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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9483/2022 del 21/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava il diniego di sospensione dell'ordine di esecuzione emesso ai suoi danni ex art. 656, comma 5, c.p.p.; sosteneva che i reati per cui era stato condannato non rientravano nelle ipotesi ostative di cui all'art. 4-bis della legge 354/1975 e che il Tribunale aveva errato nel ritenere applicabile un limite di pena di tre anni, non avendo considerato la sentenza della Corte Costituzionale n. 41/2018 che ha elevato il limite utile per la sospensione a quattro anni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato; ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Ravenna per nuovo giudizio. La Corte ha stabilito che va applicata la soglia di quattro anni alla quale si riferisce la sentenza della Corte Costituzionale n. 41/2018 e che il delitto di rapina (art. 628 c.p.) preclude la sospensione dell'esecuzione solo se si tratta della fattispecie aggravata ai sensi del terzo comma dell'art. 628, come previsto dall'art. 4-bis, comma 1-ter, legge n. 354/1975.

Norme richiamate

  • art. 656, comma 5, cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina l'ordine di esecuzione della pena: qui rilevante per valutare la sospensione dell'esecuzione in base alla durata della pena cumulata.

  • art. 4-bis, legge 354/1975

    Limita la possibilità di ottenere misure alternative/sospensione per taluni reati; la Corte ha precisato che, con riferimento alla rapina, l'ostatività opera solo se si tratta della rapina aggravata prevista dal terzo comma dell'art. 628 c.p. (come richiamato dal comma 1-ter).

  • art. 47-ter, comma 1, legge 354/1975

    Norma citata dall'ordinanza impugnata relativa ai benefici per i condannati; il Tribunale aveva ritenuto il ricorrente non beneficiario, ma la Cassazione ha deciso il rinvio per riesame alla luce dei corretti parametri di calcolo della pena e della giurisprudenza costituzionale.

  • art. 628 cod. pen.

    La fattispecie di rapina in quanto tale non è automaticamente ostativa alla sospensione dell'esecuzione: l'effetto ostativo sussiste solo per la rapina nelle forme aggravate ex terzo comma, se ricondotta alle ipotesi contemplate dall'art. 4-bis.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 41 del 2018

    Ha elevato la soglia massima della pena utile per la sospensione dell'ordine di esecuzione da tre a quattro anni; la Cassazione ha richiamato questo principio come criterio vincolante per il giudizio di sospensione.

Massime di principio

  • Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 41/2018, il pubblico ministero deve considerare sospendibile l'esecuzione della pena detentiva se, in presenza degli altri requisiti, la pena complessiva non supera quattro anni (non più tre).
  • La qualificazione del reato è decisiva: la rapina ex art. 628 c.p. non esclude di per sé la sospensione; l'ostatività opera solo se si tratta della fattispecie aggravata prevista dal terzo comma dell'art. 628 e richiamata dall'art. 4-bis della legge 354/1975.
  • In presenza di cumulo di pene il calcolo corretto della durata complessiva è requisito essenziale: un errore nel computo può rendere illegittimo il diniego di sospensione e giustificare l'annullamento del provvedimento.
  • Se il giudice dell'esecuzione ignora o applica erroneamente i principi costituzionali (es. sent. n. 41/2018), la via della cassazione è efficace per ottenere l'annullamento con rinvio.
  • Per la difesa: verificare sempre se i reati contestati siano espressamente richiamati come ostativi dall'art. 4-bis o ricorrano le aggravanti specifiche (es. art. 628, comma 3); in caso contrario, chiedere la sospensione basandosi sul limite di quattro anni e sugli altri presupposti di legge.

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