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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4970/2022 del 11/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Caccavo impugna la conferma della custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata, anche dal metodo mafioso. Deduce: mancata autonoma valutazione delle deduzioni difensive e della attendibilità della persona offesa; contraddizioni tra denuncia e sommarie informazioni rese dalla persona offesa con conseguente carenza di gravì indizi; errata qualificazione giuridica della condotta (contestazione dell’applicazione dell'art. 629 c.p. e richiesta di considerare l'eventuale legittimità della pretesa come esercizio di un diritto); assenza dei presupposti per l'aggravante mafiosa; illegittimità della misura cautelare per mancata attualità delle esigenze cautelari, con richiamo alla presunzione del terzo comma dell'art. 275 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili come criteri di sindacato di legittimità le valutazioni rimesse al giudice di merito (non è consentita una rivalutazione dei fatti o l’adozione di diversa lettura degli elementi probatori). Ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame corretta, dettagliata e coerente, valutando plausibili le specificazioni successive della persona offesa e gli elementi di collocazione temporale e personale del ricorrente. Ha inoltre ritenuto fondato il carattere allusivo e intimidatorio delle condotte e congrua la valutazione dell'aggravante mafiosa e dell'attualità delle esigenze cautelari. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e dispone gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p.

    La Corte ha ritenuto corretta l'applicazione della fattispecie di estorsione, anche nella forma allusiva/indiretta, ritenendo che le espressioni e le modalità utilizzate fossero finalizzate ad assoggettare la persona offesa e dunque compatibili con l'elemento della violenza o minaccia.

  • art. 275 c.p.p. (terzo comma)

    Il ricorrente ha contestato l'applicazione della presunzione prevista dal terzo comma; la Corte ha ritenuto non elisa l'attualità delle esigenze cautelari e quindi non illegittima l'applicazione della presunzione nel contesto decisorio.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla pronuncia; la sentenza dispone l'inoltro per gli adempimenti previsti.

Massime di principio

  • La Cassazione non rivede i fatti o le valutazioni probatorie di merito: il sindacato è limitato alla verifica della legittimità e della coerenza logico-giuridica della motivazione, non alla riconsiderazione delle alternative probatorie.
  • Contraddizioni o variazioni nella narrazione della persona offesa non comportano automaticamente l'esclusione dell'attendibilità: valutazioni successive più dettagliate possono essere ritenute fisiologiche se motivate e coerenti.
  • Per l'aggravante "metodo mafioso" non è sempre necessario un chiaro richiamo esplicito all'organizzazione: anche riferimenti allusivi o l'evocazione di soggetti collegabili a contesti associativi possono giustificare l'aggravante se integrano un quadro finalisticamente orientato al controllo e all'intimidazione.
  • In sede cautelare la soglia richiesta è quella della grave idoneità indiziaria e dell'attualità delle esigenze cautelari; il tempo trascorso dal fatto non esclude automaticamente la misura se il giudice di merito fornisce adeguata motivazione.
  • Le doglianze generiche sul mancato esame delle deduzioni difensive sono inidonee: il difensore deve indicare passaggi specifici omessi o errori logico-giuridici affinché il ricorso sia efficace in Cassazione.

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