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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02931/2026 del 26/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

impugnazione dell'ordinanza del giudice dell'esecuzione che ha rigettato la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione relativo a opere edilizie abusive. Il ricorrente ha dedotto, in primo luogo, che la statuizione demolitoria fosse viziata o venisse meno a causa della continuazione tra reati (conseguente a successive condanne), e, in secondo luogo, ha sostenuto genericamente che il permesso di costruire in sanatoria e l'adeguamento alle norme antisismiche avrebbero impedito o imposto la revoca dell'ordine di demolizione.

La decisione

la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità. Sul primo punto ha ribadito il principio secondo cui l'ordine di demolizione, divenuto definitivo con il passaggio in giudicato della sentenza di condanna, rimane efficace anche se il fatto è posto in continuazione con altro reato: la continuazione unifica le pene ma non cancella le statuizioni accessorie. Sul secondo punto ha confermato che il permesso di costruire in sanatoria (art. 36 d.P.R. 380/2001) estingue i reati urbanistici contravvenzionali ma non le illiceità derivanti dalla violazione delle norme antisismiche o sulle opere in conglomerato cementizio; pertanto il giudice dell'esecuzione non può revocare l'ordine di demolizione se non risulta l'adeguamento completo e documentato alle norme antisismiche. La Corte ha inoltre richiamato precedente pronuncia relativa allo stesso immobile che aveva accertato l'illegittimità del permesso di costruire e l'inidoneità del titolo a coprire abusi successivi (Legge 724/1994 e termini temporali). Infine il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (art. 36)

    Il permesso di costruire in sanatoria ai sensi dell'art. 36 estingue i reati contravvenzionali urbanistici ma non estingue le illiceità connesse al mancato rispetto della normativa antisismica e delle opere in conglomerato cementizio

  • Legge 724/1994 (condono)

    La disciplina del condono si applica soltanto alle opere ultimate entro il 31 dicembre 1993; un titolo di concessione o sanatoria non è idoneo a coprire abusi realizzati successivamente alla domanda di condono

  • Codice di procedura penale

    Previsione delle conseguenze processuali in caso di ricorso inammissibile; la Corte ha ritenuto applicabile l'art. 616 per la condanna alle spese e per l'assenza di culpa in causa di inammissibilità

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    segnalate varie pronunce (es. Sez. 3, n. 31458/2016; Sez. 3, n. 38953/2017; Sez. 3, n. 54707/2018; Sez. 7, n. 11254/2017; Sez. 3, n. 22580/2019; Sez. 4, n. 13235/2022)

    La giurisprudenza consolidata afferma: (1) la continuazione tra reati non fa venir meno le statuizioni accessorie (come l'ordine di demolizione) divenute definitive; (2) il permesso in sanatoria non estingue le responsabilità connesse alla normativa antisismica; (3) la revoca dell'ordine di demolizione richiede prova di completo adeguamento antisismico; (4) titoli viziati o che non coprono abusi successivi non rendono condonabili le opere

Massime di principio

  • Un ordine di demolizione divenuto definitivo con il passaggio in giudicato della sentenza di condanna resta esecutivo anche se il reato viene poi dichiarato in continuazione con altri reati; la continuazione unifica le pene ma non cancella le statuizioni accessorie
  • Il permesso di costruire in sanatoria ex art. 36 d.P.R. 380/2001 estingue soltanto i reati urbanistici contravvenzionali; non estingue le violazioni delle norme antisismiche o quelle relative alle opere in conglomerato cementizio
  • Per ottenere la revoca di un ordine di demolizione il ricorrente deve dimostrare in modo completo e documentato il recepimento e l'effettiva attuazione degli adeguamenti alle norme antisismiche, sia su piano formale sia sostanziale
  • Occorre verificare la legittimità e la portata temporale del titolo edilizio/sanatoria: un titolo basato su presupposti falsi o che non copre abusi successivi non rende le opere condonabili
  • I motivi di impugnazione devono essere specifici e non generici: argomentazioni vaghe o meramente affermative sono spesso dichiarate inammissibili o manifestamente infondate
  • In procedimenti di questo tipo è utile acquisire e produrre documentazione tecnica dettagliata (relazioni strutturali, calcoli antisismici, attestazioni di conformità) prima dell'appello per evitare il rigetto per genericità

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