Cassazione Civile, Sentenza n. 11657/2025 del 04/05/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I Bramante avevano convenuto il Comune per il risarcimento del danno e per indennità relative a tre suoli occupati. In corso di giudizio il Comune ha adottato un decreto di acquisizione 'sanante' ex art. 42-bis D.P.R. 327/2001. La Corte d'appello, ritenendo non applicabile l'art. 42-bis ai fatti anteriori alla entrata in vigore del TUE, aveva disapplicato il decreto e liquidato il risarcimento in favore dei privati. Il Comune ha impugnato in Cassazione sostenendo, tra l'altro, la piena applicabilità dell'art. 42-bis anche ai fatti anteriori e l'improcedibilità delle domande dei privati dopo l'adozione del decreto sanante; i resistenti hanno eccepito, tra l'altro, la formazione del giudicato e vizi di quantificazione del danno.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo del ricorso del Comune ritenendo che l'art. 42-bis D.P.R. 327/2001 sia applicabile anche ai fatti anteriori alla sua entrata in vigore (salvo la necessaria rivalutazione dell'attualità e prevalenza dell'interesse pubblico). Ha escluso che nel caso di specie fosse opponibile un giudicato impeditivo, perché il giudicato rilevante deve riguardare il trasferimento di proprietà già avvenuto in capo all'ente e non il mero accertamento del fatto materiale dell'illecita occupazione; inoltre il decreto sanante era intervenuto nel corso dell'appello e la relativa impugnazione amministrativa era stata rinunciata, rendendo quindi improcedibile il giudizio civile. Perciò la sentenza impugnata è stata cassata senza rinvio per sopravvenuta improcedibilità del giudizio e con compensazione integrale delle spese dei gradi di merito e di legittimità.
Norme richiamate
D.P.R. 327/2001 art. 42-bis
comma 8: "le disposizioni del presente articolo trovano altresì applicazione ai fatti anteriori alla sua entrata in vigore ed anche se vi è già stato un provvedimento di acquisizione successivamente ritirato o annullato, ma deve essere comunque rinnovata la valutazione di attualità e prevalenza dell'interesse pubblico a disporre l'acquisizione"
La Corte interpreta l'art. 42-bis come norma speciale applicabile anche a occupazioni anteriori alla sua entrata in vigore, con effetto ex nunc, purché sia verificata l'attualità e prevalenza dell'interesse pubblico; l'adozione del decreto sanante determina in genere l'improcedibilità delle domande di restituzione e risarcimento salvo giudicato preesistente che abbia già attribuito la proprietà all'ente.
D.P.R. 327/2001 art. 55
Norma che disciplina le occupazioni sine titulo anteriori al 30/9/1996 con criteri per la liquidazione dell'indennità; la Corte ritiene che l'art.55 non escluda l'applicabilità speciale dell'art.42-bis.
D.P.R. 327/2001 art. 57
Previsione di esclusione di talune disposizioni del TUE per progetti con dichiarazione di pubblica utilità anteriore; la Corte ritiene che l'art.57 non osti alla specialità e all'efficacia dell'art.42-bis.
Legge 2248/1865 artt. 4 e 5, all. E
Richiamate dal Comune in motivi di ricorso (richieste di interpretazione su aspetti procedurali e di indennizzo), ma la decisione centrale della Corte si è fondata principalmente su art.42-bis e sulla relativa interpretazione.
Legge 241/1990 art. 21-septies
Richiamata in relazione a questioni di trasparenza ed error in procedendo nella disapplicazione dell'atto amministrativo; non è risultata decisiva rispetto all'interpretazione dell'art.42-bis.
Legge 244/2007 art. 2
Norme citate in relazione a criteri valutativi per la determinazione del valore reale di mercato; la Corte ha assorbito le questioni di merito sulla quantificazione in ragione dell'improcedibilità sopravvenuta.
Giurisprudenza: Corte Costituzionale sent. 71/2015
"la norma trova applicazione anche ai fatti anteriori alla sua entrata in vigore, per i quali siano pendenti processi..."
La Corte di Cassazione ha richiamato la sentenza della Consulta per sostenere la legittimità dell'applicazione dell'art. 42-bis ai fatti anteriori e per argomentare la finalità di porre rimedio strutturale alle espropriazioni indirette.
Giurisprudenza: Cass. Sez. U. n. 3517/2019 e altre pronunce della Cassazione
Richiamate per i principi secondo cui l'art.42-bis è strumento di sanatoria con effetti ex nunc e che l'adozione tempestiva è requisito della sua legittimità; e per il principio che il giudicato che impedisce l'acquisizione sanante deve riguardare il trasferimento di proprietà.
Massime di principio
- L'art. 42-bis D.P.R. 327/2001 può essere applicato anche a fatti verificatisi prima della sua entrata in vigore se il procedimento è ancora pendente; l'effetto è in genere ex nunc e subordinato a valutazione dell'attualità e prevalenza dell'interesse pubblico.
- L'adozione di un decreto di acquisizione sanante, una volta efficace e non rimosso, rende normalmente improcedibili le domande civili di restituzione e risarcimento relative ai medesimi beni, salvo che sia già intervenuto un giudicato precedente che abbia definitivamente attribuito la proprietà all'amministrazione.
- Il giudicato impeditivo, ai fini di escludere l'operatività dell'art. 42-bis, deve riguardare non il mero accertamento dell'illecito materiale (la occupazione), ma l'effetto giuridico significativo: il trasferimento della proprietà in capo all'ente o l'attribuzione definitiva del correlato diritto risarcitorio.
- Il tempo di adozione del decreto sanante è cruciale: se la P.A. esercita tempestivamente il potere (anche nel corso del giudizio), ciò può interrompere la prosecuzione delle domande civili; viceversa, la ritardata adozione può essere impugnata, ma la mera pendenza di fatto non garantisce l'efficacia del giudicato civile.
- In presenza di decreto sanante e rinuncia all'impugnazione amministrativa da parte del privato, il giudice ordinario può dichiarare improcedibile il giudizio civile e cassare la sentenza di merito senza rinvio se non residuano questioni da decidere.
- Nei casi concreti, è fondamentale distinguere tra questioni di fatto (occupazione/trasformazione) e questioni di diritto (conseguenze traslative); la difesa dell'ente può validamente contestare le conseguenze giuridiche derivate dal fatto anche in sede di appello.
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