Cassazione Civile, Ordinanza n. 02640/2025 del 04/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (committente)
La controversia
La controversia nasce da un appalto integrato per la progettazione esecutiva e l'esecuzione dei lavori di adeguamento di un tratto stradale. La stazione appaltante aveva risolto il contratto per inadempimento dell'appaltatore; l'appaltatore aveva a sua volta chiesto che fosse dichiarata la risoluzione per colpa della committente, lamentando soprattutto l'erronea individuazione e la inidoneità delle cave indicate nel progetto, la mancanza di collaborazione nella ricerca di una nuova cava dopo il venir meno dell'autorizzazione di quella effettivamente utilizzata, nonché il diritto a restituzioni e risarcimenti per lavori eseguiti, perdita di qualificazione, danno all'immagine e riserve. La Corte d'appello aveva respinto sia l'appello principale della committente sia quello incidentale dell'appaltatore. In cassazione la committente ha dedotto, tra l'altro, l'inutilizzabilità dell'accertamento tecnico preventivo, la violazione della disciplina dell'appalto integrato e dell'allocazione degli oneri sulle cave, nonché l'omessa pronuncia sulla transazione delle riserve; l'appaltatore ha censurato la determinazione delle restituzioni, il diniego del danno curriculare e del danno all'immagine e la ritenuta efficacia estintiva della transazione sulle riserve.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato sia il ricorso principale sia il ricorso incidentale. Ha ritenuto inammissibili i primi due motivi della committente sull'accertamento tecnico preventivo perché non coglievano una ratio decisoria autonoma della sentenza impugnata e, comunque, perché la valutazione sull'urgenza è di merito; ha poi respinto gli altri motivi della committente affermando che, nell'appalto integrato, la individuazione delle cave necessarie rientrava nella progettazione definitiva e quindi nella sfera della stazione appaltante, e che le clausole del capitolato non potevano trasferire all'appaltatore un onere che la legge poneva a carico del committente. Quanto al motivo sulla transazione delle riserve, la Corte ha escluso l'omessa pronuncia perché la questione era stata esaminata; ha inoltre ribadito che l'eccezione di transazione è rilevabile d'ufficio se i relativi fatti risultano dagli atti. Ha respinto anche i motivi incidentali dell'appaltatore: le restituzioni conseguenti alla risoluzione vanno calcolate in base ai prezzi contrattuali e al momento della risoluzione; il danno curriculare e quello all'immagine richiedono allegazione e prova di un pregiudizio effettivo, non essendo sufficiente il solo fatto della risoluzione o una generica riduzione di reputazione. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate per reciproca soccombenza.
Norme richiamate
art. 696 c.p.c.
accertamento tecnico preventivo
L'urgenza e la rilevanza dell'accertamento sono apprezzamenti di fatto rimessi al giudice di merito; in cassazione non sono sindacabili se adeguatamente motivati. Inoltre, la mera contestazione dell'ATP non incide sulla decisione quando i fatti decisivi risultano comunque da prove documentali.
art. 240 d.lgs. n. 163/2006
La Corte ha escluso che la disciplina dell'accordo bonario renda improcedibile l'accertamento tecnico preventivo o ne imponga la previa attivazione in termini di preclusione assoluta.
artt. 32 e 33 d.m. n. 145/2000
Richiamati dalla ricorrente principale per sostenere limiti alla tutela preventiva; la Corte ha ritenuto la censura infondata perché non esiste una norma che precluda l'ATP nei termini prospettati.
art. 191 d.P.R. n. 207/2010
Richiamato dalla ricorrente principale; la Corte ha escluso che tale norma imponesse la preclusione dell'istruzione preventiva nel caso concreto.
artt. 53 e 136 d.lgs. n. 163/2006
Nel contesto dell'appalto integrato, non trasferiscono all'appaltatore l'onere di individuare le cave se il progetto definitivo già deve indicarle e il progetto esecutivo deve rispettarlo.
artt. 168, 169 e 140 d.P.R. n. 207/2010
Il progetto esecutivo nell'appalto integrato deve essere redatto nel pieno rispetto del progetto definitivo; da ciò la Corte desume che la scelta dei siti estrattivi resta in capo alla stazione appaltante nella fase del progetto definitivo.
artt. 25, 26 e 140 d.P.R. n. 554/1999
Il progetto definitivo deve indicare le cave e le discariche da utilizzare, con l'avvenuta autorizzazione; l'individuazione delle cave è quindi una competenza della stazione appaltante, non dell'appaltatore.
art. 1321 c.c.
Richiamato per la censura sulla valenza delle clausole del capitolato; la Corte ha ritenuto che l'autonomia contrattuale non può derogare alla disciplina legale che attribuisce alla stazione appaltante gli oneri progettuali rilevanti.
artt. 1362 e seguenti c.c.
Le clausole del capitolato speciale vanno interpretate in modo coerente con la disciplina legale dell'appalto integrato e non possono essere lette come trasferimento integrale all'appaltatore degli oneri di progettazione e individuazione delle cave.
art. 1372 c.c.
La Corte ha escluso che la sottoscrizione di pattuizioni o dichiarazioni possa derogare alla disciplina legale dell'appalto integrato in tema di progettazione e cave.
art. 1458 c.c.
Dopo la risoluzione dell'appalto pubblico, le restituzioni per prestazioni non restituibili in natura vanno commisurate ai prezzi contrattuali e al corrispettivo originariamente pattuito, non al valore venale liberamente stimato.
art. 1226 c.c.
Il criterio equitativo può operare solo dopo la prova dell'an del danno; non basta invocarlo per superare la mancanza di allegazione e prova di un pregiudizio effettivo.
art. 2697 c.c.
Chi chiede il risarcimento deve allegare e provare il danno effettivo, compresi il danno curriculare e quello all'immagine, non potendo la relativa esistenza essere presunta automaticamente.
art. 115 c.p.c.
Richiamato nella censura incidentale sull'uso del materiale documentale; la Corte ritiene che i fatti risultanti dagli atti possano essere valorizzati dal giudice per rilevare d'ufficio la transazione.
art. 116 c.p.c.
Il giudice di merito conserva il potere di valutare liberamente le prove documentali e la consulenza tecnica acquisita, nei limiti del prudente apprezzamento.
art. 112 c.p.c.
La Corte ha escluso l'omessa pronuncia perché la questione della transazione era stata esaminata; inoltre ha ritenuto che il rilievo officioso della transazione non violasse il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
art. 167 c.p.c.
La transazione, come eccezione in senso lato, è rilevabile d'ufficio se i relativi fatti emergono dagli atti, senza necessità di specifica eccezione di parte.
art. 360 c.p.c.
Usato per inquadrare i motivi di ricorso, ma la Corte ha verificato che alcune censure in realtà non colpivano la ratio decidendi e quindi erano inammissibili.
art. 380-bis c.p.c.
Il ricorso è stato trattato in adunanza camerale secondo il rito camerale speciale.
art. 380-bis.1 c.p.c.
Le parti hanno depositato memoria nel procedimento camerale.
art. 71, terzo comma, d.P.R. n. 554/1999
La dichiarazione congiunta di permanenza delle condizioni per l'immediata esecuzione dei lavori non è stata ritenuta idonea a trasferire all'appaltatore gli obblighi legali di progettazione e individuazione delle cave.
art. 3 d.P.R. n. 34/2000
Richiamato sul tema della qualificazione dell'impresa; la Corte ha considerato che un appalto di importo molto elevato implicava già il massimo livello di qualificazione, imponendo comunque prova specifica del danno curriculare.
art. 27 d.P.R. n. 34/2000
Richiamato dalla ricorrente incidentale per sostenere il danno all'immagine; la Corte non ha tratto da tale norma una presunzione automatica di danno.
art. 38 d.lgs. n. 163/2006
Richiamato dalla ricorrente incidentale per sostenere l'effetto pregiudizievole della risoluzione sulle gare future; la Corte ha escluso che ciò basti di per sé a provare il danno all'immagine.
Massime di principio
- Nell'appalto integrato, l'individuazione delle cave e degli altri presupposti materiali necessari alla progettazione definitiva resta, in linea di principio, a carico della stazione appaltante; le clausole del capitolato non possono trasferire all'appaltatore un obbligo che la legge colloca nella fase progettuale pubblica.
- Il progetto esecutivo nell'appalto integrato deve rispettare il progetto definitivo: ne consegue che l'appaltatore non può essere onerato, in via sostanziale, di introdurre scelte progettuali che modifichino qualità o quantità delle lavorazioni già definite.
- L'accertamento tecnico preventivo è inutilizzabile solo se il vizio dedotto è decisivo e inciso sulla decisione; se i fatti rilevanti risultano comunque da prove documentali, la critica all'ATP non coglie la ratio decidendi.
- La valutazione dell'urgenza ai fini dell'ATP è un apprezzamento di fatto del giudice di merito e non è sindacabile in cassazione se sorretto da motivazione.
- La transazione è un'eccezione in senso lato e può essere rilevata d'ufficio quando il fatto transattivo emerge dagli atti di causa; non occorre una specifica eccezione di parte, ma il fatto deve risultare documentalmente.
- Dopo la risoluzione di un appalto pubblico, le restituzioni per prestazioni non restituibili in natura vanno commisurate al corrispettivo contrattuale originario e al momento della risoluzione, non al più elevato valore venale astratto delle prestazioni.
- Il danno curriculare e il danno all'immagine non si presumono automaticamente dalla sola risoluzione del contratto: richiedono allegazione e prova di un pregiudizio effettivo, quantomeno in termini di perdita di concrete occasioni di lavoro o di peggioramento dimostrabile della posizione dell'impresa.
- Il ricorso al criterio equitativo ex art. 1226 c.c. presuppone la prova dell'an debeatur; non può sostituire la mancata dimostrazione del danno.
- Le censure di legittimità devono colpire la ratio decidendi effettivamente posta a base della decisione impugnata; se trascurano un'autonoma e dirimente argomentazione, sono inammissibili.
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