Cassazione Penale, Sentenza n. 35649/2022 del 22/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la misura cautelare della custodia in carcere per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, in relazione al rinvenimento di 516 grammi di cocaina nella sua autovettura (in una busta di plastica con la scritta "500"). Il difensore ha censurato la motivazione della misura, sostenendo l'assenza di esigenze cautelari, l'ingiustificata applicazione della misura più afflittiva nonostante l'assenza di precedenti per reati in materia di stupefacenti, l'assenza di prova di rapporti con organizzazioni criminali e la possibilità di tutela con misure meno gravi (arresti domiciliari).
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato infondato e rigettato. La Corte ha confermato che la detenzione di 516 grammi di cocaina, rapportata al reddito modesto del ricorrente, legittima il ragionevole fondamento (sulla base di massime di esperienza) che l'indagato fosse collegato ad ambienti criminali per la collocazione della sostanza sul mercato. Su tale presunzione è stato ritenuto il concreto rischio di reiterazione del reato e la possibilità che, anche in caso di arresti domiciliari, Tidona potesse continuare a collaborare con terzi (es. occultamento della droga in casa). Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali; il provvedimento è stato inviato alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1‑ter, disp. att. cod. proc. pen.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (art. 73)
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
La detenzione di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente è stata valutata come elemento sintomatico di detenzione ai fini di spaccio/distribuzione; la norma è stata interpretata in raccordo con le esigenze cautelari (rischio di reiterazione e pericolosità) per giustificare la custodia cautelare in carcere.
disp. att. cod. proc. pen., art. 94, comma 1‑ter
art. 94, comma 1‑ter, disposizioni attuative codice di procedura penale
Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi al provvedimento; non incide sul merito della decisione cautelare ma richiede l'esecuzione formale degli adempimenti processuali consequenziali.
Massime di principio
- La detenzione di una quantità significativa di droga, soprattutto se sproporzionata rispetto al reddito noto dell'indagato, può legittimamente essere considerata indizio di attività di spaccio e collegamento con reti criminali, giustificando misure cautelari più gravi.
- Le valutazioni cautelari possono fondarsi anche su "massime di esperienza" quando i fatti concreti (quantitativo della sostanza, modalità di detenzione) consentono inferenze ragionevoli sul rischio di reiterazione o di inquinamento probatorio.
- L'assenza di precedenti penali non esclude automaticamente l'applicazione della custodia cautelare se sussistono altri elementi concreti che rendono probabile la pericolosità sociale o la possibilità di proseguire nell'attività criminosa.
- Gli arresti domiciliari possono essere ritenuti insufficienti se vi è fondato rischio che il soggetto possa continuare a collaborare con terzi o occultare la sostanza nell'abitazione; va tuttavia valutata la proporzionalità tra misura e esigenze cautelari nel singolo caso.
- In fase cautelare il difensore deve fornire elementi concreti e idonei a confutare le inferenze basate sulle massime di esperienza (es. prova di redditi, legami deboli con ambienti criminali, impossibilità logistica di commercializzazione) per ottenere misure meno afflittive.
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