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Sentenza

Sentenza n. 12532/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del silenzio inadempimento serbato dall’Ambasciata italiana a Islamabad sulla domanda di visto per lavoro subordinato.

Giustizia amministrativa202605366

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio inadempimento dell’Ambasciata italiana a Islamabad sulla richiesta di convocazione e formalizzazione della domanda di visto per lavoro subordinato

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha agito ai sensi dell’art. 117 c.p.a. contro il silenzio serbato dall’Ambasciata d’Italia a Islamabad, chiedendo la convocazione presso la sede diplomatica per formalizzare la domanda di visto di ingresso per lavoro subordinato, dopo aver ottenuto il nulla osta rilasciato dallo Sportello unico per l’immigrazione. Il Ministero ha dedotto la perdurante sospensione del nulla osta ai sensi dell’art. 3 del d.l. 145/2024, convertito con modificazioni dalla l. 187/2024.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo sussistenti entrambi i presupposti dell’azione avverso il silenzio: l’obbligo dell’amministrazione di provvedere e l’inerzia protratta oltre un termine ragionevole. In particolare, la richiesta di fissazione dell’appuntamento, accompagnata dall’esistenza del nulla osta presupposto, imponeva alla sede diplomatica di attivarsi. Inoltre, il tempo trascorso dalla sospensione del nulla osta non consentiva che la sospensione si protraesse ulteriormente senza una definizione da parte dell’amministrazione competente, eventualmente previa sollecitazione della sede diplomatica. Il Ministero è stato quindi condannato a convocare il ricorrente entro 90 giorni dalla notificazione o, se antecedente, dalla comunicazione amministrativa della sentenza. Le spese sono state compensate, con rifusione del contributo unificato in favore del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina l’azione avverso il silenzio dell’amministrazione; il suo accoglimento presuppone l’obbligo di provvedere e l’inerzia oltre il termine previsto o comunque ragionevole.

  • art. 3 d.l. 145/2024, convertito con modificazioni dalla l. 187/2024

    È richiamato dall’amministrazione quale base della sospensione del nulla osta precedentemente rilasciato; il TAR ha ritenuto che, decorso un tempo non ulteriormente ragionevole, la sospensione dovesse essere risolta dall’amministrazione competente.

Massime di principio

  • L’azione avverso il silenzio è accoglibile quando il privato dimostri l’esistenza di un obbligo dell’amministrazione di provvedere e un’inerzia protratta oltre il termine previsto per la conclusione del procedimento o, in mancanza, oltre un termine ragionevole.
  • Quando la formalizzazione di una domanda di visto per lavoro subordinato dipende dalla convocazione presso una sede diplomatica e il richiedente dispone del nulla osta presupposto, la sede diplomatica è tenuta ad attivarsi sulla richiesta di convocazione, non potendo mantenere indefinitamente l’inerzia.
  • La sospensione del nulla osta prevista dalla legge non può protrarsi indefinitamente: decorso un tempo ragionevole, l’amministrazione competente deve definire la situazione, eventualmente a seguito di sollecitazione della sede diplomatica.
  • Nel giudizio avverso il silenzio, il giudice può ordinare all’amministrazione di compiere l’attività procedimentale necessaria, fissando un termine per l’adempimento, senza sostituirsi all’amministrazione nella decisione finale sul rilascio del visto.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorso
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimentoEfficacia ed esecutorietà

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