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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6849/2024 del 15/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di L'Aquila che aveva rigettato la richiesta di riesame sull'ordinanza del GIP di Teramo del 29/07/2023 che aveva disposto la custodia cautelare in carcere (capo F) per detenzione e cessione di cocaina. Il ricorrente, tramite unico motivo, denunciava violazione di norme processuali e vizio di motivazione per mancata autonoma valutazione dei gravi indizi da parte del GIP (art. 292, comma 2 c.p.p.), sostenendo che il giudice si era limitato a recepire la richiesta del PM senza compiere il prescritto vaglio critico e che non era stata adeguatamente spiegata la sua partecipazione alla condotta relativa ai fusti interrati contenenti circa 29 kg di cocaina; censurava inoltre l'adeguatezza della misura (era stato in precedenza agli arresti domiciliari per un episodio del 29/04/2023).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza delle censure. Ha ritenuto che la doglianza fosse formulata in modo generico e priva dell'analisi necessaria degli atti, e che il Tribunale di L'Aquila avesse correttamente rilevato come il GIP avesse compiuto autonoma valutazione delle risultanze investigative (rielaborando le richieste del PM, richiamando provvedimenti e intercettazioni, valutando il rinvenimento dei fusti e la corrispondenza dei loghi sulle confezioni) e avesse motivato logicamente la sussistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari, giustificando la custodia in carcere per la gravità, la sistematicità e l'organizzazione della condotta. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 292, comma 2, cod. proc. pen.

    La norma impone al giudice cautelare un'esposizione autonoma e critica dei gravi indizi e delle esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto però che, sebbene la motivazione riprendesse la richiesta del PM, il GIP aveva comunque svolto autonoma rielaborazione delle risultanze, sufficiente a rispettare l'onere motivazionale.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede l'onere delle spese del procedimento e il versamento alla Cassa delle Ammende in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato tale disposizione comminando le spese e la somma di euro 3.000,00.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari è inammissibile se le censure sono generiche: il ricorrente deve indicare con precisione quali passi del provvedimento manchino di autonoma valutazione o siano viziati, permettendo al giudice di legittimità di apprezzare la fondatezza dell'eccezione.
  • La mera ripetizione della tesi difensiva senza richiamare passi specifici dell'ordinanza impugnata o senza analizzare le risultanze investigative comporta il rigetto per genericità.
  • Il giudice delle misure non viola automaticamente l'art. 292 c.p.p. quando motivi per relationem: è sufficiente che risulti, dalla lettura complessiva del provvedimento, una rielaborazione autonoma e logica delle risultanze (esame degli atti, richiamo di intercettazioni, raffronto di elementi di prova, ecc.).
  • La Corte di cassazione non svolge un controllo di merito o una rivalutazione degli elementi probatori: può verificare solo se la motivazione del giudice del riesame rispetti i canoni logici e di diritto, non sostituendosi alle valutazioni di fatto del giudice.
  • Quando sopraggiungono elementi investigativi successivi che aggravano la situazione (es. sequestro di ingente quantitativo, riscontri tecnici come corrispondenza di loghi o modalità organizzative), il Tribunale del riesame può ritenere giustificato un inasprimento della misura cautelare rispetto a provvedimenti precedenti come gli arresti domiciliari.

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