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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27139/2024 del 09/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Ministero impugna l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Perugia che aveva accolto il reclamo del detenuto ai sensi degli artt. 35-bis e 69 ordinamento penitenziario, consentendo l'acquisto di riviste a diffusione nazionale non comprese nell'elenco "modello 72". L'Avvocatura dello Stato ha sostenuto che il Tribunale si è illegittimamente sostituito all'amministrazione penitenziaria, violando la potestà amministrativa di regolamentare l'elenco delle riviste acquistabili, che il detenuto non ha documentato un pregiudizio grave e irreparabile derivante dall'applicazione del regolamento, e che imporre controlli su qualsiasi rivista non elencata comporterebbe un grave onere organizzativo per l'istituto penitenziario. Si è altresì richiamato che pronunce analoghe erano state già annullate dalla giurisprudenza di legittimità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha confermato l'orientamento secondo cui la Circolare DAP del 2 ottobre 2017 (tabella/modalità "modello 72") che limita la ricezione e l'acquisto di libri, riviste e giornali alle sole testate ivi indicate è legittima nell'ambito del regime 41-bis. La Corte ha ritenuto che il divieto di acquisto di riviste non contenute nel catalogo non comporti una compressione eccessiva dei diritti fondamentali all'informazione, allo studio e alla lettura, stante l'adeguatezza e varietà dell'elenco autorizzato, e che la generica richiesta del detenuto non giustifichi il superamento della discrezionalità amministrativa. Ha inoltre rilevato che i controlli richiesti dal Tribunale (inclusa l'eliminazione o l'oscuramento di inserzioni) sarebbero sproporzionati rispetto all'interesse del detenuto. Conseguentemente ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e quella del magistrato di sorveglianza di Spoleto del 17 aprile 2023.

Norme richiamate

  • art. 41-bis legge 26 luglio 1975, n. 354

    Consente misure detentive speciali e giustifica restrizioni a finalità di sicurezza, che legittimano limitazioni nella ricezione di stampati per i detenuti sottoposti al regime 41-bis.

  • Circolare DAP 2 ottobre 2017 (modello/tabella 72)

    limita la ricezione di libri, riviste e giornali alle sole testate di cui alla tabella 72

    La Corte ritiene legittima la limitazione operata dalla circolare: la lista autorizzata è strumento proporzionato per prevenire rischi connessi a messaggi criptici e per tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica nel regime 41-bis.

  • art. 35-bis e art. 69 ordinamento penitenziario

    Norme richiamate a fondamento del reclamo del detenuto volto ad ottenere l'introduzione di ulteriori riviste; disciplinano i rimedi interni e il reclamo contro provvedimenti dell'amministrazione penitenziaria.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiama i limiti di enunciazione del motivo nel ricorso per cassazione; qui citato per l'illustrazione sintetica del motivo di impugnazione.

Massime di principio

  • In regime 41-bis l'amministrazione penitenziaria ha ampia discrezionalità nel determinare l'elenco delle pubblicazioni acquistabili dai detenuti per ragioni di sicurezza.
  • Il diritto all'informazione, allo studio e alla lettura del detenuto non è necessariamente violato dalla limitazione delle testate disponibili, purché il catalogo autorizzato sia sufficientemente ampio e vario.
  • Una richiesta generica del detenuto di estendere l'elenco delle riviste non è sufficiente a far decadere la discrezionalità amministrativa; occorre documentare un pregiudizio grave e irreparabile o elementi concreti di illegittimità.
  • Misure amministrative di controllo delle pubblicazioni (ispezione, eliminazione di inserzioni) rientrano nelle competenze dell'amministrazione penitenziaria, e l'obbligo giudiziario di imporre tali controlli può essere ritenuto sproporzionato rispetto all'interesse del singolo detenuto.
  • La giurisprudenza di legittimità tende a consolidare la possibilità di limitare l'accesso a determinate pubblicazioni quando sussistono ragioni concrete di sicurezza e di ordine pubblico.

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