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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 692/2022 del 12/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della condanna per il reato di minaccia grave: si censura la mancata prova certa a carico dell'imputato in quanto la condanna si sarebbe basata solo sulla dichiarazione della persona offesa (presunta parte interessata e parziale per motivi di astio personale); si deduce l'applicabilità dell'art. 131-bis c.p. per la tenuità del fatto e la non abitualità del comportamento, si contesta la qualificazione della minaccia come "grave" ai sensi dell'art. 612 c.p. e si lamenta uno scostamento ingiustificato dal minimo edittale ai sensi dell'art. 133 c.p.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di legittimità ha ritenuto le doglianze meramente riproduttive delle critiche già esaminate e respinte dalla Corte d'appello, la quale aveva motivato ampiamente e coerentemente. È stata confermata la credibilità della persona offesa per la linearità e plausibilità del racconto; la minaccia è stata ritenuta grave perché prospettava un male estremo e, resa tramite gesto simbolico (simulazione del taglio della gola), risultava ancora più intimidatoria. Perciò l'art. 131-bis c.p. non si applica (non si è in presenza di offesa tenue). La determinazione della pena è stata ritenuta congrua in relazione alla gravità della condotta e ai precedenti penali; il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p. lett. b)

    Richiamata come norma di riferimento per censurare la motivazione della sentenza impugnata; la Corte ha ritenuto che la motivazione della corte d'appello fosse ampia, congrua e logica, quindi non viziata ai sensi di questa lettera di impugnazione.

  • art. 612 c.p.

    Norma che punisce la minaccia; la Corte ha ritenuto che la minaccia fosse "grave" in quanto prospettava un male estremo e fu resa con un gesto simbolico intimidatorio (simulazione del taglio della gola).

  • art. 131-bis c.p.

    Norma sulla tenuità del fatto e sulla non abitualità; la Corte ha escluso l'applicazione perché la minaccia non era tenue ma rivolgeva all'offeso la prospettazione di un grave danno, incompatibile con i presupposti della norma.

  • art. 133 c.p.

    Norma sulla determinazione della pena; la Corte ha ritenuto insindacabile la scelta del giudice di merito riguardo alla pena, purché congruamente motivata, e ha accettato lo scostamento in ragione della gravità della condotta e dei precedenti dell'imputato.

Massime di principio

  • La cassazione è inammissibile quando il ricorso ripropone doglianze già esaminate e adeguatamente motivate dal giudice d'appello; le questioni già approfondite in grado di merito non possono essere rinnovate senza nuovi profili di legittimità.
  • La testimonianza della persona offesa, se valutata dal giudice come lineare, coerente e priva di contraddizioni, può costituire base sufficiente per la condanna; l'attacco alla credibilità deve evidenziare vizi logico-argomentativi specifici per essere efficace in Cassazione.
  • Un gesto simbolico che prospetta un male estremo (es. simulazione del taglio della gola) può integrare la "minaccia grave" perché tale modo espressivo può accrescere l'effetto intimidatorio rispetto alla sola minaccia verbale.
  • L'art. 131-bis c.p. richiede che il fatto sia di particolare tenuità: se la condotta è valutata come afferente a un pericolo grave, la derubricazione per tenuità non è applicabile.
  • La determinazione della pena è principalmente rimessa al giudice di merito; la Corte di Cassazione sindaca la congruità della motivazione ma non riforma la valutazione discrezionale del merito quando adeguatamente motivata.
  • Se si intende impugnare la credibilità della persona offesa con successo, occorre proporre elementi di fatto o di diritto nuovi o mostrare specifici vizi nella logica motivazionale del giudice di merito.

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