Sentenza del 18/02/2021 n. 333 - Comm. Trib. Reg. per il Veneto
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Gli atti impugnati sono numerosi avvisi di accertamento (anni 2006, 2007, 2008) e atti collegati: rettifiche IRES/IRAP/IVA per ricavi non contabilizzati e costi ritenuti non deducibili, rettifiche dei prezzi di cessione di immobili, imputazione per trasparenza degli utili ai soci (opzione ex art.116 TUIR), accertamento ritenute non operate e sanzioni per omessi versamenti. L'Ufficio aveva disconosciuto costi per mancata esibizione della documentazione e rettificato valori immobiliari sulla base di operazioni ritenute anomale; i soci hanno ricevuto avvisi per maggiori redditi da partecipazione e sanzioni.
La decisione
Decisione mista. La CTR ha riunito le cause e, con motivazione articolata: (1) ha accolto alcuni appelli dell'Agenzia (dichiarando inammissibili i ricorsi originari proposti in difetto di legittimazione: la società in fallimento non poteva impugnare tramite l'ex legale rappresentante perché non sussisteva inerzia del curatore; quindi sono stati dichiarati inammissibili i ricorsi societari relativi ad alcuni avvisi, con accoglimento degli appelli dell'Ufficio su quei punti); (2) ha però respinto diversi appelli dell'Agenzia relativi agli avvisi notificati ai soci e ha confermato le pronunce di primo grado che avevano annullato gli avvisi a carico dei soci per violazione del diritto al contraddittorio derivante dall'art. 32, comma 2, DPR 600/1973 (inviti a comparire non notificati al legale rappresentante/società o notificati senza il rispetto del termine dilatorio di 15 giorni). In sintesi: l'Agenzia ha ottenuto l'inammissibilità di alcuni ricorsi societari per carenza di legittimazione, mentre i soci hanno ottenuto l'annullamento dei rispettivi avvisi personali per vizio procedurale sul contraddittorio. Spese compensate.
Norme richiamate
D.P.R. 600/1973, art. 32, comma 2
termine di 15 giorni per la produzione documentale dopo invito dell'Ufficio
La Corte ha ritenuto che la mancata osservanza del termine dilatorio di 15 giorni e la mancata notifica dell'invito al soggetto titolare (legale rappresentante/società) ledono il diritto al contraddittorio e costituiscono vizio responsabilmente idoneo ad annullare l'atto impugnato.
D.P.R. 600/1973, art. 39, comma 1
Norma usata dall'Ufficio per procedere a rettifiche analitico-induttive del reddito d'impresa; il giudice ricorda la legittimità dell'accertamento ma ne verifica il rispetto delle garanzie procedurali.
D.P.R. 633/1972, art. 54
Richiamato per l'accertamento del maggior volume d'affari IVA su operazioni ritenute non contabilizzate.
D.P.R. 633/1972, art. 55
Utilizzato dall'Ufficio per contestare rettifiche IVA in diminuzione e recuperare imposte indebitamente portate a credito.
T.U.I.R. (D.P.R. 917/1986), art. 116
L'opzione per la trasparenza fiscale imputa il reddito direttamente ai soci pro quota; la CTR ha ribadito che, nonostante la finalità unitaria dell'accertamento, i soci hanno diritto di contestare anche il presupposto societario quando non hanno potuto partecipare al procedimento (es. per effetto del fallimento e dell'azione del curatore).
D.Lgs. 471/1997, art. 13
Norma richiamata per l'irrogazione di sanzioni relative alle ritenute non operate; il giudice ha esaminato la legittimità formale degli atti sanzionatori alla luce della legittimazione e del contraddittorio.
D.Lgs. 218/1997 (e D.Lgs. 546/1992, art. 21)
Richiamati con riferimento all'accertamento con adesione e alla sospensione dei termini di impugnazione: la Corte rileva che un'istanza di adesione presentata da soggetti privi della disponibilità patrimoniale (il fallito) non sospende i termini; quindi la validità dell'istanza dipende dalla legittimazione a disporre del patrimonio (curatore).
L. 212/2000 (Statuto del contribuente), art. 12, comma 7
Rilevato come quadro normativo a presidio del diritto al contraddittorio; la giurisprudenza è citata per confermare che l'inosservanza di termini dilatori può determinare l'illegittimità dell'atto.
Massime di principio
- La legittimazione a impugnare atti relativi a una società in fallimento spetta, in linea generale, al curatore fallimentare; l'ex rappresentante legale o i soci possono eccezionalmente agire solo se dimostrano una totale inerzia del curatore (inerzia valutata in relazione agli interessi dei creditori).
- La mancata notifica dell'invito a dedurre o la violazione del termine dilatorio (15 giorni) previsto dall'art. 32 DPR 600/1973 ledono il diritto al contraddittorio e possono giustificare l'annullamento dell'avviso di accertamento, nonostante la norma non preveda testualmente la nullità automatica.
- Nei casi di opzione per la trasparenza (art.116 TUIR) il reddito societario è imputato direttamente ai soci: ciò non toglie però al socio il diritto, ove non abbia potuto partecipare al procedimento societario (p.es. per fallimento e scelta del curatore), di contestare anche i profili del presupposto societario che hanno dato luogo all'imputazione.
- Un'istanza di accertamento con adesione non sospende i termini processuali se è stata presentata da soggetti non titolati a disporre del patrimonio sociale (es.: il fallito); la sospensione opera solo se l'istanza è valida e proposta dal soggetto legittimato (curatore).
- L'accertamento induttivo e la disconoscenza dei costi richiedono adeguata motivazione e la possibilità di controllo documentale: l'Ufficio può procedere a rettifiche, ma il rispetto delle garanzie procedurali (invito, termine dilatorio, possibilità di esibire documenti) è essenziale perché l'atto sia valido.
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