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Sentenza

Sentenza n. 251/2026 - Lecce, Sezione 1

per l'annullamento - dell’informativa antimafia a carattere interdittivo a firma del Prefetto di Brindisi (prot. n. -OMISSIS- del 13.07.2020, notificata a mezzo pec in data 20.08.2020), con la quale si informa che in relazione alla sig.ra -OMISSIS- sussistono i tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società dalla stessa avviata, ai sensi dell’art. 91 del D.lgs. 6 settembre 2011, n. 159; - della nota n. -OMISSIS- del 20.7.2020 del Comune di San Pietro Vernotico avente ad oggetto “Segnalazioni Certificate di Inizio Attività, ai sensi dell’art. 19 della L. 241/1990 e s.m.i. nell’unità immobiliare a Piano Terra ubicata alla Via -OMISSIS- (…) - segnalante -OMISSIS-, in qualità di titolare della ditta individuale omonima - Provvedimento motivato di decadenza degli effetti, ai sensi dell’art. 19 comma 3 della L. 241/1990 e s.m.i.”

Giustizia amministrativa202001326

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Lecce, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: informativa antimafia interdittiva prefettizia e provvedimento comunale di decadenza degli effetti delle SCIA ai sensi dell'art. 19, comma 3, l. 241/1990

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (prefettura e comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La titolare di una ditta individuale operante nel settore della ristorazione ha impugnato l'informativa antimafia interdittiva adottata dal Prefetto di Brindisi ai sensi dell'art. 91 del d.lgs. 159/2011, nonché il conseguente provvedimento del Comune di San Pietro Vernotico di decadenza degli effetti delle SCIA relative all'attività esercitata. Il ricorso comprendeva anche una domanda cautelare. Dal testo disponibile non emergono in dettaglio i singoli motivi di illegittimità dedotti contro gli atti impugnati. L'istanza cautelare era stata respinta con ordinanza del 17 dicembre 2020.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Nel corso del giudizio è stata documentata la cessazione dell'attività di ristorazione della ricorrente; tale circostanza è stata confermata anche dalle memorie della ricorrente e del Comune, che hanno rappresentato la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione. Il giudice non ha quindi esaminato nel merito la legittimità dell'informativa antimafia e del provvedimento comunale. Le spese di lite sono state compensate per ragioni equitative.

Norme richiamate

  • art. 91 d.lgs. 159/2011

    La disposizione è indicata quale base normativa dell'informativa antimafia interdittiva impugnata; il giudice non ne ha esaminato nel merito i presupposti applicativi.

  • art. 19, comma 3, l. 241/1990

    La disposizione è indicata quale base normativa del provvedimento comunale di decadenza degli effetti delle SCIA; il giudice non ne ha esaminato nel merito la legittimità.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    È richiamato nel provvedimento in relazione alla trattazione della causa, senza che dal testo emerga una specifica questione interpretativa.

Massime di principio

  • La cessazione dell'attività economica cui si riferiscono gli atti impugnati, quando determina e viene confermata dalla sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, comporta la dichiarazione di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La dichiarazione di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse preclude l'esame nel merito dei vizi dedotti contro gli atti amministrativi impugnati.
  • In presenza di ragioni equitative, il giudice amministrativo può compensare integralmente le spese di lite anche quando il ricorso viene dichiarato improcedibile.

Come è indicizzato

MaterieInterdittiva e informazione antimafiaSCIA e liberalizzazioniEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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