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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8503/2022 del 14/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione formulata dopo l'annullamento senza rinvio della sua condanna per partecipazione ad associazione mafiosa (annullamento per violazione del principio del ne bis in idem). Denunciava omissione di valutazione degli effetti dell'annullamento sul giudizio di riparazione, l'uso di prove comprese nel periodo coperto dal giudicato (non più rivalutabili ai sensi dell'art. 649 c.p.p.) e l'assenza di motivazione su una presunta colpa grave ostativa; sosteneva inoltre che l'annullamento per ne bis in idem implicava l'illegittimità della misura cautelare e dunque doveva portare alla riparazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato il rigetto dell'istanza di riparazione. Ha ritenuto infondati i motivi del ricorrente: dalla sentenza di annullamento emergeva che alcuni elementi probatori (es. il conferimento della 'dote' nel 2007) erano riferibili a un periodo coperto dal giudicato e quindi non valutabili, ma il giudice di merito aveva effettuato un esame autonomo degli elementi nei limiti consentiti e, sulla base di precedenti condanne definitive, attività precedenti (favorggiamento della latitanza), l'attribuzione della dote e dichiarazioni eteroaccusatorie, aveva correttamente ritenuto che il comportamento dell'istante fosse connotato da grave e ingiustificabile negligenza capace di creare la falsa apparenza della partecipazione all'associazione e quindi escludente il diritto alla riparazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Limita la rivalutazione di prove o fatti già coperti da giudicato: elementi riferibili al periodo coperto dalla sentenza passata in giudicato non possono essere nuovamente valutati nel processo di riparazione.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che riguarda la riparazione per ingiusta detenzione: la Corte ha applicato il criterio per valutare la sussistenza della colpa grave dell'istante quale ostacolo al riconoscimento della riparazione.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Definisce i limiti del controllo di legittimità: la Corte di cassazione verifica la coerenza logico-argomentativa della motivazione senza potersi sostituire al giudice di merito nella rivalutazione dei fatti.

Massime di principio

  • L'annullamento di una condanna per motivi di legge (es. ne bis in idem) non determina automaticamente il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione: il giudice deve valutare se la detenzione sia stata causata anche da condotte dell'interessato caratterizzate da dolo o colpa grave.
  • Nel giudizio di riparazione non possono essere riesaminati elementi che ricadono nel periodo coperto dal giudicato (art. 649 c.p.p.); il giudice deve basarsi su elementi probatori disponibili e pertinenti fuori dal perimetro del giudicato.
  • La verifica della colpa grave è autonoma rispetto al merito penale: si valuta se il comportamento dell'istante abbia creato, per negligenza macroscopica o imprudenza, la prevedibile apparenza di un reato che ha determinato l'intervento restrittivo dell'autorità.
  • La Corte di cassazione controlla la logicità e la coerenza della motivazione del giudice di merito ma non può riformare la valutazione dei fatti se questa è razionalmente sostenibile; pertanto, decisioni motivate su basi fattuali attendibili sono difficilmente sindacabili in sede di legittimità.
  • Fatti pregressi e condanne definitive possono essere valorizzati nel giudizio di riparazione per dimostrare la prevedibilità della reazione dell'autorità giudiziaria e quindi la colpa grave dell'istante, anche se successivamente è intervenuto un annullamento per questioni giuridiche.
  • Per avere concrete possibilità di ottenere la riparazione, il richiedente deve dimostrare l'assenza di comportamenti che abbiano contribuito a creare la falsa apparenza di colpevolezza; non basta l'annullamento della condanna per vizi di diritto.

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