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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33799/2025 del 15/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Agrigento che aveva confermato il sequestro preventivo degli immobili denominati Kaos A e Kaos B, disposto dal GIP per presunti illeciti edilizi (demolizione e ricostruzione con aumento di sagoma/volume, opere non conformi alla SCIA e interventi in area vincolata paesaggisticamente). Il ricorrente, tramite i difensori, contestava la sussistenza del fumus commissi delicti e la motivazione del riesame, sostenendo che si trattava di ristrutturazione ricomprese nell'ambito della SCIA (art. 3 TUE), che il seminterrato e le opere (ascensore, scale) erano preesistenti o ammessi, che non vi era aumento di volume e che i rilievi del Tribunale erano contraddittori e fondati su valutazioni tecniche che non potevano sorreggere il sequestro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le censure avanzate attengono a valutazioni di fatto e a confronti tecnici tra opere realizzate e progetto depositato, materie non sindacabili in cassazione se non come violazione di legge. La Corte ha considerato congrua la motivazione del Tribunale del riesame che, sulla base degli atti e delle risultanze illustrative, ha rilevato elementi indiziari di difformità (ulteriori elevazioni fuori terra, ascensore e rampe non previste, modifiche di terrazze e superfici) idonei a fondare il fumus commissi delicti e la necessità cautelare. Il ricorso è pertanto stato rigettato (inammissibile) e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e all'ammenda di Euro 3.000,00 a favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Rilevato come norma evocata per il concorso di norme nel capo di imputazione; la Corte non entra nel merito sostanziale del reato ma segnala che il sequestro era disposto in relazione a più fattispecie penali concorrenti.

  • art. 44, comma 1, lettera c), d.P.R. n. 380/2001

    art. 44, comma 1, lett. c)

    Norma richiamata per qualificare come illecite opere di ristrutturazione che, nella pratica, configurano nuova costruzione per aumento di sagoma/volume; la Corte conferma che la valutazione della sussistenza di aumenti volumetrici è questione di fatto rilevante ai fini cautelari.

  • art. 181, comma 1-bis, lettera b), d.lgs. n. 42/2004

    art. 181, comma 1-bis, lett. b)

    Richiamata in relazione al vincolo paesaggistico: la presenza di interventi in area sottoposta a vincolo aggravava la rilevanza penale delle opere non autorizzate; elemento considerato dal Tribunale nella valutazione cautelare.

  • art. 125, comma 3, c.p.p.

    Richiamata dalla difesa per censurare la motivazione in ordine al fumus commissi delicti; la Corte osserva però che la questione sollevata è di fatto e non costituisce adeguata eccezione di illegittimità di legge appellabile in Cassazione.

  • art. 3 d.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia)

    La difesa invocava la nozione di ristrutturazione (trasformazione dell'organismo edilizio); la Corte rileva che la qualificazione tra ristrutturazione e nuova costruzione dipende dall'accertamento fattuale di aumento di volume/sagoma, accertamento compiuto dal Tribunale ai fini cautelari.

  • art. 325, comma 1, c.p.p.

    La Corte ricorda che il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge; la nozione di violazione include errori di diritto e vizi motivazionali tali da rendere la motivazione del provvedimento priva dei requisiti minimi.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma richiamata per l'effetto della declaratoria di inammissibilità: il ricorrente è tenuto alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, qui quantificata equitativamente in Euro 3.000,00.

  • legge n. 64/1974

    Richiamata dalla difesa in relazione alle prescrizioni per costruzioni in zone sismiche e alla disciplina delle opere interrate/seminterrate; la Corte non ha ritenuto decisivo tale richiamo in sede di essa perché la questione resta essenzialmente tecnica e di fatto.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti di sequestro preventivo è ammesso soltanto per violazione di legge o per vizi motivazionali talmente gravi da rendere la motivazione incomprensibile: contestazioni di merito tecnico-fattuale (come la consistenza delle opere o il confronto tra progetto e stato dei luoghi) sono in genere inammissibili.
  • Per resistere efficacemente a un sequestro preventivo per abusi edilizi occorre contestare la fondatezza giuridica dell'accertamento (es. prova documentale che dimostri l'assenza di aumento di volume, la preesistenza degli elementi contestati o la validità amministrativa della SCIA), non limitandosi a deduzioni generiche o a richieste di ulteriori accertamenti tecnici.
  • La qualificazione tra ristrutturazione (ammessa in SCIA) e nuova costruzione (soggetta a permesso di costruire) dipende da un accertamento comparativo tra preesistente e realizzato: se emergono elementi indiziari di incremento di sagoma/volume, è legittimo per il giudice della cautela disporre misure conservative anche in presenza di istanze amministrative.
  • La presenza di vincoli paesaggistici o altre tutele sovraordinate rafforza la legittimità del sequestro cautelare quando vi sono indizi di lavori non autorizzati, poiché il danno potenziale è maggiore.
  • In sede di impugnazione è importante circoscrivere e motivare specifiche violazioni di legge (non solo contestazioni di fatto) per rendere il ricorso cassazionale ammissibile; le questioni tecniche andranno invece dibattute e provate nel merito o in sede amministrativa/tecnica.

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