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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23228/2026 del 23/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

Nel procedimento di esecuzione il condannato chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati già definitivamente giudicati con tre sentenze. Il Tribunale di Velletri, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha rigettato l'istanza. Il ricorso per cassazione era affidato a un unico motivo, formalmente qualificato come violazione degli artt. 192 c.p.p. e 81 c.p., oltre a vizio di motivazione. Dalla motivazione emerge che il ricorrente contestava il diniego della continuazione, insistendo sulla possibilità di ricondurre i fatti a un medesimo disegno criminoso, anche alla luce della continuazione interna già riconosciuta con il primo titolo esecutivo. La Corte rileva però che le condotte erano distanziate nel tempo (dal 2020 al 2024), non omogenee e riferite a reati eterogenei: da un lato maltrattamenti in famiglia sfociati in aggressioni fisiche e lesioni personali, dall'altro evasione e detenzione a fini di cessione di sostanze stupefacenti. Il ricorso è stato ritenuto generico, meramente fattuale e manifestamente infondato quanto al preteso vizio di motivazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che il giudice dell'esecuzione avesse fornito una motivazione completa e non manifestamente illogica sul diniego della continuazione. È stata valorizzata la distanza temporale tra i fatti, la loro eterogeneità e la mancanza di concreti indicatori di un programma criminoso unitario. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 192 c.p.p.

    Richiamato come parametro dedotto dal ricorrente; la Corte non accoglie la censura e ribadisce che la motivazione del giudice dell'esecuzione era immune da vizi logici.

  • art. 81 c.p.

    Norma invocata per il riconoscimento del medesimo disegno criminoso; la Corte afferma che la sua applicazione richiede concreti indicatori della programmazione unitaria dei reati.

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    Richiamato solo per l'oscuramento dei dati sensibili in caso di diffusione del provvedimento.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva richiede una verifica rigorosa di indicatori concreti del medesimo disegno criminoso, quali omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, causali, sistematicità e programmabilità dei successivi reati fin dal primo fatto.
  • La sola contiguità cronologica tra gli addebiti o la mera identità dei titoli di reato non bastano a dimostrare la continuazione, perché possono riflettere una abitualità criminale o scelte di vita illecite, non un progetto unitario.
  • Il giudice dell'esecuzione può discostarsi dal precedente riconoscimento della continuazione effettuato in sede di cognizione, purché motivi specificamente le ragioni del diverso apprezzamento.
  • Quando i fatti risultano temporalmente distanti e oggettivamente eterogenei, il diniego della continuazione è legittimo anche se per altri segmenti della vicenda sia stata già riconosciuta una continuazione interna.
  • In cassazione, una doglianza contro il diniego della continuazione è inammissibile se generica, meramente fattuale o priva di reale confronto con la motivazione del provvedimento impugnato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

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