Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1083/2023 del 13/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha censurato la sentenza del Giudice di Pace che aveva dichiarato estinto il reato di minaccia per intervenuta remissione tacita di querela accettata. Ha sostenuto che, dalla stessa descrizione dei fatti, l'azione minacciosa era stata posta in essere simultaneamente e congiuntamente da entrambi gli imputati (frase pronunciata da Doria: "Ti faccio un culo così" accompagnata dal gesto e dall'azione di Verrastro e dal colpire l'autovettura della persona offesa), configurando così la circostanza aggravante delle "più persone riunite" prevista dall'art. 612, comma 3, e dall'art. 339, comma 1, cod. pen., rendendo il reato procedibile d'ufficio e competente per il Tribunale monocratico; di conseguenza la remissione della querela non poteva estinguere il reato né attribuire correttamente la competenza al Giudice di Pace.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo configurabile la minaccia aggravata ai sensi dell'art. 612 cod. pen., aggravata dall'art. 339, comma 1, cod. pen., in quanto l'azione simultanea e convergente dei due imputati soddisfa i requisiti della circostanza aggravante. Perciò ha annullato senza rinvio la sentenza del Giudice di Pace e ha disposto la trasmissione degli atti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza per l'ulteriore corso, ritenendo il reato procedibile d'ufficio e di competenza del Tribunale monocratico. La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui la "perpetuatio competentiae" non opera quando l'errata attribuzione al giudice inferiore derivi da una qualificazione giuridica del fatto sbagliata desumibile dalla stessa contestazione.

Norme richiamate

  • art. 612 cod. pen.

    Articolo richiamato come fattispecie di minaccia; il comma 3 è stato interpretato nel senso che, se la minaccia è commessa da piu' persone riunite, sussiste una circostanza aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio.

  • art. 339, comma 1, cod. pen.

    Richiamato in combinato con l'art. 612 per qualificare come aggravante l'elemento dell'essere la condotta realizzata da piu' persone riunite; la Corte ha ritenuto che tale aggravante fosse già desumibile dalla contestazione fattuale.

  • Sez. U, nn. 28908 e 28909 del 27/09/2018 (giurisprudenza sulla perpetuatio competentiae)

    Principio applicato dalla Corte: la perpetuatio competentiae tutela la ragionevole durata del processo solo se la competenza è stata correttamente attuata inizialmente; se la competenza del giudice inferiore deriva da una errata qualificazione giuridica del fatto desumibile dall'atto, occorre correggere l'errore e non si applica la perpetuatio competentiae.

Massime di principio

  • Quando la contestazione fattuale evidenzia un'azione simultanea e convergente di piu' persone volta a comprimere la reazione della vittima, tale elemento puo' integrare la circostanza aggravante delle "più persone riunite" e trasformare il reato in procedibile d'ufficio.
  • Se la qualificazione giuridica contenuta nell'imputazione manifesta l'aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio, la remissione della querela del privato non estingue il reato e il giudice di pace non è competente a decidere sul merito.
  • L'errata attribuzione di competenza al giudice inferiore basata su una qualificazione giuridica sbagliata, desumibile dagli stessi atti, può comportare l'annullamento senza rinvio e la trasmissione degli atti all'autorità competente.
  • Per valutare la presenza della circostanza aggravante delle "più persone riunite" occorre accertare fattori concreti: simultaneità dell'azione, convergenza degli atti verso lo stesso scopo intimidatorio e capacità dell'azione di ridurre la possibilità di reazione della vittima.
  • In casi simili il pubblico ministero può chiedere la correzione della competenza e l'eventuale prosecuzione d'ufficio nonostante la remissione della querela; il giudice deve verificare se la fattispecie, come contestata, escluda l'effetto estintivo della querela.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.