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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2417/2025 del 21/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha dichiarato inammissibili le istanze di affidamento in prova al servizio sociale e di detenzione domiciliare e ha respinto la richiesta di semilibertà avanzate dal condannato. Il ricorso denunciava errore di interpretazione dell'art. 58-quater, comma 7-bis, ord. pen., mancata valutazione di una prognosi favorevole e motivazione illogica e travisamento dei fatti, con riferimento al fatto che la recidiva aggravata era stata constatata prima dell'accesso a una misura alternativa e che il ricorrente aveva da oltre 10 anni assenza di pendenze, disponibilità di stabile dimora e rapporti familiari di sostegno.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesto infondatezza. Ha ritenuto corretta l'applicazione dell'art. 58-quater, comma 7-bis, ord. pen. perché le misure alternative (affidamento e detenzione domiciliare) erano già state concesse rispetto a pregresse condanne con applicazione della recidiva prevista dall'art. 99, comma 4, e quindi opera la preclusione. Ha inoltre confermato il rigetto della semilibertà per mancanza, da parte del condannato, di concreta proposta di attività lavorativa o di volontariato. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende (ex art. 616 cod. proc. pen.).

Norme richiamate

  • art. 58-quater, comma 7-bis, ord. pen.

    «l'affidamento in prova al servizio sociale nei casi previsti dall'articolo 47, la detenzione domiciliare e la semilibertà non possono essere concessi più di una volta al condannato al quale sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, del codice penale»

    La Corte applica l'interpretazione costituzionalmente orientata: la preclusione assoluta opera solo se la prima sperimentazione della misura alternativa era intervenuta in presenza dell'aggravante della recidiva reiterata e successivamente il condannato ha commesso il reato che ha originato la nuova condanna con la stessa aggravante; in tali condizioni la misura non può essere concessa di nuovo.

  • Corte costituzionale, sent. n. 291/2010

    Richiamata per ribadire l'interpretazione restrittiva dell'art. 58-quater, comma 7-bis: l'esclusione dal beneficio è assoluta solo quando il reato espresso dalla recidiva reiterata sia stato commesso dopo la sperimentazione della misura alternativa precedente.

  • Sez. 1, n. 47324 del 29/11/2011 (Autieri)

    Precedente di legittimità confermante che la preclusione opera quando la prima sperimentazione del beneficio sia stata concessa nella condizione di recidiva reiterata e successivamente sia stato commesso il nuovo reato con la medesima aggravante.

  • art. 99, comma 4, cod. pen.

    Riferimento all'aggravante della recidiva qualificata; la Corte prende atto che precedenti misure erano state concesse in contesti in cui tale aggravante era stata applicata e ciò attiva la preclusione prevista dall'art. 58-quater, comma 7-bis.

  • art. 47 ord. pen.

    Richiamato come riferimento normativo alle ipotesi di affidamento in prova cui si applica la preclusione di cui all'art. 58-quater, comma 7-bis.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente come presunta violata (motivi di cassazione). La Corte ha ritenuto manifestamente infondati i motivi dedotti ai sensi di tale articolo.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende per aver proposto un ricorso ritenuto con profili di colpa.

  • artt. 455 e 640 cod. pen.

    Reati che compongono il cumulo per il quale è in corso l'espiazione e che formano il fondamento delle condanne rilevanti ai fini dell'applicazione della recidiva e della preclusione delle misure alternative.

Massime di principio

  • L'art. 58-quater, comma 7-bis, ord. pen. può impedire la reiterata concessione di misure alternative solo se, cumulativamente, la prima misura era stata sperimentata in presenza della recidiva reiterata e il nuovo reato è stato commesso dopo tale sperimentazione; non tutte le applicazioni della recidiva determinano automaticamente una preclusione.
  • Per ottenere semilibertà è fondamentale presentare una proposta concreta e verificabile di attività lavorativa o volontariato; la mera disponibilità di domicilio stabile o rapporti familiari di sostegno può non essere sufficiente senza il progetto lavorativo/di volontariato.
  • La persistenza di assenza di pendenze penali recenti e la positiva condotta estrinseca sono elementi utili, ma non sono idonei a superare una preclusione normativa espressa se ricorrono i presupposti previsti dalla legge e dalla giurisprudenza costituzionale.
  • In sede di impugnazione in cassazione, è essenziale argomentare specificamente perché la valutazione del giudice di merito sarebbe irrazionale o priva di supporto fattuale; deduzioni generiche o aspecifiche rischiano l'inammissibilità.
  • Quando si contesta l'interpretazione di una norma restrittiva delle misure alternative, è utile indicare e documentare il momento delle sperimentazioni precedenti delle misure e la cronologia dei reati, perché la giurisprudenza richiede la verifica temporale per l'operatività della preclusione.

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