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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42258/2023 del 17/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. deducendo errori di fatto della Corte di Cassazione nella sentenza n. 634/2022: 1) contestazione della valutazione della Corte di legittimità che aveva ritenuto il primo motivo una mera reiterazione dell'impugnazione di merito, non avendo considerato che le dichiarazioni delle fonti erano tra loro inconciliabili e in contrasto con la testimonianza oculare; 2) contestazione della valutazione sull'insussistenza della premeditazione, sostenendo che né le dichiarazioni né intercettazioni dimostravano gli elementi strutturali dell'aggravante e che la Corte aveva omesso di valutare correttamente la causale e il momento dell'insorgenza della determinazione omicidiaria.

La decisione

Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha motivato che il rimedio straordinario previsto dall'art. 625-bis c.p.p. è limitato a errori materiali o a specifici errori di fatto consistenti in svista/errore percettivo della Corte di Cassazione, non alla riconsiderazione di valutazioni di merito o a errori di apprezzamento probatorio. Le doglianze del ricorrente sono state ritenute, in sostanza, una riproposizione di doglianze di merito già valutate dalla Corte di Cassazione, quindi non deducibili con il rimedio straordinario. Conseguentemente è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria nella misura ritenuta equa dal dispositivo.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Disciplina il ricorso straordinario per errori materiali o di fatto nei confronti delle sentenze della Corte di Cassazione; limitato a mere sviste o errori percettivi, non alla riconsiderazione del merito.

  • art. 130 cod. proc. pen.

    Nozione di errore materiale mutuata per definire omissioni o errori derivanti da scostamento tra volontà ed espressione, rilevante ai fini dell'art. 625-bis.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alle spese e la possibile sanzione pecuniaria in caso di inammissibilità del ricorso, se non è ravvisabile assenza di colpa.

  • Giurisprudenza - Sez.2, n.2241/14 (Pezzino)

    Definizione di errore di fatto come errore percettivo dovuto a svista o equivoco nella lettura degli atti che ha influenzato la decisione.

  • Giurisprudenza - Sez. Un. n.16103/2002

    Distinzione tra errore percettivo ammesso dal rimedio straordinario e errore di valutazione probatoria non ammissibile.

  • Giurisprudenza - Sez.5, n.37725/2005

    Conferma che l'art. 625-bis non consente di introdurre un nuovo grado di giudizio o riesaminare valutazioni di merito, per ragioni di durata del processo.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è ammesso solo per errori materiali o per specifici errori di fatto configurabili come svista o errore percettivo della Corte di Cassazione, non per rimproveri di errata valutazione probatoria o di merito.
  • Se la doglianza si limita a riproporre questioni già decise in sede di legittimità o ad impugnare la valutazione delle prove, il ricorso va considerato inammissibile come tentativo di riesame del merito.
  • Per avere successo è necessario dimostrare con chiarezza che la Corte di Cassazione ha commesso una vera e propria svista nella lettura degli atti (ad es. omissione di un fatto documentale, errore evidente di trascrizione o di conteggio) che avrebbe influito sulla decisione.
  • Il ricorrente che propone un ricorso straordinario rischia, in caso di inammissibilità per carenza di fondamento, la condanna alle spese e l'applicazione di una sanzione pecuniaria; quindi è opportuno valutare attentamente se la critica sia davvero configurabile come errore percettivo e non come valutazione di merito.
  • La tempestività del ricorso è condizione necessaria ma non sufficiente: occorre altresì che il vizio denunciato rientri nella stretta nozione di errore ammissibile prevista dalla giurisprudenza consolidata.

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