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Sentenza

Sentenza n. 580/2026 - Lecce, Sezione 1

per l'annullamento -della nota dell'Ufficio Tecnico del Comune di Andrano del 26 marzo 2025, di estremi e protocollo non noti e successivamente conosciuta, con la quale è stata rigettata l'istanza di ritipizzazione dell'area dei ricorrenti; -di ogni altro atto ad esso presupposto, consequenziale o comunque connesso, ancorché non conosciuto, in quanto lesivo.

Giustizia amministrativa202500635

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Lecce, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego comunale del 26 marzo 2025 sull’istanza di riqualificazione urbanistica dell’area interessata dalla decadenza del vincolo espropriativo

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietari)

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti, comproprietari di un terreno ricadente nel Comune di Andrano, censuravano il diniego dell’istanza di riqualificazione urbanistica proposta dopo la decadenza del vincolo preordinato all’esproprio. Il terreno, in parte classificato dal PRG come zona B.11 turistico-residenziale esistente e di completamento e in parte come strada ciclopedonale, era stato oggetto di un vincolo espropriativo non seguito dalla tempestiva dichiarazione di pubblica utilità. Il Comune aveva respinto l’istanza ritenendo che ogni variazione urbanistica fosse incompatibile con il PPTR e che, trattandosi di area ricadente nei territori costieri, l’art. 45 delle NTA del PPTR impedisse qualsiasi intervento edificatorio, facendo venir meno l’interesse alla riqualificazione in senso residenziale o comunque edificabile. I ricorrenti deducevano irragionevolezza manifesta, violazione e falsa applicazione dell’art. 9 d.P.R. 327/2001, dell’art. 45 delle NTA del PPTR, dell’art. 3 l. 241/1990, dell’art. 97 Cost. e dell’art. 42 Cost., nonché eccesso di potere per difetto di motivazione, errore nei presupposti, travisamento dei fatti e illogicità. Con il secondo motivo lamentavano la violazione dell’art. 10-bis l. 241/1990 e il difetto di istruttoria.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego comunale. Ha ritenuto fondate le censure di difetto di istruttoria e di motivazione, rilevando che il Comune aveva fondato il provvedimento su approfondimenti e valutazioni di carattere paesaggistico, anziché esaminare il profilo urbanistico ed edilizio proprio dell’istanza di riqualificazione conseguente alla decadenza del vincolo espropriativo. Il richiamo al PPTR e ai divieti edificatori dell’art. 45 delle relative NTA non è stato ritenuto sufficiente, poiché attiene a questioni paesaggistiche estranee alle specifiche valutazioni urbanistiche da compiere in tale procedimento. Il giudice ha richiamato il principio secondo cui, dopo la decadenza del vincolo preordinato all’esproprio, l’obbligo comunale di provvedere non può essere eluso mediante l’attesa della revisione complessiva dello strumento urbanistico, ma deve essere assolto attraverso la specifica e immediata disciplina della zona interessata. Le ulteriori censure sono state assorbite. L’annullamento è stato disposto con salvezza del riesercizio del potere da parte dell’amministrazione, emendato dai vizi riscontrati. Le spese sono state dichiarate irripetibili per la mancata costituzione dell’amministrazione, con rimborso del contributo unificato ai difensori antistatari dei ricorrenti.

Norme richiamate

  • art. 9 d.P.R. 327/2001

    Il vincolo preordinato all'esproprio ha la durata di cinque anni. Entro tale termine, può essere emanato il provvedimento che comporta la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera. Se non è tempestivamente dichiarata la pubblica utilità dell'opera, il vincolo preordinato all'esproprio decade.

    La decadenza del vincolo espropriativo impone all’amministrazione di procedere alla specifica e immediata disciplina urbanistica dell’area, senza eludere tale obbligo attendendo la revisione complessiva del piano.

  • art. 45 NTA del PPTR

    Il richiamo ai divieti edificatori paesaggistici non può sostituire l’esame delle valutazioni urbanistiche proprie dell’istanza di riqualificazione conseguente alla decadenza del vincolo espropriativo.

  • art. 3 l. 241/1990

    Il provvedimento di diniego deve esporre una motivazione adeguata e pertinente rispetto all’oggetto dell’istanza; una motivazione fondata su profili paesaggistici, anziché sulle valutazioni urbanistiche rilevanti, è viziata.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    La violazione è stata dedotta dai ricorrenti, ma il giudice ha accolto il ricorso sulla base del difetto di istruttoria e motivazione, assorbendo le residue censure.

Massime di principio

  • Quando un vincolo preordinato all’esproprio decade per mancata tempestiva dichiarazione di pubblica utilità, l’amministrazione comunale deve procedere alla specifica e immediata disciplina urbanistica dell’area interessata, senza poter eludere tale obbligo attendendo la revisione complessiva dello strumento urbanistico.
  • Nel procedimento di riqualificazione urbanistica conseguente alla decadenza di un vincolo espropriativo, l’amministrazione deve svolgere e motivare le valutazioni propriamente urbanistiche ed edilizie; il mero richiamo a vincoli o divieti paesaggistici non è sufficiente se non dimostra la concreta incidenza di tali elementi sulla disciplina urbanistica da adottare.
  • È illegittimo per difetto di istruttoria e motivazione il diniego di riqualificazione urbanistica fondato su valutazioni paesaggistiche estranee o comunque non pertinenti rispetto all’oggetto specifico dell’istanza.

Come è indicizzato

MaterieVincoli urbanisticiDichiarazione di pubblica utilitàMotivazione del provvedimento
RamiUrbanistica e governo del territorioEspropriazione per pubblica utilitàProcedimento amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaEffetto conformativo e riedizione del potere

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