richiamate

  • artt. 7 e seguenti l. 241/1990

    La previa comunicazione di avvio non è necessaria per l’ordinanza di demolizione di opere abusive, trattandosi di esercizio vincolato del potere repressivo, quando la partecipazione del privato non potrebbe incidere sull’esito.

  • art. 3 l. 241/1990

    L’ordinanza di demolizione è adeguatamente motivata mediante la descrizione delle opere e l’indicazione della loro abusività; non occorre una motivazione ulteriore sull’interesse pubblico concreto e attuale al ripristino.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    La sanzione demolitoria si applica anche all’abuso formale, ossia alla realizzazione dell’opera in assenza del titolo edilizio, senza necessità di dimostrare uno specifico contrasto sostanziale con la disciplina urbanistico-edilizia.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    La verifica della doppia conformità è propria del procedimento di accertamento di conformità, che presuppone la presentazione di una specifica istanza da parte dell’interessato.

Massime di principio

  • L’ordinanza di demolizione di opere edilizie abusive ha natura vincolata e, di regola, non richiede la previa comunicazione di avvio del procedimento, perché l’apporto partecipativo del privato non può modificare l’esito imposto dalla legge.
  • L’omessa comunicazione di avvio non determina l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione quando il destinatario non dimostri quale concreto contributo procedimentale avrebbe potuto fornire e non provi la legittimità o la diversa qualificazione edilizia delle opere.
  • L’ingiunzione di demolizione è sufficientemente motivata se descrive le opere e indica la loro abusività; non deve esplicitare uno specifico interesse pubblico attuale al ripristino né il contrasto sostanziale dell’opera con ogni disposizione urbanistico-edilizia.
  • L’art. 31 d.P.R. 380/2001 consente di sanzionare con la demolizione anche l’abuso formale derivante dalla realizzazione dell’opera senza titolo edilizio; la verifica della doppia conformità è rimessa al distinto procedimento di accertamento di conformità, attivato mediante istanza di parte.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniPartecipazione al procedimentoMotivazione del provvedimentoSanatoria e condono edilizio
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiPartecipazione procedimentaleDifetto di motivazionePrincipio di legalità e tipicitàLegittimo affidamento

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