Sentenza n. 5715/2026 - Roma, Sezione 1
per l’accertamento e la conseguente dichiarazione di illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione resistente in ordine al procedimento unitario finalizzato al rilascio del visto d’ingresso per motivi di studio, stante la regolare preiscrizione e trasmissione della richiesta, previa formalizzazione della domanda in Ambasciata, con relativa condanna a provvedere entro 30 giorni e richiesta di nomina di Commissario ad acta.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio serbato sull'attivazione del procedimento unitario per il rilascio di un visto d'ingresso per motivi di studio
Esito
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. contro il silenzio dell'Amministrazione sull'istanza volta all'attivazione del procedimento per il rilascio di un visto d'ingresso in Italia per motivi di studio. La domanda era preceduta dalla regolare preiscrizione e dalla trasmissione della richiesta, con necessità di formalizzazione presso l'Ambasciata. È stata chiesta la dichiarazione di illegittimità del silenzio, l'ordine di provvedere entro trenta giorni e, in caso di inerzia, la nomina di un commissario ad acta.
La decisione
Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere perché, nelle more del giudizio, l'Ambasciata ha fissato l'appuntamento per la presentazione della domanda di visto, calendarizzato per il 30 marzo 2026. Tale attività ha integrato il pieno soddisfacimento della pretesa azionata, ai sensi del combinato disposto degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a. Le spese di lite sono state compensate, considerati il periodo non particolarmente esteso tra la richiesta di appuntamento e la notificazione del ricorso e il comportamento collaborativo dell'Amministrazione, anche in ragione dell'elevato numero di istanze analoghe. L'Amministrazione è stata tuttavia condannata a restituire al ricorrente il contributo unificato, ove versato, con liquidazione in favore del procuratore dichiaratosi antistatario.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
Disciplina l'azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione; nel caso concreto, l'attivazione del procedimento nelle more ha determinato la cessazione della materia del contendere.
art. 34, comma 5, c.p.a.
Consente di dichiarare la cessazione della materia del contendere quando, nel corso del giudizio, l'amministrazione adotta un provvedimento o pone in essere un'attività integralmente satisfattiva della pretesa.
Massime di principio
- Nel giudizio avverso il silenzio, la fissazione dell'appuntamento necessario alla formalizzazione della domanda può integrare pieno soddisfacimento della pretesa quando l'azione era diretta esclusivamente all'attivazione del procedimento amministrativo, determinando la cessazione della materia del contendere.
- La cessazione della materia del contendere ricorre quando, nelle more del giudizio, l'amministrazione pone in essere un'attività concretamente satisfattiva dell'interesse azionato, anche se non conclude ancora il procedimento sostanziale cui l'istanza è preordinata.
- La compensazione delle spese può essere giustificata dalla limitata durata dell'inerzia e dal comportamento dell'amministrazione che abbia provveduto in tempi ragionevoli, tenuto conto anche dell'elevato numero di istanze analoghe; resta tuttavia possibile porre a carico dell'amministrazione la restituzione del contributo unificato.
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