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Sentenza

Sentenza del 10/03/2021 n. 6591 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia ha impugnato l'applicazione dell'esenzione fiscale prevista dal D.Lgs. n. 346/1990 (art. 3, comma 4‑ter) relativa a un patto di famiglia con trasferimento di azioni fra i figli in parti uguali. L'Ufficio sosteneva che l'agevolazione spetta solo se il trasferimento consente l'acquisizione o l'integrazione del controllo di diritto ai sensi dell'art. 2359 c.c., comma 1, n. 1 (maggioranza dei voti in assemblea ordinaria). Nel caso concreto le partecipazioni sono state attribuite frazionate (24,5% a due figli e 25% al terzo) e il controllo non risulta attribuito a singolo beneficiario; l'unico strumento che avrebbe «garantito» il controllo era un patto parasociale successivo e non registrato, stipulato il giorno dopo, che l'Agenzia riteneva non idoneo a integrare i requisiti previsti dalla norma fiscale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale dell'Agenzia delle Entrate e ha cassato la sentenza della Commissione Regionale che aveva ritenuto applicabile l'esenzione. Decidendo nel merito, la Corte ha rigettato l'originario ricorso del contribuente (notaio), confermando che l'esenzione non poteva essere riconosciuta perché al momento della stipula del patto di famiglia non era determinabile un controllo di diritto ai sensi dell'art. 2359 c.c.; il patto parasociale successivo (inoltre non registrato e vincolante solo tra le parti) non poteva integrare i presupposti dell'agevolazione. Le spese dei gradi di merito sono compensate, mentre la parte soccombente è condannata alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • Decreto Legislativo n. 346 del 1990, articolo 3, comma 4‑ter

    L'esenzione per trasferimenti effettuati tramite patto di famiglia si applica alle partecipazioni solo se con esse è acquisito o integrato il controllo di diritto (maggioranza dei voti in assemblea ordinaria) e i beneficiari si impegnano a proseguire l'attività o a detenere il controllo per almeno cinque anni; il requisito deve sussistere al momento della stipula del patto di famiglia.

  • Codice Civile, articolo 2359 c.c., comma 1, n. 1

    Definisce il controllo come il possesso della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria; ai fini dell'agevolazione fiscale il controllo deve sussistere come controllo di diritto.

  • Codice Civile, articolo 2347 c.c.

    Se le partecipazioni sono attribuite in comproprietà, il beneficio può essere riconosciuto solo se i comproprietari esercitano i diritti tramite un rappresentante comune che detenga la maggioranza dei voti.

  • Legge 14 febbraio 2006, n. 55 (articoli 768‑bis e ss. c.c.)

    Disciplina il patto di famiglia: lo strumento è finalizzato a consentire il passaggio generazionale garantendo l'unitarietà del controllo e impedendo frammentazioni che comprometterebbero l'impresa.

  • Codice Civile, articolo 2341‑bis c.c.

    Regola i patti parasociali; tali patti possono disciplinare l'esercizio del diritto di voto e limiti di trasferimento, ma hanno efficacia tra le parti e durata massima di cinque anni se mirano a esercitare un'influenza dominante.

  • D.P.R. n. 131 del 1986, articolo 20

    Ai fini dell'imposta d'atto (analogamente all'imposta sulle successioni e donazioni) occorre riferirsi agli effetti emergenti dall'atto stesso per valutare i presupposti di tassazione.

  • Preleggi, articolo 14

    Le esenzioni fiscali devono essere interpretate restrittivamente; non è ammessa estensione analogica oltre i casi espressamente previsti dalla norma.

  • Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, articolo 13

    Prevede sanzioni amministrative in caso di decadenza del beneficio fiscale per mancato rispetto delle condizioni prescritte.

Massime di principio

  • Per ottenere l'esenzione fiscale sui trasferimenti di partecipazioni tramite patto di famiglia, il patto deve già alla sua stipula attribuire, direttamente e di diritto, il controllo societario secondo l'art. 2359 c.c.; pattuizioni accessorie posteriori non possono integrare tale requisito.
  • La divisione delle partecipazioni tra più discendenti impedisce di per sé il riconoscimento dell'esenzione quando nessun beneficiario singolo riceve la maggioranza dei voti; l'unica eccezione normativa è la comproprietà organizzata ex art. 2347 c.c. con rappresentante comune che eserciti la maggioranza.
  • I patti parasociali, benché utili per l'organizzazione interna e per vincolare i soci tra loro, hanno efficacia limitata alle parti e non trasformano automaticamente la situazione giuridica delle azioni ai fini dell'imposizione tributaria; pertanto non suppliscono al requisito normativo richiesto dall'agevolazione.
  • Le agevolazioni fiscali (esenzioni) vanno interpretate restrittivamente: non è ammesso estendere il beneficio sulla base di accordi successivi o di interpretazioni estensive non previste dalla legge.
  • Per la fruizione dell'agevolazione è importante che nell'atto di donazione o nella dichiarazione di successione sia contestualmente assunto l'impegno a detenere il controllo o proseguire l'attività per almeno cinque anni; la mancanza di una soluzione di controllo di diritto al momento dell'atto comporta il rischio di disconoscimento dell'agevolazione.
  • Se si intende trasferire il controllo a più soggetti, valutare la forma giuridica che assicuri ex ante il requisito del controllo (es. attribuzione in comunione con rappresentante comune dotato della maggioranza) e curare la registrazione e la forma degli accordi rilevanti già al momento dell'atto.

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