Cassazione Penale, Sentenza n. 30976/2023 del 17/07/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugnava la conferma di condanna per il delitto di favoreggiamento personale (art. 378 c.p.), deducendo: (i) violazione degli artt. 125 e 270 c.p.p. per l'utilizzo, a fondamento della responsabilità, di conversazioni intercettate autorizzate in relazione a un diverso delitto (tentato omicidio di Gianluca Fenghi), sostenendo l'assenza del necessario vincolo di connessione ex art. 12 c.p.p. e il superamento dei limiti edittali previsti per le intercettazioni; (ii) vizio di motivazione e violazione di legge in ordine al diniego delle attenuanti generiche, per aver la Corte di appello adottato formule stereotipate e non aver adeguatamente confrontato i precedenti con la posizione soggettiva della ricorrente.
La decisione
La Corte di legittimità ha ritenuto decisivo il primo motivo: le conversazioni intercettate, acquisite in funzione di indagini su un tentato omicidio, non potevano essere utilizzate per accertare il reato di favoreggiamento perché tale fattispecie, punita con pena massima di quattro anni, non rientra nei reati per i quali le operazioni di captazione possono essere disposte ai sensi dell'art. 266 c.p.p.; inoltre il principio chiarito dalle Sezioni Unite (sent. Cavallo) conferma che l'eccezione di utilizzabilità extracodice opera solo entro i limiti previsti dall'art. 266 e per reati connessi ex art. 12. Per tali ragioni la Corte ha ritenuto mancanti elementi idonei a comprovare il reato contestato e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perche' il fatto non sussiste.
Norme richiamate
art. 378 c.p.
Norma che punisce l'omissione di informazioni da parte di persone escusse a sommarie informazioni; nel caso era il reato contestato (favoreggiamento/reticenza a sommarie informazioni) oggetto di valutazione sulla prova.
art. 270 c.p.p.
Stabilisce il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali erano state autorizzate, salvo eccezioni; centrale nella censura sull'uso delle conversazioni intercettate per un reato diverso da quello autorizzato.
art. 266 c.p.p.
Fissa i limiti edittali e le ipotesi per cui possono essere disposte intercettazioni; la Corte ha ritenuto che il reato di favoreggiamento (pena massima 4 anni) non rientri nelle fattispecie previste e quindi non poteva fondare l'uso delle captazioni.
art. 12 c.p.p.
Disciplina la connessione tra reati; ai fini dell'utilizzabilità delle intercettazioni per reati diversi è necessario che i reati risultino connessi ai sensi di tale disposizione, secondo i limiti indicati dalla giurisprudenza.
Sez. Unite, n. 51 del 28/11/2019 (Cavallo)
Giurisprudenza interpretativa secondo cui il divieto di utilizzazione delle intercettazioni non opera per i soli reati connessi ex art. 12 c.p.p., e solo se rientrano nei limiti di ammissibilità previsti dall'art. 266 c.p.p.; richiamata come principio decisivo nel caso.
art. 125 c.p.p.
Norma richiamata nella censura relativa all'utilizzo delle intercettazioni e alla modalità di escussione; invocata dalla difesa come parametro di corretto uso probatorio.
art. 23, comma 8 d.l. n. 137/2020; art. 94, comma 2 d.lgs. 150/2022; art. 5-duodecies d.l. 162/2022 (conv. L.199/2022)
Norme che consentono, nelle specifiche condizioni indicate, la trattazione del ricorso senza l'intervento delle parti; applicate per la gestione del procedimento in Cassazione.
Massime di principio
- Le intercettazioni autorizzate per indagare un reato non possono essere utilizzate per provare reati di diversa natura se tali reati non rientrano nei limiti edittali previsti dall'art. 266 c.p.p.; occorre sempre verificare il parametro edittale prima di ammettere l'utilizzo della captazione.
- La utilizzabilità delle captazioni per fatti diversi è ammessa solo se sussiste una connessione ai sensi dell'art. 12 c.p.p. e purché i reati connessi rientrino nei limiti previsti dalla disciplina sulle intercettazioni (principio Cavallo).
- La difesa può efficacemente contestare la provenienza e l'utilizzabilità della prova intercettata; il giudice di legittimità può rilevare d'ufficio questioni sulla prova derivante da intercettazioni quando il quadro probatorio le rende decisive.
- In assenza di elementi di prova leciti e idonei a sostenere l'imputazione, la Corte può annullare la sentenza senza rinvio perche' il fatto non sussiste, quando venga meno completamente la prova del reato contestato.
- Sul piano delle attenuanti generiche, il giudice deve motivare specificamente il rifiuto o la limitazione del beneficio, evitando formule stereotipate e valutando nel dettaglio gli elementi soggettivi e processuali prodotti dalla difesa.
- Allorquando si prospetta un vizio formale o sostanziale dell'utilizzo di captazioni, il giudice di merito dovrebbe valutare separatamente la rilevanza di tale prova rispetto al resto del materiale probatorio e indicare le ragioni della decisione.
- Prima di autorizzare o ammettere captazioni su fatti collegati, accertare se la fattispecie per la quale si intende utilizzare la prova è tra quelle per cui la legge consente l'intercettazione; la mera rilevanza della informazione non è sufficiente senza il rispetto dei limiti normativi.
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