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Ordinanza

Ordinanza n. 937/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l’annullamento previa sospensiva, del provvedimento di diniego del visto per motivi di lavoro subordinato, emesso dalla Ambasciata d’Italia ad Accra (Ghana), il 17.07.2025, notificato alla ricorrente in data 22.07.2025 (Pos. N. 20250001392), nonché di ogni atto allo stesso preordinato, presupposto, consequenziale e connesso.

Giustizia amministrativa202513468

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto per motivi di lavoro subordinato emesso dall'Ambasciata d'Italia ad Accra

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione consolare)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato, chiedendone in via cautelare la sospensione, il provvedimento con cui l'Ambasciata d'Italia ad Accra ha negato il visto per lavoro subordinato, deducendo implicitamente l'illegittimità del diniego e chiedendo l'annullamento dell'atto e degli atti connessi. Il giudice, nella fase cautelare, ha esaminato il fumus boni iuris con riferimento allo stretto rapporto di parentela tra la lavoratrice e il datore di lavoro, ritenuto elemento obiettivo e indicativo, sul piano inferenziale, di una ragionevole possibilità di abuso del titolo. Il provvedimento precisa che tale valutazione opera anche a prescindere dalle questioni relative alla portata testuale dell'art. 2, comma 2, del d.l. 145/2024.

La decisione

Il TAR ha respinto l'istanza cautelare, ritenendo insussistente il fumus boni iuris all'esito della sommaria delibazione propria della fase cautelare. In particolare, lo stretto rapporto di parentela tra datore di lavoro e lavoratrice è stato considerato un elemento oggettivo idoneo a fondare, sul piano inferenziale, una ragionevole possibilità di abuso del titolo di ingresso per lavoro subordinato. Il giudice ha quindi negato la sospensione del diniego di visto. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la tutela cautelare nel processo amministrativo; sulla base della delibazione sommaria propria di tale fase, il TAR ha escluso la sussistenza del fumus boni iuris.

  • art. 2, comma 2, d.l. 145/2024

    La decisione richiama le questioni relative alla portata testuale della disposizione, precisando tuttavia che la valutazione negativa del fumus è stata formulata anche a prescindere da tali questioni.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme alla disciplina nazionale sulla protezione dei dati personali, a fondamento dell'oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Nella fase cautelare, lo stretto rapporto di parentela tra il datore di lavoro e il lavoratore straniero richiedente il visto può costituire un elemento obiettivo e inferenzialmente significativo della ragionevole possibilità di abuso del titolo, tale da escludere il fumus boni iuris del ricorso contro il diniego del visto.
  • La valutazione cautelare della legittimità del diniego di visto può fondarsi sull'elemento obiettivo rappresentato dal rapporto di parentela tra datore e lavoratore anche indipendentemente dalla soluzione delle questioni interpretative relative alla portata testuale della disciplina applicabile.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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