Cassazione Penale, Sentenza n. 12278/2025 del 28/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso per cassazione, proposto ai sensi dell'art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p., deduce la violazione di legge (art. 612 c.p.) in quanto il Tribunale, pur avendo riconosciuto le circostanze attenuanti generiche, ha inflitto la pena detentiva di mesi quattro per la fattispecie aggravata (art. 612, comma secondo) anziché applicare la pena pecuniaria prevista per la fattispecie semplice di minaccia (art. 612, comma primo), che sarebbe la sanzione da adottare qualora il bilanciamento tra aggravante e attenuante determini equivalenza o prevalenza delle attenuanti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha accertato l'errore di diritto del giudice di merito: quando, ai fini della determinazione della pena, il bilanciamento tra l'aggravante contestata e le circostanze attenuanti generiche porta a equivalenza o prevalenza delle attenuanti, deve farsi riferimento alla pena prevista per la fattispecie semplice (la multa) e non alla sanzione detentiva prevista per la fattispecie aggravata. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio alla Corte d'Appello di Cagliari - sezione distaccata di Sassari.
Norme richiamate
art. 612 cod. pen. (minaccia)
comma primo e comma secondo
La norma distingue la fattispecie semplice (comma primo, che prevede pena pecuniaria) dalla fattispecie aggravata (comma secondo, che prevede pena detentiva). Se, però, nel giudizio di bilanciamento l'effetto delle circostanze attenuanti generiche equivale o prevale sull'aggravante, va applicata la pena prevista per la fattispecie semplice (la multa).
art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
norma processuale che disciplina i motivi di ricorso per cassazione
Consente il ricorso per cassazione per violazione di legge; qui è stato invocato per contestare l'erronea determinazione e tipizzazione della pena in relazione all'art. 612 c.p.
Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 42267 del 09/05/2014; Naviglio, Rv. 262103)
massima giurisprudenziale relativa al trattamento sanzionatorio della minaccia aggravata vs semplice
Stabilisce il principio secondo cui è illegittima la pena detentiva inflitta dopo il riconoscimento delle attenuanti generiche quando il bilanciamento impone l'applicazione della pena pecuniaria prevista per la fattispecie semplice.
Massime di principio
- Quando per il reato di minaccia è contestata un'aggravante, il giudice deve bilanciare le aggravanti e le attenuanti: se le attenuanti generiche prevalgono o si equivalgono all'aggravante, si applica la pena prevista per la fattispecie semplice (di norma la multa) e non la pena detentiva prevista per la fattispecie aggravata.
- La scelta tra pena detentiva e pena pecuniaria non può essere disconnessa dall'esito del bilanciamento fra circostanze: il riconoscimento di attenuanti generiche può trasformare, in concreto, la fattispecie aggravata nella misura sanzionatoria della fattispecie semplice.
- Il Procuratore Generale può proporre ricorso per cassazione per violazione di legge (art. 606 c.p.p.) quando ritenga che il giudice di merito abbia erroneamente qualificato o applicato la pena rispetto alla normativa sostanziale (es. art. 612 c.p.).
- In caso di illegittimità della determina zione della pena, la Corte di Cassazione annulla la sentenza e rinvia per un nuovo giudizio, lasciando al giudice di merito la riconsiderazione del bilanciamento e l'applicazione della sanzione corretta secondo diritto.
- Per evitare il vizio rilevato, il giudice di merito deve motivare chiaramente il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti e indicare la corrispondente sanzione applicata, esplicitando perché la scelta ricade sulla fattispecie aggravata o su quella semplice.
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