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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16091/2024 del 17/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal GIP di Patti per violenza e minaccia a pubblico ufficiale (fatto del 8/9/2023). Il ricorrente contestava: 1) violazione di legge e vizio di motivazione (art. 274 c.p.p.) per carenza e travisamento della prova, sostenendo l'assenza di un concreto e attuale pericolo di recidiva (si richiamava il ritardo di oltre un mese nell'adozione del provvedimento e l'assenza di precedenti indicativi di aggressività); 2) violazione di legge e vizio di motivazione (art. 275 c.p.p.) per mancata indicazione delle ragioni per cui non fosse applicabile una misura meno grave rispetto agli arresti domiciliari.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso in parte inammissibile e in parte fondato. Il primo motivo (contestazione dell'esistenza delle esigenze cautelari) è stato dichiarato inammissibile perché attiene a valutazioni di merito non censurabili in Cassazione salvo violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione; la Corte ha ritenuto congrua la valutazione del rischio di recidiva fondata sulla gravità della condotta e sui precedenti. Il secondo motivo è stato invece accolto: la Corte ha ritenuto insufficiente e stereotipata la motivazione del Tribunale in ordine alla scelta degli arresti domiciliari invece di misure meno gravose, annullando l'ordinanza e rinviando il giudizio al Tribunale di Messina perché emetta nuovo provvedimento con adeguata motivazione.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale base per il riesame della misura cautelare da parte del Tribunale competente

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Regola i requisiti della motivazione degli atti; la Corte precisa che la motivazione è sindacabile in Cassazione solo se mancante dei minimi requisiti di coerenza, completezza e logicità o manifestamente illogica

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Disposto relativo alle misure cautelari personali e alla necessità di motivare la scelta della misura; la Corte segnala l'obbligo di spiegare perché non sia possibile una misura meno gravosa

  • art. 337 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per indicare il reato contestato (violenza e minaccia per opporsi al compimento di un atto dell'ufficio); assume rilievo ai fini della valutazione della gravità della condotta

  • art. 23, commi 8 e 9, decreto-legge 28/10/2020 n.137 (conv. L. 18/12/2020 n.176)

    Norme richiamate in relazione alle modalità di trattazione dell'udienza in videoconferenza/forme semplificate adottate per il procedimento

Massime di principio

  • In sede di Cassazione le doglianze che impugnano le esigenze cautelari fondate su valutazioni di fatto sono, di regola, inammissibili salvo che si denunci la violazione di norme o la manifesta illogicità della motivazione
  • Il giudice che applica una misura custodiale deve spiegare, con motivazione specifica e non stereotipata, perché le esigenze cautelari non possano essere soddisfatte mediante misure meno gravose; la mera affermazione generica è vizio di motivazione
  • La gravità della condotta e i precedenti penali possono legittimare la valutazione del rischio di recidiva anche se la misura non è stata adottata in flagranza; il ritardo nell'adozione del provvedimento non è in sé decisivo
  • La motivazione del giudice deve appoggiarsi a massime di esperienza verificabili (id quod plerumque accidit) e non su congetture o giudizi di mera possibilità
  • In caso di motivazione carente sul punto della scelta della misura, la Corte può annullare e rinviare per nuovo esame, imponendo al giudice di merito di integrare la valutazione e valutare misure meno afflittive ove adeguate

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