Cassazione Penale, Sentenza n. 39145/2022 del 18/10/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente Cavallo impugna il rigetto della domanda di riparazione per ingiusta detenzione ex art. 314 c.p.p. relativa alla custodia cautelare in carcere (1/6/2010 - 21/4/2011) e agli arresti domiciliari (21/4/2011 - 13/6/2011) per complessivi 225 giorni, in un procedimento per reati connessi allo spaccio di stupefacenti. Cavallo era stato poi assolto con sentenza irrevocabile perche' il fatto non sussiste (sentenza del 20/8/2018, irrevocabile 11/12/2018). In Cassazione censura il giudizio della Corte di Appello che ha ritenuto la sussistenza di colpa grave ostativa all'indennizzo, in particolare per avere il ricorrente esercitato la facolta' di non rispondere all'interrogatorio di garanzia e per le sue frequentazioni/contatti (soprattutto con Vedda Michele) e precedenti, nonche' per intercettazioni ritenute dal giudice di merito insufficienti ma non inutilizzabili. Il ricorrente sostiene l'inesistenza ab initio degli indizi, l'inattendibilita' delle dichiarazioni del collaboratore Vedda e l'irrilevanza del silenzio in sede di interrogatorio alla luce della giurisprudenza invocata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Pur affermando che, per effetto della normativa sopravvenuta (D.Lgs. 8/11/2021, n.188), l'esercizio della facolta' di non rispondere non puo' essere piu' considerato di per se' come causa ostativa all'indennizzo, ha confermato che restano pero' altri profili ostativi alla riparazione. In particolare la Corte ha ritenuto rilevanti i contatti e le frequentazioni del Cavallo con soggetti implicati nel traffico di stupefacenti (notazioni ricavabili dalle conversazioni e dal ruolo di Vedda), nonche' il precedente arresto del 25/9/2008 per 5 kg di hashish, sicche' la Corte d'appello non ha erroneamente valutato la sussistenza di elementi che configurano, nel complesso, una condotta di colpa grave o di connivenza idonea a giustificare il rigetto della domanda di indennizzo. Conseguentemente il ricorso e' stato respinto e il ricorrente condannato alle spese, compresa la rifusione delle spese al Ministero resistente.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
"chi e' stato prosciolto con sentenza irrevocabile ... ha diritto a un'equa riparazione ... qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave"
Stabilisce il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione salvo che l'interessato abbia dato causa alla misura per dolo o colpa grave; il giudice deve accertare d'ufficio l'eventuale causa ostativa
art. 64 cod. proc. pen., co. 3, lett. b
Riguarda la facolta' dell'imputato di non rispondere (diritto al silenzio); la Corte ricorda che l'esercizio di tale diritto, per effetto della novella normativa, non puo' essere valutato come causa ostativa all'indennizzo
D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 188, art. 4, co. 1, lett. b
Novella normativa che chiarisce che l'esercizio da parte dell'imputato della facolta' di cui all'art. 64, co. 3, lett. b) non incide sul diritto alla riparazione ex art. 314 c.p.p.; ha efficacia a decorrere dal 14/12/2021 e impone di non considerare il silenzio come motivo ostativo
art. 43 cod. pen.
Definisce la nozione di colpa (negligenza, imprudenza, imperizia): la colpa grave che esclude l'indennizzo si valuta con riferimento a condotte macroscopiche di negligenza o trascuratezza che hanno reso prevedibile l'intervento dell'autorita' giudiziaria
art. 611 cod. proc. pen.
Norma procedurale menzionata rispetto alle conclusioni del Pubblico Ministero presso la Corte di Cassazione; rilevante solo sul piano processuale per la formulazione delle conclusioni
Massime di principio
- Dopo la modifica normativa (D.Lgs. n.188/2021) l'esercizio del diritto di non rispondere non puo' essere utilizzato, da solo, per negare la riparazione per ingiusta detenzione.
- Il rigetto della domanda di indennizzo puo' comunque fondarsi su altri elementi che dimostrino dolo o colpa grave: in particolare frequentazioni ambigue con soggetti notoriamente dediti a traffici illeciti, contatti ripetuti e situazioni di connivenza possono integrare colpa grave.
- L'assoluzione nel merito (anche perche' il quadro indiziario si e' rivelato insufficiente) non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo: il giudice della riparazione valuta autonomamente se le condotte dell'indagato abbiano contribuito, con negligenza o comportamento colposo, a determinare la custodia cautelare.
- Le intercettazioni, se prive di riscontri esterni, possono essere insufficienti a fondare la responsabilita' penale ma possono comunque concorrere, in combinazione con altri elementi (frequentazioni, precedenti, comportamenti), a giustificare il diniego dell'indennizzo.
- Chi intrattiene rapporti con persone coinvolte in attivita' criminali e si trovi in contesti temporali e ambientali compatibili con l'attivita' illecita e' gravato dall'onere di fornire tempestive e convincenti chiarificazioni; l'omessa o insufficiente collaborazione puo' essere valutata come colpa grave.
- Il giudizio di riparazione e' autonomo rispetto al processo penale: il giudice della riparazione deve esaminare ex novo tutti gli elementi per verificare l'eventuale incidenza causale del comportamento dell'indagato sulla misura cautelare.
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